Super green pass : difesa dello stato di diritto, orizzonte politico e lineamenti strategici di base

Dicembre 20, 2021
david colantoni
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Brevissima premessa

Dopo   essermi occupato per due anni con oltre 30 ampi scritti della fattualità pandemica   e della sua gestione concreta,  pubblicati dal 2 Marzo 2020 ad oggi, avvio con questo testo una seconda fase che è di analisi e riflessione più prettamente  storico politica dei dati che ho studiato nei 700 giorni fino ad oggi. Le questioni e lo svolgimento che qui  seguono sono solo uno dei lati del complesso poliedro dalle molte facce che potrebbe rappresentare in astratto la complessità dello scenario socio-politico,  divenuto anche orizzonte pandemico che ci si dispiega davanti, e lascia fuori molte cose che invece intersecano e interagiscono con quanto qui in maniera sintetica trattiamo, cose che o abbiamo affrontato in scritti precedenti e di cui  certamente ci occuperemo ancora in prossimi interventi o del tutto nuove, e che ancora attendono  un primo vaglio.

Questioni

Perché la classe politica , che di prassi lascia che si causi direttamente   la morte per atroci malattie di decine e decine di migliaia di persone con i monopoli di Stato di tabacco e alcool,  si sta prestando a trasformarsi  in una sorta di ceto carcerario  in nome della salute, tanto da far giungere un ministro degli interni a dichiarare di preferire di lasciare persino correre i crimini per concentrarsi sulla caccia agli evasori del super green pass?  

Perché la classe politica ritiene sacrificabile e alterabile il delicatissimo equilibrio, raggiunto dopo millenni di sofferenze umane, dello Stato di Diritto, violando come è evidente  il principio dell’eguaglianza davanti alla legge dei cittadini e  il diritto al lavoro in nome della salute che   dichiara voler tutelare, e dunque mente,  solo in riguardo al covid mentre accetta di avvelenare mortalmente per il profitto  milioni di persone con il monopolio  del  tabacco che ogni anno causa  8 milioni di morti nel mondo?

Perché  è necessaria una resistenza assoluta  alla aggressione dello stato di diritto?

Svolgimento

La politica nazionale occidentale dei nostri tempi, non solo italiana, che da tempo percepiva di non avere  più nessun senso nell’amministrare il presente, che sentiva sempre di più sfuggirle la presa sulla  realtà, perché esautorata dai grandi processi decisionali da forze sovrannazionali che non può assolutamente controllare, dunque sempre più priva delle necessarie  leve di controllo,  oggi si è gettata anima e corpo nel suo nuovo ruolo di secondina del quotidiano come carcere sociosanitario, e questo perché tale classe politica sente come spazio di sopravvivenza questo nuovo ruolo da carceriera e aguzzina che le si è fortunosamente aperto davanti con l’orizzonte della pandemia.

Al suo seguito, attivamente impegnata in quest’opera distruttiva dello Stato di Diritto, ecco   la stampa cosiddetta mainstream, ormai anche essa da anni sprofondata in una  crisi sistemica, di ruolo ed economica, la quale vive ormai di un rapporto di sempre più palese e oscena prostituzione al servizio  del potere politico che come abbiamo detto essendo sempre più privo di funzioni decisionali reali ha sempre maggior  bisogno di rappresentazioni ideologiche di se stesso che lo giustifichino che appunto gli vengono fornite da questa stampa ausiliaria, la cui proprietà è nelle mani di sempre più pochi   potentati economici con  molteplici  interessi nella cosa pubblica, e   che il potere esecutivo  pertanto foraggia con il pubblico denaro. Un eclatante e grottesco esempio di questo rapporto servile,  prostituito  ed ideologico fra giornalismo mainstream e potere,  è il recente grandioso endorsement, riportato trionfalmente  da tutta la   stampa italiana,  che il The Economist ha fatto di Draghi e dell’Italia, peccato che la proprietà  di questo prestigioso Tabloid inglese dal 2015 è nelle buone mani della famiglia Agnelli-Elkan.

Questo scenario pandemico a cui è seguito l’avvio di un movimento di massiccia erosione dello Stato di Diritto  si apre,  non del tutto  a caso,  come vedremo a breve, proprio appena dopo  iniziata   la fase della decimazione di tale  classe politica, sempre più percepita come appendice della storia  senza alcuna reale funzione, e da cui deriva la attuale recrudescenza del populismo contemporaneo, dunque si apre sullo scenario di una profonda e terminale crisi della stessa.

È infatti cosa  nota che la  necessaria funzione del governare  concreto,  finché è attiva e vitale, e come tale chiaramente percepita,  rende accettabili dai governati  anche i  privilegi dei governanti,  ma che al contrario, ovvero in assenza di una chiara percezione da parte dei governati di una funzione concreta di chi dovrebbe governare, rende tali privilegi odiosi e intollerabili.  

Questa  è una cruciale scoperta del pensiero politico che la filosofa Hannah Arendt scriveva,   nel suo trattato sul totalitarismo, essere   stata fatta dal grande  pensatore politico Tocqueville, e in termini contemporanei riconoscibile nell’ odio per la giornalisticamente cosiddetta casta che da anni lievita senza fermarsi,  e invece all’epoca studiata da Tocqueville nel suo celebre  libro sulla rivoluzione francese e l’antico  regime, si manifestò nel XVII secolo nella forma dell’odio feroce che la  portò sotto  alle lame delle  ghigliottine, verso  l’aristocrazia.  Ciò  avvenne  , come comprese Tocqueville,  perché l’aristocrazia spogliata di funzione politico amministrativa dalla centralizzazione del potere nelle mani della monarchia assoluta di luigi XIV,  era restata una   classe che godeva di spropositati privilegi ai quali non corrispondeva più alcuna funzione, dovendo ormai tutto passare, come egli scriveva, per la supervisione dell’intendente del Re, cosi come oggi tutto deve passare da cessioni di sovranità a organismi non eletti da nessuno che stanno sempre più centralizzando nelle proprie mani i poteri decisionali sostanziali cosi che alle classi politiche nazionali restano molti più privilegi che poteri.

In questo  terrificante scenario di tale decadimento di funzione decisionale sulle grandi direttive essenziali del presente  del ceto politico contemporaneo esautorato dalle nuove forze motrici della storia, nell’amministrare o governare il presente, scenario  confermato  da un fatto determinante avvenuto poco tempo fa proprio in Italia, spesso all’avanguardia nelle grandi trasformazioni storiche, tanto che non per nulla   abbiamo inventato sia il capitalismo che il fascismo,   ovvero il  recentissimo referendum sul taglio dei parlamentari che la classe politica, in un gesto suicida o quanto meno autolesionista,  ha promosso motivato  dalla propria inconscia disperazione di sapersi ormai priva di una reale funzione, e dunque autoinflitto per terrore di potere  divenire in qualsiasi momento  comunque preda della violenza concreta di un comitato di  salute pubblica, determinato dall’odio popolare per i privilegi a  cui non corrisponde più una funzione sociale reale, in un si salvi chi può, offrendo una parte del proprio ceto  in sacrificio per saziare l’odio sociale,  referendum  votato con esito favorevole alla amputazione del corpo dei rappresentanti del popolo da quel 70% della popolazione  che in Italia è, come impietosi studi ci dicono,  anche analfabeta funzionale, e quindi molto spesso incapace di interpretare correttamente i segnali  del proprio ambiente, ora la classe politica, tornata utile come classe di secondini del carcere a cielo aperto della repressione  socio sanitaria al servizio di nuove forze della storia per le quali  pare non essere ormai più funzionale il sistema di una società fondata sullo stato di diritto universalmente vigente per ogni individuo, sente di tornare ad avere un piccolo ruolo che le garantisce in prospettiva per una altra trance temporale alcuni privilegi che era  terrorizzata di perdere, ciò le offre, e non sottovaluterei tale piano psicologico,   anche l’opportunità di una sottile vendetta sul popolo da cui, in Italia a partire dalla stagione giudiziaria di mani pulite, è stata bersaglio  di feroce delegittimazione, e su questa inaspettata opportunità il rimasuglio di questo ceto politico si è avvinghiato come  un naufrago si avvinghierebbe a un relitto.

Questo  è il motivo più profondo che muove le classi politiche occidentali, con una speciale menzione per l’Italia,    a questo incredibile accanimento che abbiamo davanti agli occhi nel far diventare status quo lo stato di emergenza sanitaria, e che quindi le spinge in maniera quasi furiosa   a essere disponibili a fungere da mezzo per  trasformarlo  in un permanente stato di eccezione, che infatti è stato percepito come imminente dai maggiori filosofi della repubblica quali Agamben e Cacciari per l’Italia e dai giuristi, per citarne uno,  come  Ugo Mattei.

Ci sarebbe da dire, l’ho  dettagliatamente detto in altri scritti e  lo ridico  velocissimamente,  che l’incidente pandemico se messo sotto una impietosa lente giudiziaria, cosa possibile in maniera seria solo se svanisse lo stato di emergenza,  finirebbe per apparire ciò che realmente è,  ovvero non tanto incidente quanto dolo, certo per omissioni nessuno pensa per deliberata intenzione, ma dolo, perché cosi la legge vuole sia interpretato un evento che è cagionato dal mancato adempimento dell’obbligo di impedirlo, mancato adempimento  di cui si sono rese colpevoli non attuando mai i piani pandemici le incapaci e inutili classi politiche di questi ultimi decenni.

Ciò aprirebbe a quella che in un mio scritto del 30 marzo 2020 ho prospettato come catastrofe giudiziaria, portando alla luce la questione della responsabilità della classe politica nell’aver permesso che tale pandemia deflagrasse per aver completamente mancato ai doveri affidati essa dalla legge di sorveglianza e prevenzione sanitaria nel non aver mai agito per attuare i protocolli dei piani pandemici. Tali responsabilità nella forma di crimini omissivi, come scrivevo, data la magnitudine delle conseguenze sulla popolazione  intersecherebbe la sfera dei crimini contro l’umanità, sebbene derivanti da un dolo generato non da intenzione ma da depravata accettazione  consapevole del rischio pandemico deliberatamente fatto correre alla popolazione fino a avvenimento della stessa pandemia. La giurisprudenza, come davanti agli orrori del nazismo, si troverebbe di fronte a nuovi scenari, verso i quali non munita di mezzi giuridici dovrebbe produrre nuovi strumenti, e certamente il potere giudiziario si troverebbe nella necessità di perseguire queste responsabilità degli esecutivi che nel non aver mai attuato i protocolli per la legge è come se avessero cagionato essi stessi  l’evento pandemico. Ne dovrebbero seguire innumerevoli e durissime condanne se consideriamo il danno abnorme che questi reati omissivi degli esecutivi hanno provocato come vite perse, come crisi economiche inflitte, come gravi lesioni di libertà e diritti, e oggi come attacco allo stato di diritto tout court, in poche parole di sovversione dello Stato.

Cosa questa che rafforza ulteriormente le motivazioni del ceto politico occidentale ad avvinghiarsi ancor più ferocemente e a cercare di ipostatizzare questo scenario emergenziale come molti, senza chiarirne le cause, hanno comunque osservato essere la tendenza generale, come per esempio ha fatto Cacciari.

L’orizzonte pandemico, non ci interessa per il momento in che percentuale casuale, semi casuale o voluto, e probabilmente, in percentuali sconosciute, tutte queste cose insieme,  si costituisce così come un nuovo  spazio di simbiosi asimmetrica, ovvero una simbiosi non fra pari ,  fra un ceto politico che si avviava al declino e ormai ridotto all’essenziale, e che sarà via via ancor più asciugato da altre amputazioni, che seguiranno sul genere del referendum che ha amputato di un terzo il corpo dei rappresentanti,   e i nuovi motori della storia.

Prossime  amputazioni  di cui il ceto politico è istintivamente consapevole, cattiva notizia, perché  tale  consapevolezza  rende i suoi membri superstiti in quanto ormai cronicamente disperati, spregiudicatamente  disponibili a tutto pur di sopravvivere in una qualche forma.

Questa estrema sintesi che ho appena accennato, e che se sviluppata, quasi come un filamento di DNA, darebbe luogo a un lungo svolgersi di grande  complessità che sarebbe necessario processare in future analisi nel minimo dibattito pubblico sopravvissuto all’esplosione pandemica e che si sta catacombizzando sempre di più,   è l’istantanea che fotografa  le  fondamenta su cui si erge il nuovo orizzonte pandemico e  ci lascia intravvedere tutto ciò come essere quanto meno un deciso tentativo di procedere alla realizzazione di un cambio epocale, e dunque zona di confine di un tramonto e di un’alba della storia.

Capire che la sostanza di quello che stiamo vivendo è il punto di rugiada, o una  sublimazione come preferite,   di questo repentino cambiamento  di stato di quella che imprecisamente ora chiamo Storia, è fondamentale per organizzare, anche solo mentalmente, una resistenza che deve essere radicale e assoluta.

Tale resistenza non può immaginarsi tradizionalmente come uno scontro militare in cui si ha teoricamente almeno il 50% di possibilità di vittoria, perché non si tratta di un conflitto per il potere fra due o più parti che tuttavia si combatterebbero  per il dominio di una cosa che governerebbero applicando fondamentalmente gli stessi principi storici. Si tratta invece di un processo di mutazione di rapporti sociali spinto dalla mutazione già estremamente avanzata dei processi di produzione, ovvero dalla tecnologia, che è come un corpo che cresce dentro a un abito che non gli sta più e che deve essere cambiato o strangolerebbe tale corpo o dalla crescita del corpo sarebbe infine distrutto in maniera esplosiva.

È quanto sta avvenendo, la cattiva notizia è che   il tessuto di quell’abito non è nient’altro che la nostra sovrastruttura sociale, culturale, antropologica, e soprattutto  giuridica,  ovvero la nostra civiltà, che se dobbiamo chiamare in qualche modo non possiamo che chiamarla, rispetto ad altre fasi della civiltà umana, civiltà dei diritti universali, e, cosa dirimente, è proprio  grazie alla civiltà dei diritti universali che oggi parliamo, anzi che esiste un principio giuridico che riconosce il valore della salute  che è pubblica semplicemente perché i diritti sono universali.

Comprendiamo bene  che senza uno stato di diritto in florida salute non esisterebbe nessuna idea  di salute pubblica,  cosa che  osservava nel suo intervento nella commissione affari costituzionali  del 10 Dicembre anche l’ex funzionario dell’OMS Francesco Zambon, divenuto celebre per la questione del suo scontro con il potere esecutivo sulla questione dell’aggiornamento dei piani pandemici, cosa che gli è costata la carriera, come ha raccontato dettagliatamente nel suo libro “pesce piccolo una storia di Virus”.

La  resistenza  a questo scenario pandemico non ha come fine una vittoria semplicemente restaurante rispetto a una rivoluzione distruttiva della civiltà dei diritti universali, che in questo momento è in atto, e che è stata definitivamente innescata come pare dall’aprirsi dell’orizzonte pandemico che ha dato una spallata stordente e scioccante a tale  civiltà e questo perché è  semplicemente impossibile resistere e basta  ai processi storico materialistici, ma bensì la resistenza a questo processo deve avere come lucido scopo la capacità di negoziazione, una navigazione di bolina,  da parte della civiltà dei diritti  atta a salvare quante più cose  essenziali dello stato di diritto cosi come lo abbiamo conosciuto dal suo avvento nel XVIII secolo fino alla dichiarazione della carta dei diritti universali del Dicembre 1948, rispetto all’avvento di un orizzonte che tali diritti li vuole disintegrare e di  cui le nuove tecnologie che sono ormai dualmente sia di produzione che di controllo, sono la struttura materialistica da tempo ormai attivata che preme per adeguare a se la sovrastruttura in questa direzione.

In poche parole se vogliamo salvare l’abito della sovrastruttura il cui tessuto è  rappresentato dai principi della nostra civiltà dei diritti universali, e che rischia di essere distrutto dalla crescita al suo interno di un corpo che si ipertrofizza muscolarmente ( la struttura rappresentata dai mezzi e dai modi  di produzione) , lo possiamo fare solo prendendo le misure di questo corpo e modificando l’abito finché  è possibile, ovvero finché  non sia ancora compromesso irreversibilmente,  con una decisa operazione di sartoria, in modo tale che esso potrà continuare a contenere quel corpo con il suo materiale sovrastrutturale fondamentalmente integro,  pertanto  in alcuni punti l’abito  dovrà negozialmente essere ove implementato per allargarlo,  di un nuovo materiale, usando una  nuova stoffa che non sarà la determinata e finita stoffa della antica civiltà dei diritti universali di cui era fatto l’abito prima di questa mutazione del corpo al suo interno, ovvero della mutazione della struttura, ove invece rafforzato per evitare che il corpo lo laceri e divenendo esso guida allo sviluppo del corpo che vi si dovrà adattare sviluppandosi come certi popoli modificano il corpo nelle sue fasi di crescita costringendolo con particolari fasciature (limiti giuridici a violare i diritti  rafforzati e rinnovati) .

Altrimenti l’abito sarà completamente distrutto, ridotto a brandelli, completamente smesso e se ne farà uno nuovo di tutt’altra stoffa.  Per negoziare con le nuove forze motrici della storia, metaforicamente e in una ipersemplificazione, si intende dunque questo resistere che è un governare questo fenomeno, negoziando dal punto di forza che non resterà per lungo tempo tale se non agiamo subito che è rappresentato  dalla attuale vigenza dello stato di diritto il quale viene minato da ogni nuova consuetudine a esso contraria che viene placidamente accettata e che come tale si costituisce come precedente giuridico.

Ben  lungi dall’essere realmente  un  mezzo di salute pubblica, come ribadito fino allo stordimento anche da medici come Crisanti  implementati ai massimi livelli nella stessa gestione della pandemia in atto, una pandemia di origine virale dalla letalità fortunatamente  bassa, e basta googlare terapie intensive sature scrivendoci accanto un qualsiasi anno per vedere che sono decenni che esse vanno in saturazione a ogni influenza stagionale,  e questo semplicemente  perché, altra prova di quanto stia a cuore la salute alla classe politica,  siamo cronicamente  in gravissimo deficit di tali unità di terapie intensive da sempre, pandemia che, come ribadiva  recentissimamente la virologa, e ormai star televisiva, dottoressa Viola sere fa a otto e mezza, anche se poco letale fa certamente numeri comunque importanti semplicemente a causa dei grandi  numeri quasi incommensurabili della popolazione su cui in quanto pandemia impatta,  per cui anche lo zero virgola  uno per cento su decine di milioni di individui ha una sua consistenza, e che causerebbe se gestita  razionalmente e senza minimamente intaccare le libertà,  molto meno  morti di quelle che deliberatamente ogni anno lo Stato mette in conto di causare direttamente per mantenere i suoi monopoli di alcool e tabacco  che solo in Italia fanno circa 150 mila morti annuali,  che non scandalizzano nessuno, e che generano centinaia di migliaia  di nuovi malati ogni anno di cui si fa carico senza fiatare il sistema sanitario nazionale,  tale provvedimento, prima del green pass, e oggi   del super green pass, inefficace come misura di salute pubblica,  rappresenta invece piuttosto il mezzo da usare,  nella finestra strategica che si è aperta  con la pandemia, insieme  alla definitiva  sostituzione del documento di identità obbligatoria cartacea, andato in voga universalmente nella seconda metà del  XX secolo adeguata al sistema amministrativo produttivo novecentesco all’impianto della nuova identità digitale associata ai nostri dispositivi elettronici personali,  passivamente interattiva con il sistema di sorveglianza integrale elettronico, che è  necessaria alla  installazione  finale della struttura  della società di controllo socio- tecno-panoptico  alla cinese, che l’occidente belluino e imperiale sente come pericoloso competitore,  avvantaggiatissimo dal  non dover  passare per i farraginosi processi decisionali della complessa democrazia dello stato di diritto, pertanto percepito dai nuovi decisori, che non sono i politici di mestiere ovviamente, come una complessità disabilitante nello scontro per l’egemonia del mondo contro  il capitalismo cinese, il che è  abbastanza simile a ciò che accadde a partire dagli anni 50,  quando, con simili   argomenti,  il complesso militare industriale americano fece patti segreti con i vertici dell’esecutivo per una ultra militarizzazione degli USA, proprio adducendo il fatto che passare per  i processi democratici nel prendere quella decisione immediata e segreta avrebbe rappresentato un vantaggio strategico per gli avversari del totalitarismo sovietico, aprendo così la tragica era della guerra fredda che portò a una infestazione di bombe atomiche  che nel 1968 raggiunsero la spaventosa cifra di 39.000 pronte all’uso che avrebbe cancellato la civiltà umana dalla faccia della terra.

Non c’è alla testa di questo processo nessun gruppo o massoneria, nessun complotto, semplicemente, basta ribaltare la prospettiva per quadrare il cerchio,  nessun gruppo di potere  o massoneria che si voglia come tale, potrebbe sopravvivere come tale se non si ponesse, avendone consapevolezza, a servizio di un simile processo determinato sul piano  storico materialistico dal movimento evolutivo della scienza applicata, dalla tecnologia,  che è determinato dai  movimenti  evolutivi della struttura soprattutto di produzione/distruzione.

Dobbiamo tenere ben presente che il nuovo modello mondiale, a cui fanno riferimento i ceti dirigenti di ogni nazione o federazione, perché ormai conclamato nuovo centro egemonico del capitalismo non è più l’America,  ma come con lungimiranza scriveva l’economista italiano Arrighi, scomparso alcuni anni or sono e operativo negli USA, elaborando la sua teoria dei cicli egemonici, è la Cina.

E alla Cina languidamente, e con invidia della loro assenza di stato di diritto, cosi come lo intendiamo in occidente, come condizione che permetteva una gestione totalitaria della pandemia,  hanno da subito guardato alcuni dirigenti del nostro Istituto Superiore  Sanitario, come il Prof Giovanni Rezza, come mi ha dichiarato in una intervista che riuscii ad ottenere il 17 aprile del 2020, in cui lamentandosi dei limiti  imposti alla sua idea di gestione di una pandemia dalle allora ancora inviolabili libertà individuali, appunto guardava con invidia alla Cina, senza riflettere che un dirigente come lui, da  16 anni al vertice in quella istituzione, in Cina sarebbe stato messo nella migliore delle ipotesi in un campo di rieducazione per non aver mai fatto pressioni da scienziato al vertice di una istituzione sanitaria sul potere esecutivo per far attuare il Piano Pandemico nazionale, come gli feci  osservare più volte nel corso della conversazione che fu pubblicata sulla Voce di New York, osservazione a cui egli, con navigata  abilità, riuscì quasi sempre a non  rispondere precisamente.

Conclusioni

Detto ciò, oggi come rappresentanti della civiltà dei diritti universali messi sotto attacco da nuove forze della storia per  cui tali diritti  non sono più funzionali come lo furono per la borghesia capitalista di matrice illuminista,  possiamo fare qualcosa o dobbiamo rassegnarci a vederne il tramonto nella assoluta impotenza?

Assolutamente possiamo e dobbiamo opporci,  si deve  e si può tentare di governare un simile processo, dobbiamo tentare di salvare l’abito mettendoci noi nella posizione del sarto, per non lasciarlo andare completamente distrutto, cosa che accadrebbe senza meno se non prendessimo l’iniziativa decisamente.

Ecco a cosa serve la resistenza ed ecco perché la resistenza deve essere radicale, e spietata.

 
Spietata significa che deve essere radicale semanticamente nel chiamare le cose con il proprio nome, rifiutando in maniera radicale narrazioni posticce come quelle in atto attualmente che tutto ciò sia a fin di bene, che sia per la salute, per la protezione delle vite e affermando senza mezzi termini di avere perfettamente capito cosa si sta affrontando.

Se a tale scopo di testare quanto sia stata a cuore la salute pubblica alla politica e ai suoi nominati,  non dovesse essere sufficiente analizzare in maniera razionale cosa ha fatto fino ad oggi la politica impotente, che in Italia in 50 anni ha lasciato  distruggere dal profitto  450.000 posti letto nel servizio sanitario nazionale e lasciando che il nostro sistema sanitario nazionale per cronica mancanza di personale e di mezzi abbia ormai fissa da anni la maglia nera europea per morti da sepsi ospedaliere, ben 50 mila nel 2019, e che all’apparire dell’evento pandemico aveva appena 5000 posti di terapie intensiva per 60 milioni di abitanti, e dopo due anni non ne ha ancora nemmeno 10.000, una barzelletta purtroppo tragica, e di cui solo circa 1500 erano libere al 23 febbraio 2020, allora si osservi an passant che gli stessi apparati che oggi  impongono misure restrittive lesive dello stato di diritto in nome della salute  da decenni ormai investono cifre incommensurabili invece in  spese militari, solo per citarne una voce, in Italia si  sta acquistando per il fior di ben 14 miliardi di euro, con cui si potrebbero ampiamente costruire 28 policlinici con 2000 posti letto cadauno,  una flotta aerea di ben 90 cacciabombardieri F35, spese che è evidente sottraggono immense risorse alla sanità, alla ricerca, alla istruzione, al lavoro, all’industria, alle infrastrutture autostradali che sono putride con i ponti che vengono giù uno dopo l’altro,   e tali autorità  se decidessero per una guerra fucilerebbero la popolazione che si rifiutasse di combatterla, non la metterebbero certo in lockdown per impedirgli di morire in trincea o per proteggerla dal combattimento.

Non attuare questa necessaria messa a fuoco che definisco semplicemente spietata, perché dissolve in maniera assoluta ogni pia illusione che si tratti di qualcosa di transitorio ciò che ci sta avvenendo, equivarrebbe al pensare che le oscillazioni di un sisma in atto possano provenire da qualcos’altro di meno grave, facendoci sottovalutare l’evento ed esponendoci alla possibilità di rimanere sepolti sotto le macerie senza nemmeno accennare un tentativo di salvezza.

Chi oggi, al di là della fisiologica quota di opportunisti che si muovono sempre e comunque per assorbire energia da qualsiasi moto sociale,  è sceso in campo, siano  i pompieri di Napoli, siano  i portuali con Puzzer, siano influencer che hanno acquisito un importante  ruolo di indirizzo e sostegno morale alla resistenza, come, per citarne solo uno di essi,  Andrea Colombini,  o come gli avvocati Mori o Grimaldi, o i movimenti per le cure domiciliari, e in generale  chiunque si è attivato, si è attivato  soprattutto contro la misura del green pass perché aggressiva dello stato di diritto.

Così  fanno gli studenti universitari e ora anche i liceali contro il green pass, cosi fanno i giuristi quali Mattei o i filosofi Agamben e Cacciari, nonché Fusaro, o esponenti del mondo spettacolare-mass mediologico come Freccero, o scienziati consapevoli di cui fra i molti ora mi viene in mente subito  Sara Gandini, i quali stanno portando avanti con i  loro importantissimi convegni una vera e propria operazione di back up della autorità  dello Stato sostituita nel volgere di pochi mesi nelle istituzioni dall’autoritarismo sanitario,  e si configurano sempre di più  come un vero e proprio governo ombra che per il momento rappresenta senza dubbio alcuno, in quanto giuristi scienziati e filosofi di clara e comprovata fama ,  la sorgente più attiva del diritto alla resistenza, ad essi va guardato senza meno in maniera simile a come i francesi durante l’occupazione nazista guardavano a De Gaulle.


Tutte queste ed altre   figure oggi in attività,  in Italia e nelle altre nazioni ,  o con consapevolezza intellettuale apollinea o con piena percezione emotiva dionisiaca, o con entrambe, sanno o sentono  cosa sta avvenendo e si sono mobilitati per tentare di innescare  una resistenza concreta atta ad acquisire, anche solo istintivamente,  un potere negoziale rispetto alle  nuove forze motrici della storia in atto, all’azione di questa  trasformazione epocale che non si è prodotta certamente oggi,  ma che  con l’evento pandemico, che  segue a una serie di doglie che lo hanno preceduto, e che, altra cattiva notizia,  potrebbe essere esso stesso la contrazione finale di ben altro parto, ha finalmente raggiunto una densità tale da averla fatta divenire fenomeno, ovvero cosa visibile.

Un potere negoziale per difendere lo stato di diritto e trasmetterlo alle future generazioni, ovviamente  inevitabilmente rimodellato dalla stessa negoziazione, se riusciremo ad avere la forza di sederci a un  tavolo negoziale della storia come irriducibili esponenti della civiltà del diritto, se ce lo guadagneremo con la nostra resistenza,   lo avremo in mano solo  se produrremo una sufficiente quota di  resistenza radicale a questo processo di mutazione della sovrastruttura dei rapporti sociali, diciamo così in maniera sintetica, spinto dalla già avvenuta trasformazione tecnologica dei mezzi di produzione che sono diventati  dualmente sempre di più intrinsecamente  capaci  di controllo sociale del proprio settore di impianto, e che ha scatenato questa terribile offensiva penetrando nella breccia aperta dallo stato di emergenza pandemico,  tale posizione negoziale può costituirsi solo  in quanto posizione  concreta,  come elemento presente non solo nella sovrastruttura del piano meramente dialogico, come avviene rispondendo  criticamente ma dando per buona la narrazione letteraria dello stato preoccupato della salute dei propri cittadini,  ma soprattutto nella struttura concreta, dove si originano le spinte fisiche che modificano la sovrastruttura dei corrispondenti rapporti sociali,  il che si realizza solo attuando concreti  atti di una  resistenza reale che si fonda sulla certezza che chi abita attualmente le istituzioni dello Stato mente sulle reali intenzioni che lo animano, anche se lo fa ingannando prima di tutto se stesso, e  consistenti in questa fase soprattutto  in quanti più possibili atti di  disobbedienza civile,  consistente nella capacità morale personale dei singoli individui  di farsi sanzionare per contestare  nei tribunali le sanzioni, nel denunciare penalmente e con richiesta di danni, cosa fondamentale,   per violenza privata e abuso di potere gli agenti delle forze dell’ordine  se si viene espulsi da mezzi di trasporto o da spazi pubblici, o se si viene impediti all’accesso in ospedali e altri servizi  per mancanza di un titolo che l’ancora vigente stato di diritto non legittima minimamente dal punto di vista dei principi giuridici fondamentali, quale   appunto è il green pass e super green pass che sono per il momento ancora palesemente un impianto estorsivo e ricattatorio, imposto con un abuso della forza pubblica,  che aggredisce i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione e dalle varie carte internazionali dei diritti inalienabili, come ancora che  tali abusi sia necessario impedirli decretano con precisione al dettaglio gli articoli 36 e 62 del regolamento Europeo 953/2021.

La resistenza spietata, con se stessi nell’impegnarsi in essa fino in fondo,  e radicale, verso gli abusi di potere, si gioca sul piano legale, ovvero dando massicciamente fiducia  allo stato di diritto, producendo un movimento di capitale economico  dal popolo   verso il ceto dell’avvocatura, assumendo avvocati per contestare le sanzioni,   avvocatura che in tal modo ingaggiata dai cittadini a sua volta attiva la magistratura, cosa che osservava Andrea Colombini in una sua diretta del 17 dicembre, citando i primi ricorsi vinti da disobbedienti  resistenti e invitando i suoi followers a seguire senza paura questa via della resistenza giudiziaria, resistenza  giuridica che da mesi e mesi avvocati come l’avvocato Fusillo o Mori e molti altri  instancabilmente stanno suggerendo di fare.  

Colombini ha perfettamente ragione, bisogna resistere soprattutto individualmente al super green pass sul piano giuridico, investendo come diceva i risparmi ora perché è ora che servono per pagare avvocati, e dunque disobbedire prendendo  i mezzi senza paura di farsi  sanzionare e prendendo le sanzioni contestarle presso le prefetture,  attivando insieme ai propri legali l’attività dei   tribunali.

Diventare azionisti del potere giudiziario, chiamandolo  massicciamente alla propria funzione principale, che è, ancora prima che giudicare nei tribunali le controversie e i crimini comuni, quella di controllore delle possibili derive del potere esecutivo,  in una serie di cause contro le autorità esercenti sanzioni comminate in nome di provvedimenti che non possono coesistere con l’attuale stato di diritto, destinate dunque ad essere stracciate nei tribunali, e lo saranno quanto più si resisterà.

 

Dunque ha perfettamente ragione Colombini, il campo di battaglia della resistenza non  sono  le piazze, in cui infiltrati e provocatori, pienamente favoriti dal lasciar fare dell’esecutivo, ovvero il ministero degli interni, come è già successo, a Roma il 9 ottobre,  possono e hanno inflitto  gravissimi  danni alla reputazione resistenziale, no, il campo di battaglia della resistenza è fondamentalmente nei  tribunali.

È ben   evidente che, nell’ambito della finestra strategica aperta  dell’orizzonte pandemico,  non  si è provveduto a un obbligo sanitario di vaccinazione perché, insieme ad altri motivi che ora tralasciamo, ma che riguardano i limiti costituzionali che permettono un TSO,  si è invece “autoselezionata”, sulla base delle  esigenze intrinseche della struttura che condiziona la sovrastruttura, la preferenza dell’impianto estorsivo e ricattatorio del greenpass e ora super greenpass, o obbligo vaccinale surrettizio,  come lo chiamano i giuristi, e fra essi ricordo Alessandro Mangia e il suo esemplare intervento nella prima audizione del 7 Ottobre presso la prima  commissione affari costituzionali, commissioni che tuttavia senza alcuna pubblicità come  sono fatte, servono solo  per prendere tempo e mandare  avanti il processo di erosione dello stato di diritto in quello che Bauman definirebbe un  carnevale della democrazia,  e ciò perché  innanzi tutto tale obbligo vaccinale,  nel suo rispetto del principio dell’eguaglianza, avrebbe impedito, ove applicato, di spostare  con la violenza che stiamo subendo dal 6 di Agosto, i paletti dei confini invalicabili che lo stato di diritto poneva ai poteri non elettivi, costituitesi come nuovi principi  motori della desiderata sovrastruttura sociale a seguito delle avvenute mutazioni strutturali tecnologiche e produttive, e  soprattutto perché ciò non avrebbe dato vita ad eventi di concreta e consumata erosione dello stato di diritto, che in quanto tali diventano precedente giuridico, ovvero una consuetudine che si sostituisce al legislatore, che  fra l’altro ormai da due lunghi anni  è tenuto in coma vigile  dallo stato di emergenza,  e produce un nuovo diritto parallelo che distrugge lo stato di diritto precedente, in maniera analoga a come il Costituzionalista De Vergottini tempo fa osservava che il diritto internazionale è distrutto da guerre illegittime dal punto di vista della carta delle nazioni semplicemente perché qualcuno ha il potere di scatenarle e basta, cosa sufficiente e generare due diritti, quello di fatto che  però sovrascrive quello de jure, perché, ed è  cosa che in America Huntington scriveva già nel 1975, lo stato di diritto è un collo di bottiglia ai nuovi processi ormai completamente integrati di produzione/distruzione militare/amministrazione del presente.

Non adire in modo massivo nei tribunali per ogni offesa subita,  fatta  dall’arrogante ferocia dell’esecutivo a detrimento dello stato di diritto,  disobbedendo in maniera radicale senza meno a ogni palese offesa dei diritti fondamentali a mezzo di un provvedimento,  quale è  il super green pass, completamente refrattario ai principi sanciti dai diritti universali, innanzi tutto l’eguaglianza davanti alla legge di tutti come loro  chiave di volta,  oggi  significa legittimare la consuetudine che diventa legislatrice sancendo cosi la legittimità di ciò che distrugge la legge, e perdere qualsiasi potere di navigare di bolina, ovvero di negoziare le comunque inevitabili mutazioni storiche, lasciando, e lo citava recentemente Ugo Mattei, come diceva  Dante,  la nave, in questo caso  della civiltà dei diritti,  senza nocchiero nella tempesta, per noi, oggi, tempesta della storia.

Per tanto è necessaria   resistenza radicale che abbia come campo di battaglia i Tribunali, e questa fase va portata avanti con lo stesso spirito di sacrificio che sarebbe necessario a una resistenza fisica, qui al posto dei mitra e delle pallottole quali ci si dovrebbe procurare  nella resistenza convenzionale  e storica, invece di versare sangue bisogna versare denaro per  munirsi di avvocati e sostituire il coraggio davanti alla morte necessario nella resistenza convenzionale con la determinazione alla disobbedienza civile  per poi contestare le sanzioni nei tribunali con richieste risarcitorie del danno ad autorità e agli agenti della forza pubblica che comminano la sanzione o che commettano violenza ad esempio facendo scendere dai mezzi pubblici chi non fosse munito di super greenpass, dovendo ovviamente essere  i disobbedienti e resistenti   necessariamente e sempre impeccabilmente  muniti  di tutti i dispositivi sanitari atti alla profilassi quali mascherine che come  minimo debbano esser di tipo FFP2, poiché come sappiamo quelle chirurgiche che lo Stato permette invece di indossare nei mezzi pubblici da sempre non avendo mai messo un obbligo di FFp2, come spesso ha chiesto ad esempio Crisanti invece che l’inutile e anzi pericoloso  green pass,   e assolutamente non posti in un assetto di negazione della pandemia, ma solo e unicamente di difesa dello Stato di Diritto, come conditio  sine qua non di qualsiasi discorso di salute pubblica.  

Comprendiamo  facilmente che il  quadro pandemico sarebbe stato gestibile con grande agio con un sistema di  tamponi molecolari, che sono già ampiamente pagati con le tasse dirette e indirette dei cittadini, gratuiti in questo senso per tutti, e accessibili facilmente in ogni luogo possibile, mentre oggi a Roma vi sono pochissime postazioni    pubbliche difficilmente raggiungibili,  con un costo studiato apposta come ha pubblicamente dichiarato un ministro in carica per far pagare il maggior prezzo psichico possibile ai cittadini, ciò  avrebbe già da solo dato modo di mettere la cittadinanza in grado di autogestire responsabilmente, insieme alla libera possibilità di vaccinarsi, e magari invece che di un obbligo vaccinale estorto a prezzo della aggressione dello stato di diritto, insieme a un ragionevole obbligo, mai decretato dalle autorità, di indossare solo maschere FFp2 e non le inutili chirurgiche sui mezzi e nei luoghi pubblici, e nuovi 28 policlinici da 2000 posti invece di una flotta di 90 cacciabombardieri nucleari F35 avrebbe certamente reso ultra gestibile un virus dalla bassa mortalità come il covid

Chiunque sogni mitologicamente se stesso come un partigiano armato di mitra e giberne contro il nuovo totalitarismo e però non abbia lucidità, coraggio e determinazione,  non a perdere la vita,  ma a disobbedire al regime di apartheid e ad investire i propri denari  in  un avvocato per contestare nei tribunali le eventuali sanzioni o violenze subite a causa dell’apartheid socio sanitario,  si sta solo raccontando una favola e farebbe bene a tacersi definitivamente.

Chi vuole resistere invece, perché ha chiaro che la gestione della pandemia non ha come fine la fine della pandemia stessa, ma una distruzione dello stato di diritto,  e se non lo ha come fine, è  sicuro che questo tipo di gestione la distruzione dello stato di diritto lo sta producendo come effetto collaterale grave, producendo con ciò quel vuoto che il potere come la natura non ammette, e che sarebbe riempito da altre sostanze, diverse dai diritti inalienabili come supremo legislatore,  vada a disobbedire attivamente, rivendichi attivamente il proprio diritto a entrare ovunque, sempre impeccabilmente  nella massima attenzione profilattica che è rappresentata da usare maschere ad alta protezione, e  non cerchi di ridursi a  una vita ibernata cercando di passare a nuttata sperando nell’alba,  chi vuole resistere si attivi per trovare  un legale e si prepari a disobbedire prendendo i mezzi pubblici,  che sono stati pagati con le proprie tasse, denunciando per abuso di potere chi gli impedisse l’accesso nei luoghi pubblici, o ai servizi essenziali, come abbiamo visto fare ormai sempre più spesso, rifiutandosi, anche se ce lo dovesse avere, perché non ci interessa se si  sia vaccinati o meno, non essendo questo il culmine della questione che si è messa in moto ma appunto lo Stato di Diritto, a mostrare il  super green pass, si faccia fare le lettere di sospensione dal lavoro non smetta semplicemente di andarci , e poi con tali lettere vada a ricorso e chieda i danni morali e materiali, e così combatta la sua resistenza, come si sarebbe immaginato  di combatterla negli appennini o sulle alpi come  70 anni fa fece chi ci restituì alla libertà,  nei tribunali.

David Colantoni,   18-19 Dicembre 2021.

Contact mail d.colantoni@young.it – Twitter https://twitter.com/Epistemide

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9 agosto 2021 Green pass obbligatorio analisi politico-giuridica delle dimissioni di Fabrizio Masucci

6 settembre 2021 Luciano Canfora sul green pass “vergognoso tentativo coercitivo in atto”

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L'AUTORE
David Colantoni è poeta, scrittore, saggista pittore e artista visivo. E' autore della rivista Nuovi Argomenti, fondata da Alberto Moravia, della rivista Fermenti, e altre testate. Ha fondato e diretto il mensile di pensiero e letteratura Lettere dalla Frontiera. Insieme ad Aldo Rosselli, figlio dello storico del risorgimento Nello Rosselli e Nipote di Carlo Rosselli, di cui è stato amico e allievo per quasi 30 anni, ha fondato nel 1999 il quadrimestrale di cultura Inchiostri.  Per il cinema ha sceneggiato "Io, l'altro" 2007 , di Moshen Melliti. distribuito da 20th Century Fox. La sua Ultima esposizione come artista è avvenuta al Moscow Museum of Modern Art a giugno del 2015
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