Green pass obbligatorio analisi politico-giuridica delle dimissioni di Fabrizio Masucci

Agosto 9, 2021
david colantoni
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Spinto dalla critica negativa, di totale disaccordo, di una illustre figura culturale contemporanea, il linguista, saggista e studioso di linguistica e filosofia del linguaggio Raffaele Simone , manifestata in chiare parole in un commento sotto ad un mio post con impostazione privacy pubblico su Fb , e quindi pubblico anche il commento, in cui postavo la  lettera di dimissioni di Fabrizio Masucci,  Dottore in Lettere classiche presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” e giovanissimo direttore della Cappella Museo di Sansevero, causate dal provvedimento, da egli non condiviso, dell’obbligo del green pass nei musei , definendola nel mio post lettera stupenda, e dopo il commento di Simone preso dal panico di essere caduto in un tragico malinteso nel leggerla,  sono immediatamente corso a rileggere diverse volte  tale testo, facendone  persino un documento Word per poterla analizzare pezzo per pezzo, sottolineandone le parti salienti, così da essere sicuro di non aver saltato dei passaggi in cui si celasse qualcosa che avesse potuto ragionevolmente sostenere il totale disaccordo espresso verso tale lettera dal professor Raffaele Simone del quale ho una enorme considerazione.

Il linguista e saggista, Raffaele Simone

Ebbene dopo svariate riletture la mia stima per l’uomo che l’ha scritta è ulteriormente aumentata, e, sicuramente a causa dei miei limiti, che intorno ad ognuno, con le dovute differenze, costruiscono sempre e comunque una sorta di “gabbia” di Dunning-Kruger, non sono riuscito a trovare elementi riprovevoli a quanto egli ha scritto.

Avendola attentamente riletta, meritevole di essere diffusa come essa è, ho deciso di ripubblicarla con alcune sintetiche note di riflessione politico giuridica a commento, e nell’accingermi a ciò ricordo al lettore che non sono contro i vaccini, che sono vaccinato con doppia dose, ma che sono totalmente avversario a questa misura Staticida del green pass, contro la quale mi appresto a disobbedire e a fare anche ricorso presso diverse corti, italiane e internazionali.

La lettera apre con una istantanea sociologica in cui il direttore rivolto ai decisori politici, riguardo all’entrata in vigore del DL n.105 del 23 luglio 2021, che, a parole mie, determina  l’inaccessibilità a tutta una serie di servizi sociali, e dunque al pieno godimento dei diritti per il momento civili se non si fosse in possesso del green pass, osserva che anche i musei sono destinati a diventare “terreno di scontro fra opposte fazioni”. Ovvero egli  esprime  preoccupazione che lo spazio di cui è responsabile e curatore diverrà arena del   conflitto sociale acceso da una norma, questo lo dico io, che rendendo diseguali davanti alla non legge, produrrà con il produrre diseguaglianza sociale  scontro fra i cittadini.  Cosi egli apre scrivendo che

Le cronache degli ultimi giorni riportano che, a seguito dell’emanazione del Decreto Legge n. 105 del 23 luglio 2021, anche il tema dell’accesso ai musei – come era facilmente prevedibile – è divenuto terreno di scontro tra opposte fazioni.”

La cappella museale Sansevero a Napoli

Immediatamente dopo il Direttore, che si appresta a dare  un seguito  con la sua lettera, alla sua introduzione in cui manifesta tale preoccupazione, apre con una ampia premessa in cui intende chiarire che il museo segue da sempre, in quanto luogo pubblico dello Stato delle procedure profilattiche al massimo livello.

Egli continua scrivendo :

“Ritengo innanzitutto utile far presente quali siano, nel rispetto delle misure imposte dall’emergenza sanitaria, le regole attualmente previste in un museo. Nel nostro caso, è stata ridotta di circa due terzi la capienza massima giornaliera, prima dell’ingresso tutti i visitatori sono sottoposti al rilievo della temperatura corporea con termometro senza contatto, è obbligatorio indossare correttamente la mascherina per tutta la durata della visita ed è stata realizzata un’apposita segnaletica orizzontale e verticale volta a garantire il rispetto della distanza interpersonale.

In biglietteria e negli spazi visitabili è a disposizione dei visitatori del gel igienizzante per le mani, il percorso di visita è unidirezionale e l’ingresso e l’uscita avvengono attraverso varchi distinti, le audioguide noleggiate vengono sanificate dopo ogni singolo utilizzo e possono essere ascoltate con auricolari propri o con auricolari monouso forniti gratuitamente. Infine, per evitare il rischio di eventuali assembramenti o lunghe code all’esterno, è stata disposta una pianificazione degli accessi finalizzata a garantire la sicurezza dei visitatori: i biglietti sono disponibili online e ogni giorno di apertura viene messa a disposizione solo una quantità residuale di biglietti last minute, acquistabili in biglietteria fino a esaurimento, per fasce orarie esplicitamente indicate. A queste principali misure se ne affiancano altre, che tralascio di aggiungere all’elenco. L’Autorità ha determinato che l’adozione di tali misure di sicurezza nei musei è compatibile con l’apertura al pubblico”

Dunque egli fa presente che, dal punto di vista epidemiologico, il Museo, seguendo le norme elaborate dalle autorità sanitarie stesse,  è già un luogo in cui, applicando i protocolli sanitari, è estremamente improbabile infettarsi. Osserviamo che se  così non fosse, se non sussistesse questa compatibilità all’apertura in sicurezza,  l’autorità dello Stato , che fino ad oggi ha stabilito tali procedure,  avrebbe consapevolmente cagionato dei contagi

Il direttore continua la sua lettera scrivendo

“Devo ritenere che, oltre che per ragionamenti di buon senso inerenti alla semplicità ed efficienza con cui si possono regolare i flussi e far rispettare le norme di sicurezza in questi luoghi, tale decisione sia stata presa e venga mantenuta in vigore anche sulla base di rilevazioni statistiche e ricerche scientifiche, che giungono alla conclusione che di tutti i principali luoghi al chiuso aperti al pubblico – assodato che si osservino alcune basilari misure di sicurezza – i musei sono quelli in cui sussiste il minore rischio di contagio”.

Il direttore continua spiegando che

“Alla luce di tali evidenze, constatate dal decisore politico che ha ritenuto e ritiene tuttora di poter tenere aperti i musei, l’obbligo di richiedere l’esibizione del green pass per l’accesso ai musei non è legato a valutazioni di carattere epidemiologico specificamente riferite ai contesti museali, ma è stato considerato esclusivamente uno strumento utile, fra tantissimi altri, allo scopo dichiarato – in sede di conferenza stampa di presentazione, lo scorso 22 luglio, del DL n. 105 – di ottenere più numerose adesioni alla campagna vaccinale”.

Questo passaggio in cui il Direttore osserva che il Green Pass non  sia uno strumento sanitario  messo in essere  sulla base di valutazioni  epidemiologiche atte alla interruzione immediata  del contagio ma solo uno strumento per ottenere più vaccinazioni , e sui vaccini è ormai acclarato che non prevengono completamente ne dal contagiare ne dall’infettarsi, ma fondamentalmente proteggono dalla malattia severa,  e quindi risulta irrazionale dare patenti di immunità a chi potrebbe sia infettarsi che infettare,  trova assoluto conforto in quanto dichiarato dal Professore Crisanti che noi tutti ben conosciamo, il quale ha spiegato che il Green Pass non è una misura sanitaria.

A tal proposito  così  riportava  una recente agenzia AGI: “L’utilità del Green pass “è convincere le persone a vaccinarsi” contro il Covid. Questa l’opinione di Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova. L’esperto offre il suo punto di vista sul certificato verde, dopo che le proteste ‘no pass’ hanno acceso diverse piazze d’Italia. “Bisogna essere chiari e onesti con i cittadini, per evitare fraintendimenti. Perché sicuramente i casi non diminuiranno dopo l’implementazione” di questo strumento “e chi è contrario potrà dire che non serviva a nulla. L’utilità è convincere le persone a vaccinarsi”, ha spiegato all’Adnkronos Salute” la quale continua scrivendo che “L’uso del Green pass per controllare l’accesso a luoghi pubblici (bar, ristoranti, palestre, teatri e cinema), argomenta Crisanti, “non è una misura di sanità pubblica; non è stato mai determinato quale potrebbe essere il suo effetto sull’indice di trasmissione del virus ovvero il valore Rt”.

Crisanti

Altrove sempre lo stesso Crisanti  ha dichiarato che “Il Green Pass non è uno strumento di sanità pubblica. Non esiste alcuna prova che l’utilizzo del Green Pass modifichi la trasmissione. Il Green Pass è uno strumento per convincere le persone a vaccinarsi. Quindi, se gli insegnanti si vaccinano, chiaramente diminuisce la possibilità di trasmissione. È tutto qui (…) Questa chiaramente è una decisione politica che non ha alcuna coerenza con le misure di sanità pubblica. Se bisogna farlo, bisogna farlo anche adesso che c’è spostamento da una regione all’altra. È una decisione politica sulla quale non posso fare commenti. È chiaro che incoraggiare o indirettamente persuadere le persone che vogliono viaggiare a vaccinarsi è sicuramente una misura che ha un impatto sulla trasmissione”

E ancora Crisanti su green pass e i trasporti: “È veramente inutile perché sinceramente la mascherina Ffp2 è più sicura del Green Pass e sarebbe molto più serio richiedere quella”, dal che bisognerebbe seriamente interrogarsi se il Governo abbia bastevoli capacità razionali o se non si sia messa nuovamente la Costa Concordia in mano a un novello Schettino, come recentemente vagheggiato da un discusso intervento del direttore Travaglio a una festicciola di Articolo 1.

Dunque Masucci a tal riguardo nel suo passaggio ha osservato una cosa assolutamente ragionevole e sensata.

Il direttore Masucci prosegue scrivendo  

Senza assolutamente entrare nel merito dello scopo che ha inteso prefiggersi il Governo, e non avendo ovviamente pregiudizi di sorta nei confronti dei vaccini, obietto tuttavia che i musei non debbano e non possano essere strumentalizzati – nel senso letterale di “usati come strumento” – per ottenere qualsivoglia scopo estraneo alle loro naturali finalità, specie quando tale strumentalizzazione contribuisca inevitabilmente a compromettere, invece che favorire, la coesione sociale, in aperto contrasto con una delle più intrinseche missioni di un museo. Durante la grave crisi che stiamo attraversando, abbiamo rispettato senza nulla eccepire lunghi periodi di chiusura, quando tale chiusura è stata disposta dall’Autorità sulla base di valutazioni epidemiologiche connesse anche agli ambienti museali”.

Questo passaggio è abbastanza importante.

Innanzi tutto il direttore si dichiara del tutto lontano da qualsiasi forma di pregiudizio sui vaccini, fugando ogni dubbio che possa trattarsi di una questione ideologica sugli stessi che lo muove, e si astiene, probabilmente nel rispetto del suo essere un pubblico funzionario, anche dall’entrare più dettagliatamente nelle ragioni dello scopo che si è prefisso il governo, tuttavia egli obbietta che i  “musei non debbano e non possano essere strumentalizzati – nel senso letterale di “usati come strumento,  per ottenere qualsivoglia scopo estraneo alle loro naturali finalità,”.

Cosa sta implicitamente sottolineando il direttore ?  

Ebbene è chiaro che egli sta  indicando al fatto che il potere esecutivo stia de facto delegando il Museo e i suoi funzionari a delle funzioni, quali  quelle di polizia, come controllare i documenti del pubblico, raccogliere le loro informazioni anagrafiche e sanitarie, e dunque, discriminando i cittadini sulla base dei controlli e, cosa espressamente vietata dall’articolo 3 della Costituzione, sulla base di una loro condizione di vaccinati o meno, quando non esiste nessun obbligo di trattamento sanitario dello Stato  riguardo a tale vaccino, consentire o negare l’accesso a uno spazio pubblico e statale, dunque tutte funzioni che  non rientrano assolutamente nelle loro prerogative e responsabilità, pattuite alla loro assunzione.

La funzione del Museo infatti è chiaramente quella di conservare beni culturali e rendendoli accessibili al pubblico trasmetterne la conoscenza alle generazioni e agli individui  e non quello di presidio sanitario né di centrale di polizia.

L’accesso alla cultura inoltre  è un diritto costituzionale, e principio costituzionale è l’eguaglianza dei cittadini senza distinzione alcuna. Il Direttore del Museo, last but not least,  impedendo l’accesso a uno spazio pubblico, in presenza di un provvedimento come il Green pass di più che dubbia costituzionalità, mirato ad ottenere con un impianto estorsivo e ricattatorio che i cittadini si  vaccinino con un vaccino che non è obbligatorio tramite legge di Stato,  potrebbe ricevere denunce da eventuali cittadini respinti di cui dovrebbe rispondere personalmente anche in via risarcitoria per il  danno ricevuto.

Ora la Costituzione  come recita Wikipedia

è l’atto normativo fondamentale della Repubblica Italiana, essa definisce la natura, la forma, la struttura  l’attività e le regole fondamentali di un’organizzazione ovvero il vertice della gerarchia delle fonti che definisce l’ordinamento giuridico di uno Stato di diritto” e “Da essa discende il diritto costituzionale.

La Costituzione è visibile a qualsiasi Cittadino della repubblica, e qualsiasi cittadino della Repubblica, se la scuola pubblica non ha tradito la sua missione di prepararlo alla sua consapevole cittadinanza, anche senza essere un giurista, dovrebbe essere  in grado di percepire se determinati provvedimenti del potere la violino palesemente.

Per questo motivo esiste una Costituzione e per questo motivo essa è Pubblica. Essa è il vertice della gerarchia delle fonti e in quanto tale essa è la garanzia dell’impianto costituzionale dello Stato, rendendo possibile  con il suo dettato pubblico, e rivolto direttamente ai cittadini,  capire chi eventualmente si stia avviando a tradirla con atti che pertanto  sarebbero intrinsecamente eversivi della nostra forma statuale, e non per nulla nel codice penale esiste il reato di attentato contro la costituzione dello stato, mettendo i cittadini stessi, che non dimentichiamo sono i titolari unici della sovranità, nelle condizioni di resistere a tali atti intrinsecamente eversivi.

Dunque il direttore del Museo, implicitamente con la sua lettera di dimissioni, attraverso le quali, pagando un prezzo personale si rifiuta di esercitare funzioni di polizia, di raccolta di dati sanitari e di discriminazione dei cittadini, intrinsecamente  obbietta al potere esecutivo di esercitare  una pressione snaturante delle funzioni e delle prerogative costituzionali del museo, e dei funzionari che in essi vi esercitano le loro mansioni, che sono di rendere concreto il diritto costituzionale alla cultura e alla istruzione, e non di occuparsi con controlli di natura poliziesca dello stato terapeutico dei cittadini, fungendo da vicario a una mancata assunzione di responsabilità da parte del potere esecutivo che avrebbe  dovuto casomai, e visto che si è spinto a violare al Costituzione mettendo a repentaglio l’ordine sociale istigando e seminando zizzania fra il popolo con un provvedimento di Apartheid Sanitario, chiedere al legislatore a procedere a una legge di trattamento sanitario obbligatorio , cosa che avrebbe evitato al paese questa gravissima frattura sociale che invece ha scatenato e che porterà gravi conseguenze anche nell’economia.

Sta osservando una cosa insensata? Non credo.

Il fatto che il green pass stia disordinando entropicamente l’ordine costituzionale, devastandolo come un virus informatico che si insinui nelle stringhe del  programma operativo dei computer, mandandoli in crash, è stato recepito e scritto in diversi paper da diversi giuristi di altissimo profilo, fra i quali Ugo Mattei, candidato sindaco alle prossime elezioni di Torino, i quali hanno infatti osservato che  “si va configurando un potere di polizia diffuso che potrà essere esercitato da persone «non immediatamente individuabili, e soprattutto esercitabile su libertà fondamentali». L’ulteriore conseguenza, conclude l’Osservatorio, è che vi risulterebbero compresse inevitabilmente «libertà costituzionali fondamentali (libertà personale e libertà di circolazione prime fra tutte) e violati principi costituzionali fondamentali come il principio di eguaglianza, il principio di legalità ed il principio della certezza del diritto» a ciò si aggiunga che , come scrive sussidiario net nella sua recensione al documento dell’Osservatorio Permanente della Legalità Costituzionale,   “le norme del Consiglio Europeo puntano il Green Pass come strumento che non permetta alcune discriminazione per chiunque decida di non vaccinarsi: si lega a questo poi la mancanza di dosi necessarie per coprire globalmente anche popolazioni e Paesi vicini ai nostri, «e ciò evidenzia un altro cruciale aspetto della questione in gioco, quella dell’eguale accesso alle cure»

Il Docente di diritto Costituzionale Alessandro Mangia

Simili e ulteriori  convinzioni sul profilo di grave incostituzionalità di questo provvedimento del green pass, contro il quale si è dimissionato il direttore della cappella museale di Sansevero, provvedimento  che ritengo estorsivo e ricattatorio e che rende diseguali i cittadini davanti a una non legge e lo Stato irresponsabile davanti ad essi,  si ritrovano in una lunga intervista per Sussidiario Net, ripubblicata anche da Radio Maria, ad Alessandro Mangia, docente di diritto costituzionale alla Università Cattolica di Milano, il quale osserva che con  il green pass “siamo di fronte a problemi enormi,  di legittimità costituzionale che saranno inevitabilmente sollevati – e mi stupisco non siano ancora stati sollevati – nelle diverse sospensive davanti ai Tar di mezza Italia sugli obblighi ai sanitari” e spiegando che con il green pass  si introduce “surrettiziamente, non un obbligo, ma un condizionamento alla vaccinazione.” e che questo , dice, “finisce con l’essere una misura equivalente all’obbligo”.

Tuttavia riguardo a questi vaccini,  non sperimentali,  come egli precisa  ,  bensì non sperimentati sulle lunghe distanze come dovrebbe perché autorizzati in delega  in virtù dello stato di emergenza con “Accertamenti sommari e provvisori, condotti in nome dell’emergenza” , non possono sussistere le basi  “per l’introduzione di un obbligo vaccinale, nemmeno per categorie limitate” soprattutto a causa della irreversibilità , afferma egli nel corso dell’intervista, “degli effetti di determinati trattamenti sanitari che possono essere disposti per legge” richiamando alla attenzione del presente il grave e fondamentale intervento in Costituente dell’assassinato Aldo Moro, il quale si spese enormemente non per “una norma generica” ma per una “norma di sbarramento” facendo approvare nell’articolo  32  la proposizione  che recita che il legislatore “non può violare i limiti del rispetto della persona umana”, ricordando Mangia che “è dal 1996 che la Consulta sulle vaccinazioni antipolio (118/1996) ci ha ricordato che “nessuno può essere semplicemente chiamato a sacrificare la propria salute a quella degli altri, fossero pure tutti gli altri”. Lo Stato non può disporre dei corpi dei suoi cittadini”. E che queste “non sono formule da manualetto di educazione civica. Sono formule potenti, che segnano i confini di una civiltà, anche in tempi di paura. E che vogliono parlare a persone di persone. E non di altro.” E infine alla domanda dell’intervistatore “Il green pass, che introduce un obbligo vaccinale indiretto, è legittimo?” rispondendo che esso lo è “finché non viene impugnato, o disapplicato, come senz’altro finirà con l’essere, sì. Ma qui si aprirebbe un altro discorso


CONCLUSIONE

E’ dunque più che evidente che,  posto  il direttore della cappella museale di Sansevero dall’entrata in vigore del green pass nelle condizioni di violare la Costituzione discriminando i cittadini ed esercitando una funzione di polizia,  sia stato  proprio il dettato costituzionale, visibile a chiunque e a chiunque direttamente rivolto per fare di ogni cittadino un garante dello Stato,  a ispirare la sua azione di dimissioni, come si evince chiaramente anche dalla  conclusione della sua lettera in cui ha scritto “se viene richiesto a un museo di rinunciare alla parità di trattamento per motivi che non possono che essere recepiti come strumentali, in quanto non connessi alla tipologia di spazio e attività, intendo pacatamente ricordare che i musei sono per loro vocazione luoghi di inclusione e che l’accesso paritario all’arte e alla cultura, diritto di tutti, dovrebbe essere sacrificato solo all’esito di ogni sforzo possibile volto a evitare una simile ferita. Mi auguro che le autorità competenti possano riconsiderare una decisione che coinvolge aspetti socioculturali di rilevante interesse collettivo, al fine di risparmiare almeno ai musei, riserva aurea di civiltà, lo scomodo ruolo di bersaglio delle intemperanze dell’arena mediatica”

Alla fine di questa rilettura, in cui la mia stima per il giovane direttore si è ulteriormente accresciuta,  giovane direttore che se fossi io  Presidente della repubblica, per aver messo in gioco la prestigiosa posizione professionale raggiunta  e il rischio molto concreto di trovarsi emarginato nel futuro presso la pubblica amministrazione,  per il suo essere  restato fedele al profilo della Costituzione che gli impone di non discriminare i cittadini, considererei come minimo meritorio di una nomina a cavaliere della Repubblica,  mi è risultato incomprensibile il totale disaccordo di Simone su queste pacate e ragionevoli parole e sarei estremamente bisognoso che il professor Simone mi rivelasse l’arcano delle sue ragioni, come ovviamente l’ho invitato a fare sulle colonne del nostro magazine.

il commento del Linguista e saggista Raffaele Simone riguardo alle lettera di dimissioni

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L'AUTORE
David Colantoni è poeta, scrittore, saggista pittore e artista visivo. E' autore della rivista Nuovi Argomenti, fondata da Alberto Moravia, della rivista Fermenti, e altre testate. Ha fondato e diretto il mensile di pensiero e letteratura Lettere dalla Frontiera. Insieme ad Aldo Rosselli, figlio dello storico del risorgimento Nello Rosselli e Nipote di Carlo Rosselli, di cui è stato amico e allievo per quasi 30 anni, ha fondato nel 1999 il quadrimestrale di cultura Inchiostri.  Per il cinema ha sceneggiato "Io, l'altro" 2007 , di Moshen Melliti. distribuito da 20th Century Fox. La sua Ultima esposizione come artista è avvenuta al Moscow Museum of Modern Art a giugno del 2015
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