Coronavirus, fase 2: ora gioca la responsabilità individuale

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01/05/2020 David Colantoni

È questa la vera differenza fra un popolo sovrano o un popolo di sudditi.  Nella fase 2 verso la fine dello stato di emergenza è il momento della responsabilità dei cittadini sovrani.

Sono intervenuto dalle colonne del nostro magazine diverse volte  per ricordare che la pandemia non è opera dello spirito santo, ma della responsabilità umana, ovvero è il frutto innanzi  tutto, soprattutto, dei comportamenti, omissivi e negligenti, quelli dalla politica; predatori,  speculativi  e insostenibili, quelli della produzione e del mercato;   ignavi,  quelli della maggior parte di noi,  che non si occupano mai della cosa pubblica  (Res Publicae) lasciando che della cosa pubblica se ne approprino in pochi, spesso male intenzionati,  molto più spesso solo molto meno capaci di quello che saremmo capaci di fare noi.

Sono intervenuto ancora spinto dalla grave preoccupazione, condivisa con Magistrati Giuristi Costituzionalisti e Cittadini,  che mi ha destato la istituzione di uno stato di emergenza che la Costituzione non contempla, e che potrebbe costituire non oggi ma domani,  il precedente per attaccare i diritti Costituzionali  con l’intenzione , non di oggi, di cancellarli in quanto tali. Il Nazismo e lo Stalinismo sono moniti in questo senso da non sottovalutare mai,   non meno dei reiterati moniti,  che furono  egualmente sottovalutati,  che avremmo dovuto vigilare e prepararci a una grande pandemia per evitarla, e non lo facemmo.

Non ho mai sottovalutato invece la realtà concreta della presenza del Coronavirus nella nostra vita, non ho mai sposato la linea leggera  o meramente influenzale della situazione, ne ho avuto subito una sana paura.

Già il 22 Febbraio andai a rifornirmi di mascherine, tute, guanti e occhiali,  di alcool.  Ancora si trovavano e non erano diventati ne cari ne rari.

Era  evidente a cosa si stava andando incontro. L’immaginazione è per gli esseri umani quello che la potenza di calcolo è per i computer. Attraverso l’immaginazione simuliamo il futuro e decidiamo come andargli incontro. Alla base di una immaginazione potente c’è solo una ricca e diversificata cultura. È La Cultura in quanto idee che fa volare nel cielo tonnellate di acciaio contro la legge della gravità dandogli forma di un aereo, da questo semplice fatto possiamo comprendere che sia essa il grande deus ex machina della scena umana. La mancanza di cultura produce, fra le varie cose, la mancanza di immaginazione, ciò  a sua volta produce comportamenti che non si riesce appunto ad immaginare  a  dove conducano, ovvero a varie catastrofi.

Quello che voglio dire è che un atteggiamento di massima sorveglianza del potere quale dovrebbe essere la prima vera grande missione della Stampa, non mi ha assolutamente impedito di avere un comportamento di profilassi di massimo livello e di rinuncia a molte cose  fin dai primi momenti. Le due cose,  che a molti , distrattamente, sembrano assolutamente antitetiche non sono assolutamente contraddittorie. Al contrario sono perfettamente complementari.

Ho ricevuto  anche simpatiche  derisioni nei supermercati dagli stessi cassieri, che mi chiamavano marziano, o l’astronauta, perché entravo  ben prima che ciò fosse la normalità con la mascherina guanti e occhiali di protezione.  Senza scompormi, siccome i cassieri sono le persone care che si vedono ogni giorno nel luogo dove ci approvvigioniamo, rispondevo loro di chiedere ai loro datori di lavoro di farsi dare anche loro,  soprattutto loro,  dispositivi di protezione, e che la mia mascherina voleva soprattutto essere una protezione per loro che non godevano della libertà di non essere esposti.  Ho anche pubblicato il 7 marzo un articolo su questa necessita di fornire i lavoratori alle casse subito di DPI. Purtroppo la loro insufficiente base culturale gli  impediva di afferrare fulmineamente,  con settimane di anticipo,  ciò  che oggi è una cosa diventata normalità e quindi ridevano di me.

Ridevano di me anche i farmacisti della mia farmacia però , simpaticamente dicendomi davanti ad altri avventori che stavo fuori di testa. La loro reazione, a causa del mio pregiudizio che un farmacista avrebbe dovuto essere consapevole di molte più cose di un cassiere ,  mi colpi invece in maniera diversa.

Oggi la stessa farmacia è diventa una fortezza di torrioni di plexiglass e quei farmacisti che mi davano del fuori di testa, sembrano membri di una nave spaziale della flotta di Star Trek, meno male.

Protestare per la violazione dei diritti Costituzionali non significa il desiderio di strapparsi la mascherina di dosso e correre a formare grovigli umani qui e li. Al contrario. Significa portare la mascherina dieci volte meglio perché invece di farsela mettere addosso da un poliziotto è la nostra consapevolezza, coscienza,  amor proprio e amor del prossimo,  che la usa nel miglior modo possibile. E significa pretendere che lo Stato magari comprando quale aero da Guerra in meno renda accessibili a tutti  la mascherina.

Sono convinto che il Governo avrebbe potuto in 50 giorni intessere un dialogo con la popolazione ben diverso. Che scienziati e specialisti, invece di consigliare la politica per ogni passo, avrebbero dovuto costantemente essere su canali televisivi e mediatici in un continuo flusso non di informazione ma di formazione sanitaria,  studiata per permeare i vari livelli culturali e quindi offerta a vari livelli di complessità. A tutt’oggi, segno di questa mancanza, abbiamo visto amministratori comunali anche di città importantissime dire di non aver la minima idea di un protocollo di convivenza sociale con il virus. Tuttavia sono consapevole che il Governo è consigliato da figure travasate direttamente dai reality show alle stanze del potere, e questo è colpa nostra, chiaramente.

Fase 2 : Il Presidente del Consiglio dei Ministri Conte e il suo Consigliere e portavoce Casalino

Ho affrontato la questione dei 18 milioni di analfabeti funzionali puri che in Italia non sono in grado di programmare comportamenti sulla base di informazioni che non riescono a comprendere fino in fondo, e del 70 per cento della popolazione che ha comunque un qualche problema del genere, cosa che  ci fa comprendere perché la cattiva coscienza della politica,  sapendo di non avere una popolazione altamente qualificata, una popolazione altamente qualificata renderebbe assai arduo che un Rocco Casalino qualsiasi fosse scelto come un  consigliere di un Presidente del Consiglio, senta di dover  ricorrere allo “Stato di polizia” per imporre comportamenti,  che sarebbe solo  interesse personale dei cittadini   mettere in pratica se si fosse tutti in grado di comprenderne olisticamente il senso.

Questa popolazione altamente squalificata,  invece che altamente qualificata, che la politica coltiva da sempre per il proprio comodo,  è un problema grave, gravissimo, è il problema dei problemi, l’analfabeta funzionale è il vettore perfetto di qualsiasi virus, e in quanto tale purtroppo nell’immediatezza dell’emergenza che stiamo vivendo giustifica pragmaticamente il potere esecutivo all’uso della coercizione invece di persuaderlo alla richiesta di libera  cooperazione dei cittadini.  Se non affronteremo con estrema serietà questa cosa , saluteremo per sempre la democrazia che resterà  solo un breve sogno nella storia umana.

Ecco perché mi rivolgo agli uomini e alle donne che si sentono cittadini pieni, particelle prime della magnifica sovranità popolare a cui i popoli,  camminando in catene per secoli  attraverso deserti di imperi, regni feudali , e dittature,  giunsero liberandosene con immensi sacrifici. Noi  da essi abbiamo  ricevuto una eredità incommensurabile:  siamo nati liberi. Non era mai successo prima, se non nella lontana preistoria.

Fase 2.  Siate responsabili, sia  la vostra consapevolezza, la vostra coscienza, il vostro sapere, a tenere con il rigore della responsabilità piena dei liberi  la barra di un comportamento di massima attenzione.

Non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia, abbiamo contestato  il potere esecutivo con le nostre voci  di protesta a non oltraggiare la Costituzione, e siamo pronti a farlo costantemente, non perché irresponsabilmente vogliamo liberarci spensierati immaginando di vivere prima o dopo la Pandemia. I nostri avi hanno affrontato sacrifici e rinunce tali nella vita che quello che stiamo passando in questi giorni è ancora nulla, in confronto a chi per anni, come i nostri nonni ha mangiato con i cibi contingentati con le tessere e via dicendo.

Ora si apre la fase della massima responsabilità, perché rientriamo in possesso del nostro libero arbitrio per il quale  abbiamo minacciato a voce alta il potere di non osare limitarlo ancora troppo a lungo o guai ad esso! Bene, anzi benissimo,  ma  ora è nelle nostre mani agire con il contegno e  la responsabilità che impone portare su di se  la sovranità,  il rango di essere sovrani e non sudditi,  rispettando dieci volte di più  quelle che sono le leggi, in questo caso biologiche che ci indicano esattamente cosa dobbiamo fare per fermare la Pandemia con i nostri comportamenti.

Rispettare le distanze, lavarsi le mani, non assembrarsi, non prendere mai sottomano la situazione, indossare sempre le mascherine e indossarle bene, chiamando il Ministero della Sanità se si hanno dubbi su come farlo, lavare gli oggetti, sanificare gli ambienti, non indossare gli abiti per uscire in casa, non entrare in casa con le scarpe, essere sempre vigili, consapevoli dei gesti che si fanno perché spesso i gesti sono automatici e questa è la cosa più pericolosa,  uscire per lavorare o fare altro ma con la consapevole responsabilità che il proprio gesto moltiplicato per milioni di gesti  fa diventare un passeggiata una folla, essere consapevoli che abbiamo la meta di uscire fuori dalla Pandemia, e che  è per questo che  sacrifichiamo senza che nessuno ce lo imponga armi in pugno,  qualcosa.  Il virus è interamente nelle nostre mani. Decidiamo noi cosa farne. Pretendere la massima protezione insieme al rispetto dei diritti fondamentali sul luogo di lavoro.

Nelle lettere dalla resistenza possiamo leggere come ciò sia stato  fatto dai  nostri nonni che non  invecchiarono mai perché fucilati a 18 anni, i quali scrivevano offro la mia vita per un mondo che sarà migliore.  Mantennero  con la loro coerenza la promessa di darci quel mondo migliore.

Noi  per un mondo guarito dovremo ben essere in grado di rinunciare a qualcosa senza farcelo ordinare da una pattuglia.

I liberi, se tali sono, usino la libertà per essere responsabili. Non siate autoritari con chi fatica a comprendere per problemi culturali, armatevi di paziente benevolenza e spiegate e rispiegate a chi non capisce, persuasione non sterile imposizione. Chi ne è capace guidi con l’esempio chi  non è capace, rendendolo uguale a se stesso in sapienza.

BUON PRIMO MAGGIO!

 

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L'AUTORE
David Colantoni è poeta, scrittore, saggista pittore e artista visivo. E' autore della rivista Nuovi Argomenti, fondata da Alberto Moravia, della rivista Fermenti, e altre testate. Ha fondato e diretto il mensile di pensiero e letteratura Lettere dalla Frontiera. Insieme ad Aldo Rosselli, figlio dello storico del risorgimento Nello Rosselli e Nipote di Carlo Rosselli, di cui è stato amico e allievo per quasi 30 anni, ha fondato nel 1999 il quadrimestrale di cultura Inchiostri.  Per il cinema ha sceneggiato "Io, l'altro" 2007 , di Moshen Melliti. distribuito da 20th Century Fox. La sua Ultima esposizione come artista è avvenuta al Moscow Museum of Modern Art a giugno del 2015

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