Stato di Emergenza e Dittatura.

Giugno 17, 2021
david colantoni
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Verso il rinnovo ulteriore dello Stato di Emergenza in cui siamo immersi da oltre un anno. Tecnicamente lo stato di emergenza null’altro è che l’antica magistratura romana della dittatura, che per i romani non poteva durare oltre i 6 mesi, o sarebbe potuto accadere alla Repubblica quello che poi le è infatti accaduto da Cesare in poi, ovvero la trasformazione della Repubblica in principato e poi in dominato con la relativa trasformazione dei cittadini prima in sudditi e infine in servi

L’Italia è in Stato di emergenza da oltre un anno. La ulteriore procrastinazione dello stato di emergenza sarebbe un ulteriore atto di lesa Costituzione gravissimo, gesto costituzionalicida che è  inaccettabile  dalla sovranità popolare già oltraggiata ogni misura.

Un simile atto caricherebbe ulteriormente di energia le già esplosive faglie sociali nelle cui oscure profondità si è accumulata una grave tensione che potrebbe, se scatenata sul serio, avere effetti esiziali.

Tale interminabile stato di emergenza è pericoloso  per l’architettura dello Stato tanto quanto il virus del Covid è pericoloso per l’organismo umano.

Perché la sovranità popolare è già stata oltraggiata oltre misura?

È molto chiaro.

Chi infatti usa  da oltre un anno la legge 833/1978 contro la Costituzione, per istituire   uno stato di emergenza che non ha base costituzionale in Italia, ovvero il potere esecutivo, è quello stesso   potere che  non avendo mai proceduto  all’adempimento della  responsabilità esso affidata proprio  dalla legge 833/1978 di sorveglianza e prevenzione sanitaria,  non avendo mai attuato il Piano pandemico Nazionale da quando esso è stato redatto, si trova nella posizione di essere colui il quale non avendo fatto assolutamente nulla per impedire un evento che era tenuto giuridicamente ad impedire è come se lo avesse cagionato, come illustra la struttura concettuale dell’articolo 40 del codice penale italiano.

EPIDEMIA DOLOSA

La epidemia italiana di Covid, occupiamoci di questa, epidemia nel senso di essere  frazione nazionale della Pandemia mondiale, per non essere mai state attuate le misure del Piano Pandemico è certamente di origine dolosa, in questo senso di naturale, e lo speriamo,  c’è solo l’agente patogeno, tutte le condizioni di possibilità per cui tale agente patogeno, parliamo di Italia, ha potuto evolversi in epidemia, invece sono state poste in essere dalla mancanza di attuazione del Piano Pandemico. In questo senso che l’evento sia calamità sanitaria naturale è ipotesi tutta da discutere.

Chi giuridicamente tenuto a farlo non ha mai attuato le indicazioni fondamentali del Piano Pandemico ha infatti consapevolmente accettato il rischio che una pandemia potesse abbattersi sull’Italia, e come sappiamo i due fondamenti  del dolo  sono l’intenzione di procurare un danno e/o la consapevolezza e l’accettazione del rischio di  poterlo procurare con un comportamento inidoneo o addirittura illegale, come lo è omettere di assolvere  alla responsabilità di sorveglianza e prevenzione sanitaria che nel caso della eventualità di una pandemia annunciata imminente da decenni dalla scienza consisteva nella meticolosa attuazione dei fondamentali snodi del Piano Pandemico.

CHI HA COMMESSO IL DOLO?

A commettere il grave dolo, che tanti lutti addusse agli italiani, sono stati i vari governi e insieme ad essi i loro nominati alle varie istituzioni sanitarie incaricate, che si sono succeduti dal 2005 fino al Conte II, ricordiamo infatti che Conte stesso ha governato ben 578 giorni prima dello scoppio della pandemia senza mai attuare tale piano.

Le risposte di  Giovanni Rezza attuale  Direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute,  alle domande che gli posi sulla questione Piano Pandemico ad Aprile del 2020 in una conversazione pubblicata su la Voce di New York possono essere estremamente indicative di come sia venuto meno in questo senso l’esercizio  del dovere  anche da parte di tanti  tele medici e tele scienziati che invece di parlare in TV dovrebbero spiegare alla magistratura e alla pubblica opinione perché non pressarono i loro nominanti politici sull’adempimento del Piano pandemico.

Ho dettagliatamente articolato tutto ciò già dal lontano 30 marzo 2020 con il mio lungo testo Coronavirus necessario  un nuovo processo di Norimberga che insieme alla stessa intervista a Rezza ho provveduto a inviare anche  alla procura di Bergamo, la quale, come abbiamo letto su vari quotidiani pochi giorni or sono,  starebbe preparando degli avvisi di garanzia,  purtroppo  solo per epidemia colposa, ma è già un passo avanti.

AGGIORNAMENTO PIANO PANDEMICO FALSO PROBLEMA IL PIANO PANDEMICO NON E’ PROPRIO STATO MAI ATTUATO

La questione dell’aggiornamento del Piano Pandemico, di cui si è finiti a parlare nella sfera pubblica,  va sottolineato è poi una questione secondaria con la quale  si è deviata l’attenzione della pubblica opinione dalla vera e gravissima questione primaria,  ovvero  che il Piano Pandemico non è   mai stato attuato nelle sue fondamentali indicazioni,  che sono poche e prescindono da questioni di mero aggiornamento.

Tali momenti  Essenziali  del Piano Pandemico anche senza bisogno di aggiornamento alcuno  erano:  A) Esercitazioni Nazionali delle procedure di sorveglianza e prevenzione pandemica atte al coordinamento fra autorità regionali e Stato e fra questi  e i presidi sanitari nazionali in caso di epidemia, esercitazioni previste predisposte e prescritte dal Piano e mai ordinate dagli esecutivi che si sono succeduti da quando esiste il Piano Pandemico; B) fornitura di magazzini a tutti i presidi sanitari nazionali di Dispositivi di Protezione Individuale, forniture mai fatte da quando esiste il Piano Pandemico dagli esecutivi succedutisi dal 2005 al Conte II, e addestramento agli operatori sanitari dei presidi ad usarli, addestramento mai fornito. Questi pochi punti erano lo scheletro già esistente dal 2005 del Piano Pandemico Nazionale e  non dipende dal fatto che non sia stato aggiornato che ciò non sia stato adempiuto, ma solo e unicamente dalle dolose omissioni di chi era giuridicamente responsabile della sorveglianza e prevenzione sanitari, e infine dei vari  Presidenti del consiglio dei Ministri succedutisi da quando esiste tale piano.

Aggiungiamo inoltre che la legge 833/ 1978 con cui si è istituito il Servizio Sanitario Nazionale al punto 2  dell’articolo 1, affida al potere esecutivo il compito di diffondere coscienza sanitaria alla popolazione, cosa mai adempiuta nei riguardi di pericoli pandemico/epidemici.

COME PUO’ UN PRIMO MINISTRO INSEDIARSI SENZA METTERE A NORMA DI SICUREZZA LO STATO?

Come può, domandiamo,  un Presidente del Consiglio dei Ministri non verificare,  quale  primissimo atto del suo insediamento, che lo Stato sia a norma di sicurezza? Non è forse questa  la prima cosa che deve fare qualsiasi esercente nella cosa pubblica? Sia esso  un gestore di un Cinema come di un Ristorante? Chi sarebbe ritenuto responsabile della morte delle vittime se scoppiato un incendio di un cinema o di un ristorante pieno di gente, le indagini appurassero che tale locale era sprovvisto di uscite di sicurezza ed estintori? Il potere  nella democrazia è sempre  responsabile dei propri atti davanti alla legge.

MINIMIZZARE LE RESPONSABILITA’

Ecco dunque che non avere  aggiornato il Piano Pandemico è una sciocchezza rispetto a non aver mai attuato quello esistente. Parlare di aggiornamento mancato invece che di mancata attuazione del Piano Pandemico significa minimizzare enormemente ciò di cui si sono resi colpevoli i governi succedutisi dal 2005 a oggi.

Avere messo l’accento sul mancato aggiornamento del piano pandemico, consapevolmente o meno, rappresenta  un  depistaggio della pubblica opinione la quale,  se realizzasse il differenziale di gravità tra non aggiornare e non mettere in atto,  potrebbe perdere ogni senso della civiltà a fronte del prezzo che stiamo pagando per quelli che sono crimini omissivi di sorveglianza e prevenzione sanitaria le cui conseguenze sono state  cosi vaste che per estensione tali crimini, avendo determinato  solo in Italia la morte di oltre 100000 persone , hanno la magnitudine di crimini contro l’umanità.

Può una nazione di donne e uomini liberi, accettare che il potere che è intrinsecamente responsabile della epidemia, ora  stia imponendo  a tale nazione un infinito  Stato di Emergenza oltretutto  in violazione della Costituzione che non lo contempla?

LA DITTATURA ROMANA NON POTEVA DURARE OLTRE 6 MESI

Gli antichi romani sapevano perfettamente che la Dittatura, perché lo stato di emergenza altro non è in senso tecnico che dittatura, ovvero sospensione delle magistrature ordinarie dello stato  e potere nelle mani di una sola magistratura o persona che avochi tutti i poteri dello Stato,   non poteva avere una estensione di oltre 6 mesi. Oltre tale   periodo, che ovviamente è puramente convenzionale per semplicemente porre un limite, tale potere eccezionale avrebbe finito per avviare il processo di distruzione dell’assetto costituzionale dello Stato snaturandolo in maniera irreversibile in altro dalla repubblica, come infatti è accaduto con Cesare, i romani che avevano concepito la dittatura come magistratura eccezionale necessariamente limitata  a un tempo strettamente necessario ad affrontare l’impatto di eventi straordinari avevano perfettamente ragione.

Questo lo ricordiamo per ricordare che la consuetudine è legislatrice, e che permettere una consuetudine che leda l’impianto della legge ordinaria con la sua straordinarietà equivale a scrivere nuove leggi su quelle vigenti che pertanto decadono. Ecco perché la dittatura nell’antichità e lo stato di emergenza nella contemporaneità sono mezzi eccezionali che non possono essere aditi che per brevissimi periodi.

I  Costituenti italiani che poi ebbero modo di vedere come il totalitarismo fosse costruito sull’esercizio dello Stato di emergenza decisero scientemente  di non  includerlo nella Costituzione, limitandosi solo allo stato di eccezione in caso di guerra.

IN UN PAESE CON UN PASSATO TOTALITARIO GLI STATI DI EMERGENZA SONO ANCORA PIU’ PERICOLOSI

Con il proprio  passato totalitario, con cui non abbiamo mai veramente fatto i conti,  e le sue profonde attitudini al degrado corruttivo, ricordo al cittadino lettore che nella classifica della corruzione dei paesi della terra siamo posizionati  niente di meno che dietro paesi come il Ruanda, il quale  oltre che sottosviluppato  ha anche attraversato una tragica guerre civile per procura e genocida, l’Italia dunque  è uno Stato che rischia molto più di altri Stati di essere fatalmente danneggiato da queste torsioni estreme dell’impianto costituzionale, e come sappiamo le recidive sono sempre devastanti.

È evidente che dopo oltre un anno la procrastinazione dello Stato di emergenza è un abuso di potere,  fatale scivolare nell’orgoglio del potere e nulla altro. Mi rifiuto categoricamente di accettare la oscena fandonia che una democrazia matura abbia bisogno di una dittatura per affrontare a distanza di oltre un anno una epidemia per la quale esistono ormai cure e vaccini.

È invece evidente,  e ce lo raccontano millenni di Storia,  che a chiunque sarà data la opportunità di esercitare un  potere del genere,  più ne godrà più gli sarà difficile farne a meno. Tale potere che non può essere esercitato che per brevissimi segmenti temporali, ove espressamente consentito dalla legge, ove la legge nemmeno lo consenta è inammissibile che sia esercitato per un tempo abnorme.

Una tale abnorme estensione dello Stato di Emergenza sostanzialmente rappresenta il fatto   che il parlamento non è più adeguato ad affrontare l’esistenza della nazione, è come se la nazione fosse  diventata completamente incapace di intendere e di volere, e caduta nelle mani di un Tutore fosse stata interdetta a compiere alcun atto giuridico, una società di minori o di minorati.

Che poi questa gravissima  lesione dell’ampiezza dello stato di diritto sia compiuto in nome della Salute Pubblica da quei servitori dello Stato che hanno tradito lo Stato attentando alla salute pubblica  nel momento che omisero di attuare le indicazioni del Piano Pandemico Nazionale lasciando la nazione sguarnita di difese da una Pandemia ultra annunciata a suon di documenti da parte dell’OMS e altre istituzioni è una cosa estremamente odiosa intollerabile  a chiunque ne abbia coscienza.

DICHIARAZIONI AL POTERE ESECUTIVO E AL POTERE GIUDIZIARIO A TUTELA DEL POTERE LEGISLATIVO: BASTA DITTATURA E RESPONSABILITA’ DELLE CARICHE E DELLE ISTITUZIONI

Intendo comunicare al potere esecutivo che io  in quanto una delle particelle elementari della sovranità popolare, non do il mio consenso allo Stato di Emergenza che subisco come una violenza illegale.

Al potere giudiziario intendo dire invece che sarebbe urgente e necessario per il bene dello Stato  che il potere giudiziario, se riuscisse  ad emerge dai fanghi in cui si è impantanato, si assumesse la propria responsabilità e adempisse alla sua funzione.

Sto dicendo che per salvare il bambino è necessario buttare l’acqua sporca. Ovvero distinguere, attraverso il principio di responsabilità,  lo Stato, come Istituzione neutra da chi in esso non ha adempiuto ai propri doveri dunque processarlo e condannarlo. Accertare e punire le responsabilità che hanno portato alla catastrofe è l’unico senso di marcia possibile per uno Stato in grado di autocorreggere le proprie aberrazioni ed evitare che esse si ripetano mettendo in pericolo lo Stato stesso.

Chi non ha messo in atto il Piano Pandemico  deve essere chiamato a rispondere al popolo attraverso la magistratura la quale emette le sue sentenze in nome del popolo. Non vedo altre soluzioni a un altrimenti certo degrado del patto fra istituzioni e cittadini. Una democrazia senza responsabilità ma piena di stati di emergenza non è una democrazia. È una dittatura. E per quanto mi riguarda non sono disponibile a trasformarmi da cittadino sovrano a suddito senza battere ciglio.

Basta Stato di emergenza.  Accertare e punire le responsabilità che hanno portato alla esplosione della Epidemia. Ritorno a una piena funzione del potere legislativo nel parlamento.


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L'AUTORE
David Colantoni è poeta, scrittore, saggista pittore e artista visivo. E' autore della rivista Nuovi Argomenti, fondata da Alberto Moravia, della rivista Fermenti, e altre testate. Ha fondato e diretto il mensile di pensiero e letteratura Lettere dalla Frontiera. Insieme ad Aldo Rosselli, figlio dello storico del risorgimento Nello Rosselli e Nipote di Carlo Rosselli, di cui è stato amico e allievo per quasi 30 anni, ha fondato nel 1999 il quadrimestrale di cultura Inchiostri.  Per il cinema ha sceneggiato "Io, l'altro" 2007 , di Moshen Melliti. distribuito da 20th Century Fox. La sua Ultima esposizione come artista è avvenuta al Moscow Museum of Modern Art a giugno del 2015
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