Un bilancio sulla presidenza Macron

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12/05/2018 Attilio De Alberi 660

E’ passato un anno dall’insediamento di Emmanuel Macron all’Eliseo, dopo la sua vittoria nel ballottaggio con Marine Le Pen, e secondo un sondaggio, pubblicato pochi giorni fa su Le Monde, il presidente francese raccoglie in questo momento il 65% dei consensi.

Al tempo stesso esiste una Francia che lo critica pesantemente, e sabato scorso c’è stata a Parigi una forte contestazione nei suoi confronti, perché visto come “il simbolo della finanza, dei banchieri, di una politica che favorisce i ricchi”, secondo le dichiarazioni fatte dagli organizzatori della manifestazione, e François Ruffin, deputato di La France Insoumise. Ed alla manifestazione c’era anche Jean-Luc Mélenchon, leader di questo partito della sinistra radicale, anche lui candidato alle elezioni dell’anno scorso.

Al di là della sua performance, nel bene o nel male, a livello di politica domestica, Macron è molto presente sulla scena internazionale: a parte il suo recente intervento militare in Siria a fianco di USA e Gran Bretagna, è rilevante la sua recente visita a Washington, mentre è in programma un suo incontro con Putin.

Appena Trump ha dichiarato ufficialmente l’uscita dal trattato sul nucleare con l’Iran, Macron ha subito telefonato al Primo Ministro iraniano Rohani, assicurandolo e ribadendo “la volontà della Francia di continuare ad applicare l’accordo nucleare iraniano in tutte le sue parti” sottolineando “l’importanza che l’Iran faccia la stessa cosa”.

Parla della presidenza Macron a YOUng Jean-Pierre Darnis, consigliere scientifico dello IAI (Istituto Affari Internazionali) e professore associato all’Università di Nizza, dove dirige il master in Lingue e Relazioni Internazionali, Relazioni franco-italiane. Secondo Darnis, “Macron è il ‘migliore’ presidente della Quinta Repubblica Francese, nel senso che è molto bravo nello sfruttare con la sua personalità questa istituzione”.

L’INTERVISTA:

Lei dice che Macron è il migliore presidente della Quinta Repubblica, però usa il virgolettato. Perché?

Perché ci sono dei problemi: questo suo uso delle istituzioni parte dal vertice, appoggiandosi ad una borghesia di stato ed a una tecnocrazia onnipotente, portando avanti delle riforme che sono molto centralizzate, e quindi c’è una serie di paradossi.

In che senso?

C’è una Francia che si sta riformando, cosa che viene apprezzata, e poi Macron piace a tanti perché persona molto colta e questo si vede nei suoi continui discorsi, ma, appunto, esiste una gestione molto centralizzata, e quindi c’è una contraddizione proprio in questo.

Cosa dire del sondaggio apparso su Le Monde?

A quanto pare l’erosione classica del supporto nei confronti dei presidenti eletti, nel caso di Macron è molto più limitata.

E cosa succede nell’opposizione?

C’è subito da notare che il menzionato sondaggio mostra come un certo numero di persone che avevano votato per il Front National di Le Pen, ora si sono spostate a favore di Macron. La destra estrema è a questo punto stretta in un angolo. Lo stesso discorso vale per quelli che avevano votato il repubblicano François Fillon, suo altro competitor alle elezioni dell’anno scorso.

E a sinistra?

Il Partito Socialista è ormai marginale, ridotto ad una pattuglia ridottissima, mentre la sinistra radicale di Mélenchon ha delle difficoltà, non riuscendo a cavalcare a fondo la protesta popolare. Per esempio, una mossa molto azzeccata di Macron è stata quella di dichiararsi contro l’apertura di un nuovo aeroporto a Nantes, cosa che era stata molto criticata da un movimento che è un po’ la versione francese del No-TAV.

Comunque ci sono state delle manifestazioni contro Macron a Parigi sabato scorso.

Sì, però retrospettivamente il malcontento popolare contro altri presidenti, da Chirac ad Hollande passando per Sarkozy era molto più forte. Per non parlare poi del famoso Maggio ’68. Ad esempio, la maggioranza dei francesi, almeno secondo i sondaggi, sembra apprezzare la nuova riforma delle ferrovie, pur trovando essa degli oppositori.

E la famosa Loi du Travail, vista come l’equivalente del nostro JobsAct?

Quella legge è passata e basta, e non se ne parla nemmeno più. Il dibattito è ora su altre questioni.

Quali?

Lo statuto relativo ai ferrovieri e la riforma universitaria, che stanno suscitando forme di mobilitazione. Ed esiste comunque una critica a Macron: si dice che stia facendo una politica di destra, perché sta guardando all’impresa, alla tecnologia. Si attendono quindi dei segnali più tangibili nel campo delle riforme sociali, ed anche in rapporto a certe promesse fatte, ma non ancora mantenute.

Qual è la critica alla riforma universitaria?

Introduce un nuovo sistema di selezione che crea tutta una serie di problemi, anche perché il numero dei giovani che vogliono accedere all’università è cresciuto. Questo ha portato all’occupazione di diversi atenei. Però, anche qui, il fenomeno non si è coagulato a livello nazionale.

E la politica di Macron nei confronti dell’immigrazione?

In questo campo le critiche classiche vengono di più dalla destra lepenista che lo trova troppo debole, ma in realtà la sua politica non è cambiata rispetto a quella dell’amministrazione Hollande che era in ogni caso molto dura. E comunque, rispetto all’Italia, per esempio, in Francia c’è in realtà molto meno immigrazione.

In Italia si era parlato, tempo fa, della possibilità per Matteo Renzi di creare un suo equivalente di En Marche, il partito al quale Macron ha dato vita.

Questa mi pare più che altro un’ipotesi storica perché ormai Renzi non ha più il destino politico di una volta. Sarebbe in ogni caso sempre interessante se l’Italia avesse un governo ed una leadership capace di entrare in una dialettica con la Francia.

Perché?

Perché la Francia si sta riformando moltissimo all’interno e ci sarebbe anche bisogno di una sponda europea per fare un riformismo europeo, seppur con delle critiche. E l’Italia in questo momento non può chiaramente offrire per sé stessa e per gli altri questa sponda.

Che visione ha Macron dell’Europa?

Ha una chiara visione riformatrice e la sta esprimendo ogni settimana. La sua è una visione francese, che magari può differire da quella italiana o tedesca, ma che vuole senz’altro fare dell’Europa un soggetto politico. Non dimentichiamo che la Francia ha avuto un referendum contro la revisione del trattato europeo che ha innescato un ciclo piuttosto negativo, mentre Macron, dal 2017 ha lanciato una riflessione molto positiva sull’Europa. Crede che l’Europa debba recuperare una sua autonomia soprattutto sui dossier economici e sociali, ma la sua visione incontra delle difficoltà.

Quali?

Il problema è che in questo si trova di fronte ad una sponda tedesca, sulla quale lui contava, in una posizione neutra, con pochi margini di manovra, mentre, come dicevo, l’Italia non c’è proprio. Quindi tale dialettica di riforma rimane un po’ bloccata perché la Francia si ritrova praticamente sola.

Quello che ha colpito molti della recente visita di Macron a Washington è stato il gran calore tra lui e Trump alla Casa Bianca, seguito però, il giorno dopo, da una precisa critica al presidente USA di fronte al Congresso, su questioni come il Trattato di Parigi relativo al clima e all’accordo sul nucleare con l’Iran.

Certo, perché il mondo è complesso e non è che uno può avere una posizione univoca. Rimane in ogni caso il fatto che Macron e Trump, pur essendoci un baratro culturale tra i due, hanno un comune: entrambi sono degli outsider e vengono dal mondo degli affari. E teniamo anche in conto la relativa vicinanza tra Francia e USA che affonda le sue radici nella storia.

Si può presumere che ora che Trump si è ritirato dall’accordo con l’Iran, Macron diventi un attore critico rispetto a questa scelta?

Macron ha già fatto molto e continuerà fare molto in questo frangente, ma devo aggiungere che anche l’Italia, magari grazie ad un Primo Ministro e ad un Ministro degli Esteri con una loro voce chiara, faccia la sua parte, visti anche gli interessi commerciali tra il paese e l’Iran.

E’ previsto tra non molto un incontro Macron-Putin. Qual è la posizione del presidente francese e la Russia, nell’attuale clima di Nuova Guerra Fredda.

Macron ha già ricevuto Putin a Versailles, ma in quell’occasione è stato molto critico nei suoi confronti per le cyber-ingerenze russe durante la campagna elettorale. La Russia rimane un partner internazionale importante, ma presumo che in un prossimo incontro di nuovo Macron non risparmierà di nuovo le sue critiche proprio sulla politica d’ingerenza.

Tendenzialmente Macron è favorevole alle sanzioni contro la Russia?

Certamente.

In generale la Francia sembra mantenere una forte posizione come attore nel campo delle relazioni internazionali.

Fondamentalmente, la Francia si auto-definisce come una media potenza di portata globale.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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