Oltre Macerata: il clima di razzismo e di xenofobia italiano

Pubblicato il 6 February 2018 da Attilio De Alberi | Per leggere questo articolo ti servono: 9 minuti | 1277
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Nel generale clima di razzismo e di xenofobia, nonché di rigurgiti neo-fascisti che caratterizzano la scena politica e sociale del Bel Paese, due recenti episodi, a quanto pare collegati tra loro, ci devono condurre ad una riflessione: il supposto assassinio della giovane romana Pamela Mastropietro, il cui cadavere fatto a pezzi è stato trovato sul lato di una strada nel maceratese, per il quale viene sospettato Innocent Oseghale, un nigeriano, e il tentativo di massacro di extracomunitari di colore da parte di Luca Traini a Macerata, che, tra le altre cose, si era candidato alle elezioni comunali nel vicino paese di Corridonia il giugno scorso sotto il simbolo della Lega.

Come si poteva prevedere, il feroce “assassinio” di Pamela è stato immediatamente strumentalizzato grazie alle origini africane del presunto killer, nel tentativo di demonizzare il fenomeno immigrazione. Ultimo importante sviluppo: Oseghale è stato scagionato dall’accusa di assassinio. Si sta facendo avanti l’ipotesi che Pamela sia morta di overdose di eroina. Rimane l’imputazione nei confronti di Oseghale, a quanto pare preso dalla paura di fronte al decesso della 18enne, per occultamento e vilipendio di cadavere.

Traini si era voluto originariamente ergere a giustiziere e voleva uccidere il nigeriano indagato per l’assassinio di Pamela ma poi ha optato per una strage di gente di colore, a caso, per le strade di Macerata, riuscendo a ferirne sei.

Il 28enne era già stato diagnosticato come un caso borderline da uno psichiatra, ma ci sono “pazzi” e “pazzi”: oltre ad avere indossato la bandiera italiana e ad aver esibito il saluto fascista nel momento dell’arresto, una perlustrazione della sua camera ha rivelato la presenza del volume Mein Kampf, di Adolf Hitler ed una copia di Gioventù Fascista, vecchia rivista risalente al ventennio. Oltre al suo legame con la Lega, si parla di suoi legami con Forza Nuova – è stato fotografato mentre partecipava ad una sua manifestazione – e, sorpresa, sorpresa, proprio Forza Nuova, la nota forza politica neo-fascista, sembra disposta a procurargli addirittura un pool di avvocati, di fronte alla comprensibile accusa di tentativo di strage a fondo razziale.

E poi, nel bel mezzo del clima arroventato da polemiche delle imminenti elezioni politiche, l’episodio di Macerata ha scatenato tutta una serie di commenti da parte delle varie forze in campo. Chiaramente è stato condannato da tutti, ma Salvini ha rigirato la frittata, approfittando per denunciare quella che lui chiama “invasione” di immigrati, Berlusconi ha preferito concentrarsi sull’aspetto patologico, lasciando da parte “lo sfondo razzista” dell’atto efferato, la Meloni di Fratelli D’Italia parla di aumento della criminalità soprattutto tra gli extra-comunitari e si arrabbia perché i politici sono rimasti inorriditi dal raid di Traini, mentre non hanno fatto neanche una telefonata alla madre di Pamela (che invece lei, mamma, ha fatto), il M5S consiglia il silenzio, mentre il PD e Liberi Uguali hanno fatto l’opposto, concentrandosi proprio sulla questione del razzismo.

E mentre sui social un certo numero di persone hanno inneggiato a Traini, suggerendo che diventi addirittura Primo Ministro, alcuni di loro aggiungendo l’esclamazione “W il Duce!”, Boldrini, presidente della Camera ed esponente di spicco con LeU, dopo il falò di Busto Arsizio, dopo la foto virale della sua testa decapitata, e l’invito sui social di andare a stuprarla a casa sua, è apparsa – notizia dell’ultim’ora – in un fotomontaggio in cui appare con la testa stretta con una specie di cesoia impugnata da un personaggio col volto insanguinato. L’immagine appare sulla pagina dei Sentinelli di Milano – che in realtà la denunciano – con la scritta “Giustizia per Pamela Mastropietro barbaramente uccisa e fatta a pezzi da una risorsa nigeriana amica della Boldrini”.

Paolo Bernabucci, presidente del GUS (Gruppo Umana Solidarietà), un’associazione civile sempre di Macerata che si occupa di immigrazione e non solo, e che conta due dei suoi ragazzi tra le vittime dei colpi di pistola sparati da Traini, subito dopo il fatto, aveva dichiarato: “continuiamo il nostro lavoro in silenzio, ma il clima di odio deve finire”.

Tra l’altro, il dicembre scorso fu proprio la GUS a organizzare a Macerata un evento speciale intitolatoResistere! Resistere! Resistere”, con il patrocinio dell’Assemblea Legislativa, un percorso ideale partendo dal pensiero di Gramsci, a ottant’anni dalla morte, passando per la prima marcia della pace a Sarajevo, alla quale partecipò lo stesso Bernabucci venticinque anni fa, fino ad arrivare all’esperienza di resistenza all’ISIS del popolo curdo in Siria. Il GUS è molto vicino alla causa curda e, ha lanciato l’hashtag #DefendAfrin dopo il recente attacco di Erdogan contro i curdi nella città siriana.

Ed è proprio Paolo Bernabucci a parlare con YOUng dei fatti di Macerata.

Ultima notizia: uno striscione è apparso a Roma con su scritto “Onore a Luca Traini”. No comment. ]

paolo-bernabucci-gus

L’INTERVISTA:

Di cosa vi occupate esattamente?

Ci occupiamo di emergenze umanitarie e di protezione civile in tutto il mondo, per esempio lavoriamo in Sri Lanka dopo uno tsunami, o anche in Italia quando ci sono eventi catastrofici. E ci occupiamo di accoglienza. Facciamo questo dal 1998, quando arrivarono dei curdi a Macerata. Notare che offrendo accoglienza a chi fugge, noi siamo poi ritenuti responsabili per qualsiasi cosa succede a questi ragazzi.

E’ stato osservato che i migranti nelle Marche rappresentano solo il 10% della popolazione, e che il numero di essi è aumentato di sole 5 unità recentemente.

Sì, e questo vale in particolare per Macerata che ne ospita un numero molto più basso rispetto ad molte altre città italiane. Qui si contano poco più di 400 richiedenti asilo, e gestiti dal comune, insieme al GUS, e ad altre organizzazioni umanitarie. Noi ci occupiamo di meno della metà. Quindi non è vero che Macerata sia “invasa” da queste persone.

Ed è stato osservato che molti di questi sono inquadrati e lavorano.

Certo, anche se quelli che lavorano non sono più responsabilità dei centri di accoglienza. I richiedenti asilo in attesa che la loro richiesta venga accettata hanno dei semplici permessi di soggiorno. Noi aiutiamo quelli che hanno vista accolta la loro richiesta cercandone l’inserimento nella forza lavorativa. Tutti quelli sotto la nostra tutela non vivono in un centro di accoglienza, ma in appartamenti, come gli altri abitanti di Macerata, in una forma di ospitalità diffusa: questo è il nostro modello. Ciò permette loro di vivere in maniera decente, ma anche d’integrarsi con la popolazione locale.

Qualcuno ha osservato che quando Traini ha cominciato a sparare, le vittime non hanno trovato aiuto da parte della popolazione.

Non saprei di questo. I nostri due ragazzi feriti – peraltro seguiti molto bene sia dalle strutture ospedaliere che dai noi stessi – non ci hanno detto questo, ma anzi hanno ringraziato noi e i cittadini per la preoccupazione di fronte al tentativo di strage. Se queste voci sul non-aiuto fossero vere, sarebbe molto grave, anche se, d’altro lato, è comprensibile che certa gente di fronte a degli spari sia più tentata dal fuggire che dall’aiutare.

Ma in generale, a parte questo singolo grave atto criminale perpetrato da Traini, qual è l’attitudine generale della gente verso i migranti?

Direi ambivalente. Premessa: sicuramente una città come Macerata non è abituata alle pistole ed alle sparatorie di xenofobi razzisti come Traini, o ad altri episodi del genere. E quando si parla di criminalità, si parla più che altro di spaccio.

Quindi cosa intende per “ambivalente”?

Mi riferisco all’attitudine verso persone dalla pelle diversa. Nel passato il nostro modello d’integrazione e i nostri sforzi ad inserire i richiedenti asilo come forza lavoro ha avuto un buon responso sul territorio, ma negli ultimi anni, a partire dalla crisi economica del 2008, e poi col diffondersi di un clima di odio razziale, le cose si son fatte più difficili. Ma noi continuiamo indefessamente la nostra opera di inserimento, pur essendo meno facile rispetto al passato.

Esiste nella vostra area il fenomeno del caporalato?

Non nel senso classico, storico del termine, anche perché non esistono coltivazioni estensive. C’è sì la possibilità di sfruttamento.

In che senso?

Noi proteggiamo i nostri ragazzi assicurandoci che ottengano dei contratti di lavoro regolari, e a volte ci siamo anche trovati a dover minacciare quei datori di lavoro che non rispettavano le norme in termini di salario. Poi però può capitare che qualcuno di questi ragazzi non utilizzi il nostro aiuto, e magari si adatti a dei lavori sottopagati, come ad esempio il volantinaggio. Si accontentano di questo piuttosto che starsene a far niente.

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Il sindaco di Macerata, almeno nelle sue dichiarazioni, sembra essere dalla vostra parte.

Credo proprio di sì, e ci tengo subito a sottolineare che i progetti di accoglienza partono dal comune stesso e poi vengono affidati a noie ad altre organizzazioni che si muovono in questo campo.

Per tornare al caso Traini, è stato osservato che lui era originariamente un “bravo ragazzo”, anche se poi diagnosticato come borderline, ma rimane il fatto che sia stato esposto a certe idee e visioni del mondo che ci fanno capire perché ha agito come ha agito.Quindi, al di là dell’aspetto puramente psicologico, se non quasi psichiatrico, c’è sempre da considerare il “fattore indottrinamento” in una certa direzione.

Eh, sì, purtroppo certe ideologie sono molto pericolose.

In particolare la Lega dalle vostre parti come si muove?

Certamente la Lega ha mandato avanti da un bel po’ questa “politica delle ruspe”, ma non si può dire che i rappresentanti della Lega locali siano necessariamente “compagni” di una persona come Traini. Quelli che conosco sono individui pacifici e perbene. Al tempo stesso credo che sia molto pericoloso ciò che stanno facendo certi esponenti a livello nazionale, i quali, per calcolo politico, cavalcano l’odio e il razzismo. A livello locale, ripeto, noi ci siamo trovati bene anche con rappresentanti della Lega e della destra, perché poi, alla fin fine, ci si trova di fronte a dei problemi eminentemente pratici.

Quale vuole essere il vostro contributo affinché si abbassino i toni e non si ripetano episodi come il tentativo di strage?

Saremo pronti a tutto, non dico a coinvolgere immediatamente quei politici ora impegnati nella campagna elettorale, ma anche a sederci allo stesso tavolo con esponenti di Forza Nuova, laddove, pur essendo questi su posizioni lontanissime dalle nostre, si potrebbe arrivare ad un patto affinché non si assecondino atti di violenza come quelli a cui abbiamo assistito. Un patto di umanità.


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Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.
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