Dalla storia di Avon e Vorwerk ai fuffaguru di TikTok: come la vendita porta a porta ha sempre puntato sulle donne e sulle loro insicurezze. Un’analisi tra opportunismo, truffe agli anziani e falsi miti di autonomia.
Il suono del campanello a metà mattina non è mai un evento casuale. Quel drin drin oggi può preannunciare vari personaggi: il testimone di Geova, il finto idraulico dell’Enel o, se hai fortuna, Poste Italiane con una raccomandata.
Tuttavia anni fa, quando internet non era ancora lo strumento prediletto per i soggetti di cui parleremo, quel drin drin rappresentava un’interruzione calcolata dello spazio privato, un tentativo mirato di forzare la porta che separa l’intimità domestica dalle molestie di vendita.
Ci avete mai fatto caso? Le aziende che hanno costruito imperi sulla vendita porta a porta non hanno scelto un target generico: hanno sempre scelto le donne. Si tratta di una strategia di marketing che ha attraversato i decenni, mutando forma ma mai sostanza, passando dai cataloghi patinati degli anni ’80 ai funnel aggressivi dei social media.
Tra cura e sussidiarietà: le radici storiche
Brand come Avon e Vorwerk non sono nati dal nulla, anzi. Entrambi affondano le radici in periodi di crisi o trasformazione sociale, esplodendo definitivamente durante il boom economico.
La Vorwerk Folletto storia inizia in modo quasi casuale: l’azienda nasce nel 1883 come fabbrica di tappeti, ma è con la crisi del 1929 che arriva la svolta. L’ingegnere Engelbert Gorissen ha l’idea di creare il “Kobold” (quello che conosciamo come Folletto), un oggetto così innovativo che i negozianti non sapevano come vendere. Da lì l’intuizione: portarlo direttamente nelle case per mostrarne il potere.
Avon, invece, nasce ancora prima, nel 1886, dalla mente di David H. McConnell. Lui vendeva libri, ma si accorse che le donne erano molto più attratte dai campioncini di profumo che regalava insieme ai volumi. Capì che c’era un mercato enorme e ignorato: quello delle donne chiuse in casa che cercavano un briciolo di indipendenza. Iniziò così a reclutare le prime rappresentanti, creando un impero che per un periodo vendette persino gioielli oggi considerati cimeli vintage.
Queste aziende sono esplose davvero durante i periodi delle guerre e nel dopoguerra.
Se durante le guerre le donne sono state la manodopera necessaria per sostituire gli uomini al fronte, nel dopoguerra la narrazione è cambiata: la cura della casa e della persona è tornata al centro, e il “door to door” è diventato lo strumento perfetto per intercettare la donna tra le mura domestiche.
Vendere grazie all’ amicizia
E se nel ‘900 questa tecnica era circa una bella trovata pubblicitaria, l’efficacia di questo modello in questo secolo si ritrova nella capacità di trasformare un rapporto commerciale in un legame di vicinato. Ricordo bene quando, da piccola, una venditrice bussò alla porta di casa mia. In famiglia abbiamo avuto diverse rappresentanti Avon, mai invasive, ma ricordo bene quando bussò alla porta un’altra venditrice di cosmetici.
Instaurò subito un legame via citofono, dicendo che abitava vicino e che conosceva il vicinato. Mia madre, per pura carineria, scelse di aprire. Quello che sembrava l’inizio di un’amicizia si trasformò presto in opportunismo.
La tipa ci invitò a casa sua ben tre volte e ogni volta seguiva lo stesso identico copione:
“Come stai? Tutto bene? Oddio che pelle spenta che hai… non è che cerchi un nuovo prodotto?”
È andata avanti per ORE, ragazzi, ore. Alla fine, pur di mandarla a cagare abbiamo comprato un blush e un fondotinta. Colpire una donna casalinga è facile: ci vuole una sfacciataggine incredibile per commentare l’aspetto fisico di una persona come se fosse normale dopo solo quattro incontri. Eppure, è proprio questa invadenza che buca le difese.
Da Manuela di Herbalife al reclutamento online
È la stessa tecnica di Herbalife, di cui sono stata io stessa vittima (e in parte carnefice) qualche anno fa. Una mia amica diede il mio contatto a una certa Manuela, che mi offrì una pulizia viso gratis con i loro prodotti. La strategia dell’invito a casa, del chiederti i fatti tuoi mentre provi “prodotti miracolosi”, è la stessa. C’è chi ha gli anticorpi e si gode la pulizia viso e manda a quel paese la promoter (io stessa), ma c’è chi queste catene le alimenta comprando e lasciandosi reclutare. Sono metodi opachi: ti chiedono il numero, le conoscenze e poi iniziano a reclutarti.
Oggi, con le piattaforme online, il processo è ancora più segmentato. Se dal vivo si muovono sulle insicurezze estetiche, online si lavora invece sull’AUTONOMIA economica femminile. Su TikTok è pieno di ragazze che dicono di fare 3.000 euro al mese facendo la “segretaria o l’imprenditrice di se stessa”.
Non fanno gatekeeping, anzi, ti invitano a entrare così fai soldi facili anche tu. Su Facebook, invece, puntano a madri e nonne con annunci tipo: “Cerchiamo donne per lavoro da casa 2 ore a settimana”. Spoiler: non saranno mai solo due ore, e non sarà mai un vero lavoro.
Il Multilevel Marketing (MLM) moderno ha trovato nelle piattaforme digitali un terreno fertile per segmentare il pubblico. Non c’è più bisogno di bussare alle porte se puoi entrare direttamente nello smartphone di chi cerca un riscatto professionale. Qui le fuffaguru di TikTok hanno preso il posto delle vecchie rappresentanti, vendendo non più un blush, ma la promessa di una carriera da “imprenditrice di se stessa” che spesso si rivela essere solo un ingranaggio di una catena opaca.
Le truffe agli anziani: quando la gentilezza diventa una trappola
Figlie di queste strategie di vendita porta a porta sono anche le truffe ai danni degli anziani, come i finti tecnici dell’Enel o della caldaia. Sono lavori percepiti come “da uomini e che capiscono solo gli uomini”, ma che vengono proposti quasi sempre quando in casa c’è solo l’anziana signora che non capisce niente di caldaie. Ammettiamolo: gli uomini si romperebbero le palle in fretta e manderebbero a cagare i tizi sulla porta dopo due secondi. I truffatori lo sanno e puntano sulla pazienza o sul timore di chi fatica a troncare una conversazione per educazione.
E gli uomini? Il banchetto della fuffa digitale
Ma in tutto questo… il target maschile finisce mai in questo maledetto mirino? Nel porta a porta fisico, anche se si vendono prodotti maschili come rasoi o barbecue di ultima generazione, se ne occupa quasi sempre la donna. Online, invece, la situazione cambia radicalmente. La vendita “porta a porta” di carriere e mindset è il regno dei fuffaguru di cui parla ogni giorno il direttore Germano Milite.
È qui la differenza cruciale: dal vivo ti vendono un oggetto fisico e poi forse ti incastrano nella loro valle infangata; online, invece, è molto più probabile che ti vendano direttamente fuffa sotto forma di videocorsi. Che sia un aspirapolvere, un cosmetico o un sogno di ricchezza, l’obiettivo è sempre lo stesso: entrare in casa tua (fisica o digitale) e convincerti che hai un problema che solo loro possono risolvere.







