Relazioni: quanto conta essere veri sin dall’inizio?

Novembre 24, 2020
Attilio De Alberi
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Esiste un potente istinto quando incontriamo qualcuno dal quale siamo attratti: quello di renderci piacevoli. Ed uno dei modi più comuni per farlo consiste nel mostrare di essere d’accordo con i suoi punti di vista e con le sue scelte. Quindi se nel corso di una cena la persona da poco conosciuta ci rivela di amare la danza, diciamo semplicemente che anche noi amiamo ballare. Se ci dice che trova noiosi i musei, diciamo che pure noi la pensiamo allo stesso modo.

Tutto questo però potrebbe non essere vero: le falsità in questo caso hanno il solo scopo di accontentare la persona con la quale magari vogliamo cominciare una seria relazione e con la quale cerchiamo di essere in qualche modo allineati. E non è improbabile che la persona con la quale abbiamo a che fare assuma lo stesso approccio.

Ma, come fa notare The School of Life, il centro britannico di studi filosofici e psicologici, quest’approccio fondamentalmente disonesto ad una nuova relazione finisce per creare dei seri problemi.

La realtà è che col tempo le due persone che hanno avviato una relazione si rendono conto di quanto fuorvianti e pericolose possano essere le impressioni reciproche che hanno l’una dell’altra.

Queste due persone potrebbero decidere di sposarsi e di vivere insieme, ma col tempo e gradualmente scoprirebbero qual è la verità nascosta sulle preferenze ed i gusti del proprio partner. Tale scoperta potrebbe creare uno stato di disillusione e di possibile choc, e potrebbe anche condurre ad una rottura della relazione.

Una delle possibili conseguenze di tale scoperta è appunto la semplice conclusione che noi ed il nostro partner in realtà non siamo compatibili l’uno con l’altro.

Alternativamente, la relazione potrebbe continuare ad esistere lo stesso, ma entrambi i partner potrebbero furtivamente, e quindi all’insaputa dell’altro, fare cose che hanno dichiarato di non fare mai o perseguire bisogni che avevano dichiarato di non avere. Ma, prima o poi, questa specie di doppia vita potrebbe essere scoperta, causando quindi rabbia e dolore reciproci. Quest’attitudine comporta quindi dei rischi e può condurre ad un profondo stato di confusione in un rapporto.

Un approccio decisamente più semplice comporterebbe al contrario osare essere un po’ più complessi nel proprio atteggiamento all’inizio di una relazione. Non c’è bisogno di essere in qualche modo sfacciati o esigenti, anche se, di fronte ad una originaria forma di onestà il potenziale partner potrebbe semplicemente tirarsi indietro e scomparire tout court.

Allo scopo di essere onesti durante un tentativo di seduzione dobbiamo avere un senso basilare di accettabilità, dobbiamo sapere che siamo lungi dall’essere perfetti, ma che questo non comporta necessariamente il dover provare una sensazione di vergogna.

La convinzione che le nostre cosiddette stranezze o bizzarrie sono essenzialmente accettabili ci permette di presentarci ad un’altra persona che non abbiamo finora conosciuto senza un sentimento di paura o con un atteggiamento difensivo. Un’attitudine di onestà e di essenziale candore da parte nostra può portarci a richiedere alla persona che stiamo gradualmente conoscendo di avere la stessa attitudine, in modo di avere di fronte a sé una situazione di essenziale chiarezza.

Se il potenziale partner afferma di essere semplice e quindi senza particolari complicazioni, noi abbiamo il diritto di essere magari un po’ scettici a proposito. Dopo tutto, come noi, sono degli esseri umani, ed essere umano comporta qualche inevitabile complicazione. Ognuno di noi porta con sé qualche stranezza o stravaganza, e bisogna imparare ad accettarla.

Quindi essere onesti, diretti è una forma di meccanismo che ci permette di essere più rapidi nello stabilire una relazione trasparente e priva di agonie e falsità. Una volta che le complessità reciproche sono state esposte senza problemi, abbiamo la sensazione in qualche modo rassicurante che ci troviamo di fronte ad una persona matura e piacevolmente diretta. Quindi potremo avere delle relazioni più semplici, proprio come in realtà desideriamo, quando siamo pronti a rivelare e a condividere le inevitabili complessità della nostra natura umana.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.
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