Accordo Ue – Canada (CETA): quali problemi solleva?

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18/09/2019 Attilio De Alberi

Da tempo si è levata un’opposizione in Italia al CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement – “Accordo economico e commerciale globale”), l’accordo commerciale tra Europa e Canada. Contrari ad esso sono sia il M5S che il Partito Democratico che attraverso una mozione di Zingaretti si era chiaramente opposto ad esso fin dal 2017. Ma ora, a sorpresa, la nuova ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova del PD si è espressa a favore di esso. Le reazioni a questa sortita sono state forti e la Bellanova è stata rimproverata di non aver ascoltato produttori ed agricoltori e le è stato chiesto di avviare urgentemente un incontro col Gruppo Interparlamentare No CETA.

E’ importante capire qual è la problematica relativa a questo accordo che prevede la quasi totale abolizione dei tassi doganali con il Canada. Se da un lato, almeno secondo il Centro Studi di Sace, l’export Italiano nel paese oltreoceano è aumentato del 13% tra gennaio e maggio 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018, da un altro lato ci sono dei seri problemi legati alle importazioni.

Ci si riferisce in particolare alla presenza di OGM nei prodotti agricoli canadesi. Questi circolano liberamente in Canada grazie ai trattati commerciali che lo legano a Stati Uniti e Messico. In pratica gli alimenti che contengono OGM non sono etichettati come tali e quindi non è possibile certificarli come OMG-free, come richiede la normativa UE. Bisogna poi tenere in mente i limiti imposti, sempre dall’UE ai residui di pesticidi nel cibo, all’utilizzazione di ormoni ed antibiotici nel campo dell’allevamento ed al divieto sull’uso del diserbante Glifosate sul grano nella fase di pre-raccolta.

Bisogna sapere che 99 dei pesticidi ammessi in Canada sono vietati in Europa e che negli allevamenti canadesi viene tuttora usata come pastura la farina di sangue, ritenuta come origine del fenomeno Mucca Pazza e che, proprio per questo motivo, è stata bandita dalle aziende europee.

Poi, in pratica, al di là dei vantaggi per l’export italiani in vari settori (meccanica strumentale, farmaceutica, metalli, alimentari, bevande, tessile, abbigliamento) che nascono da questo accordo, il CETA non è per il momento uno strumento efficace contro la contraffazione alimentare.

Il motivo è questo: solo 41 su 290 eccellenze alimentari certificate in Italia (i prodotti DOP) vengono protetti dal trattato. Come ha spiegato il presidente della Coldiretti Emanuele Prandini, per ciò che riguarda l’export di Grana Padano e Parmigiano Reggiano viene confermato un calo del 30%, mentre l’arrivo del parmigiano canadese aumenta del 13% sul mercato europeo, che è proprio il principale sbocco per i prodotti agroalimenrari made in Italy.

Fortunatamente, dopo aver ascoltato le proteste provenienti da categorie produttive, da associazioni, da consumatori, da parlamentari, da alleati ed opposizioni di governo, la ministra Bellanova si è dichiarata pronta ad ascoltare un po’ tutti per poi cambiare le norme del trattato in questione.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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