Valditara, alla fine, l’ha avuta vinta, ed ora l’educazione sessuale sarà proibita alle scuole elementari e concessa solo su autorizzazione dei genitori a partire dalla secondaria. Si tratta ovviamente di una decisione folle e inaccettabile, e su questo concordano praticamente tutti: sessuologi, psicologi, medici, educatori e così via.
Ma i nostri amici femministi non è che potevano accontentarsi di questo. È chiaro che la protesta deve andare oltre! E soprattutto è chiaro che dell’educazione sessuale gliene frega molto poco, perché il loro obiettivo è proteggere le femmine dalla violenza maschile, evidentemente latente già a 6 anni.
A questo proposito, alcune realtà e persone si sono espressa in maniera particolarmente divertente. Partiamo da D.i.Re, Donne in Rete contro la violenza, che riunisce tanti centri antiviolenza femminili e offre sostegni di vario tipo. Queste generose donne protestano, sul loro profilo Instagram, perché la scuola dovrebbe essere “uno spazio in cui imparare che il corpo di una ragazza appartiene a lei, che il desiderio dell’altra non è mai a disposizione”. Notiamo l’uso del genere grammaticale femminili: del corpo dei maschi chi se ne frega ed è ovvio che il loro desiderio è sempre a disposizione.
Continuano dicendo che l’assenza dell’educazione sessuale “significa lasciare sole le ragazze davanti alla cultura del possesso e lasciare soli i ragazzi dentro modelli di mascolinità violenta”. Dunque: l’educazione sessuale avrebbe smarcato le ragazze da questa ‘cultura del possesso’ (è pieno di culture ormai, ironico data la situazione disastrosa) che ovviamente le riguarda solo in quanto oggetti passivi: una ragazza certamente non sarà possessiva nei confronti del fidanzato, non gli controllerà i messaggi ecc ecc. Gli agenti infatti sono appunto i maschi, che vanno ‘decostruiti’ perché gli venga resettato il cervello così da non avere più residui patriarcali: il modello di mascolinità violenta è dappertutto, palesemente!
Comunque, per fugare ogni dubbio ci tengono proprio a dirlo apertamente: “l’educazione sessuo-affettiva deve essere pubblica, laica, femminista, competente, continuativa, accessibile a tutte e tutti.” Prima femminista, poi competente.
Non poteva ovviamente mancare Valeria Valente, che quando c’è da fare proclamoni a favore di femminismo random non delude mai. Anche lei riduce l’educazione sessuale a una questione di tutela delle femmine, sostenendo che proprio la scuola sia il luogo in cui farla, perché “proprio nelle famiglie si annida spesso la cultura della sperequazione di potere tra donne e uomini” – da cui non può che nascere la convinzione che si possa uccidere e stuprare tutte le donne che si vuole.
In un italiano stentato che cerca di passare per colto, la senatrice afferma che l’educazione sessuale è “il principale strumento di prevenzione della violenza maschile”; a noi risultava che servisse ad altro, e che magari avesse a che fare vagamente anche coi maschi, ma ci sbagliavamo: tutto è mirato a “un’educazione a modelli di comportamento che escludano la volontà di possesso sul corpo, specie sul corpo femminile”. Di nuovo: del corpo dei maschi, chi se ne frega.
Abbiamo poi il comunicato del Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia Romagna, che dall’allarmismo sconfina nella vera e propria teoria del complotto:
“Non esitiamo a definirlo un attacco alla prevenzione della violenza contro le donne teso a impedire o ad ostacolare quel cambiamento culturale che è necessario per rimuovere le radici culturali e sociali della violenza contro le donne e realizzare ogni forma di prevenzione. Dietro la retorica del “diritto delle famiglie a scegliere” si nasconde ostacolare i percorsi di prevenzione e riportare temi come la violenza contro le donne e altre soggettività fuori dal dibattito pubblico e dentro la sfera privata.”
Ahi ahi, ragazzi! Qui casca l’asino, vi abbiamo scoperto: in realtà volete tornare all’età della pietra, chiudere le donne in casa, riportare in auge il padre padrone che picchia e umilia impunemente, insomma odiate le donne e questo è il vostro piano per sottometterle e impedirne la libertà: trasformerete la violenza in “un fenomeno di cui discutere il meno possibile, soprattutto nei luoghi in cui si formano le coscienze delle nuove generazioni.”
Ovvio, no?
Ma neanche solo questo! La modifica dell’educazione sessuale “è un atto aggressivo volto a indebolire gli strumenti culturali ed educativi necessari per affrontare la violenza misogina, omofoba e razzista”. Ci mettiamo dentro un po’ di razzismo e omofobia che fanno sempre bene.
A nessuna di queste persone preoccupa, a quanto pare, l’aumento delle MST, la tendenza a non usare il preservativo, l’abuso di pornografia, i problemi di insicurezza e ansia che possono colpire entrambi i sessi, e i rischi a cui si espongono se non sanno quello che fanno quando si avvicinano all’attività sessuale. Figuriamoci, mica è per queste cose che si fa l’educazione sessuale! Si fa per insegnare che le donne non si toccano nemmeno con un fiore ❤️








