DIEM25 nel panorama delle elezioni europee

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20/05/2019 Attilio De Alberi

Il DIEM25 (Democracy in Europe Movement 2025), il movimento paneuropeo creato dall’economista ed ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, ha come obiettivo la nascita di una nuova Europa che segua una terza via politica tra l’europeismo dell’austerità a guida neoliberista ed il sovranismo antieuropeista dei nuovi populismi nazionali che stanno notoriamente infettando il continente, e che abbiamo visto sorgere anche oltre Atlantico negli USA di Trump e nel Brasile di Bolsonaro.

L’idea dietro questo coraggioso programma è creare “una democrazia piena e compiuta, dotata di un Parlamento sovrano che rispetti l’auto-determinazione nazionale e condivida il potere decisionale con i parlamenti nazionali, i consigli regionali, i consigli comunali”.

DIEM25 punta ad una riforma delle istituzioni della UE attraverso la convocazione, nel 2025, di un’Assemblea Costituente, che avrà il compito di redigere una costituzione democratica europea che sostituisca o integri i trattati in vigore oggi all’interno dell’Unione.

Ad un anno dalla sua fondazione DIEM25 contava oltre 60.000 iscritti, ma poi nel 2018 ha superato i 100.000 militanti, sconfinando l’Unione Europea. In questo contesto vale la pena di ricordare l’incontro storico tra Varoufakis e Bernie Sanders. Oltre a Sanders, tra i supporter illustri di DIEM25 a livello mondiale si possono contare Noam Chomsky, Naomi Klein, Ken Loach, Julian Assange, Jeremy Corbin e Katrin Jakobsdottir (Primo Ministro islandese).

Oltre al progetto di democratizzazione reale dell’Europa, DIEM25 si pone obiettivi come la lotta contro la disoccupazione e contro i paradisi fiscali, grazie ad una politica fiscale comune, avviando un New Deal continentale di marca neo-keynesiana che garantisca alloggi, assistenza sanitaria, lavoro ed un dividendo universale a tutti i cittadini europei.

Un altro obiettivo è il rafforzamento della solidarietà internazionale attraverso un Sistema di Asilo Comune Paneuropeo che garantisca ai rifugiati di stabilirsi dove hanno migliori prospettive d’impiego, legami famigliari più forti o migliori competenze linguistiche.

Inutile dire che DIEM25 è contrario alla Brexit, con tutte le ovvie problematiche che ha già creato e che continua a creare. In una videointervista al quotidiano El Pais di Madrid, Varoufakis ha descritto le concessioni speciali garantite dalla UE al Regno Unito durante le discussioni sulla Brexit nel febbraio 2016 come un esempio della frammentazione dell’Europa.

Sotto varie sigle DIEM25 si presenta alle elezioni europee in otto paesi: Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Danimarca, Polonia e Grecia, e lo stesso Varoufakis è candidato in Germania. In Italia, Diem25 può contare come supporter il sindaco di Napoli Luigi Magistris e la Sinistra.

Infine è importante sottolineare la posizione di DIEM25 sull’ambiente. Secondo il movimento le elezioni europee potrebbero essere una grande opportunità per dare il via ad un Green New Deal (ndr questa terminologia è la stessa utilizzata da Alexandria Octavio Cortes, nota rappresentante progressista e pro-Sanders al Congresso USA).

Fin dal 2016 DIEM25 ha mandato avanti fin dal 2016 una campagna a favore di tale Green New Deal, richiedendo che la EIB (European Investment Bank – Banca per gli Investimenti Europea) di utilizzare il proprio mandato per investire 500 miliardi di euro l’anno nella transizione ecologica del continente, creando così milioni di posti di lavoro decenti nelle infrastrutture, nell’industria e nell’agricoltura.

DIEM25 fa notare che l’Europa è il terzo più grande emettitore di gas nocivi che causano l’effetto serra al mondo, dopo gli USA e la Cina. In pratica, se la UE continua a dare sussidi per il consumo di combustibili fossili, un Green New Deal puramente domestico, cioè nazionale, ammonterà a poco più di una goccia in un secchio d’acqua.

Non bisogna dimenticare che fin dal 2015 il Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici – noto anche come Piano Juncker – ha mobilizzato investimenti per una cifra superiore a 392 miliardi di euro, in un disperato tentativo di controbilanciare i livelli d’investimento in caduta attraverso l’intera Europa. Questo programma è stato indirizzato principalmente verso il business locale, la ricerca e l’energia. Ne hanno beneficiato soprattutto le piccole e medie imprese ed il programma ha creato 750.000 posti di lavoro alla fine del 2017.

Il Green New Deal per l’Europa, secondo DIEM25, migliorerebbe il Piano Juncker in tre modi.

Uno è relativo alla grandezza: per risolvere la crisi del cambiamento climatico, bisognerebbe investire almeno il 5% del Prodotto Interno Lordo ogni anno direttamente nella conversione ecologica.

Il secondo è il modo in cui ottenere i fondi. Buona parte del finanziamento del Piano Juncker era basato su un modello di partnership pubblica-privata, laddove il rischio d’investimento viene socializzato, mentre a guadagnarci sono le banche. Il Green New Deal otterrebbe i fondi necessari attraverso l’emissione di obbligazioni, assicurandosi che la proprietà dell’infrastruttura europea rimanga in mano pubblica.

Il terzo ed ultimo è legato alla democrazia. Sotto il Piano Juncker, le decisioni vengono prese da un comitato di esperti, senza un riferimento ai bisogni, alle preferenze ed ai sogni delle comunità coinvolte. Il Green New Deal metterebbe le decisioni d’investimento nelle mani di un’Agenzia per i Lavoro Pubblici, ridando un significativo controllo alle autorità regionali, municipali e comunque locali.

Esiste già un crescente supporto nell’ambito della UE nei confronti di questo Green New Deal. Anche Michel Barnier — considerato il candidato favorito per la Presidenza della prossima Commissione Europea ha espresso il suo appoggio a questo progetto.

Al tempo stesso DIEM25 mette in guardia contro il pericolo di cooptazione. Si fa notare il bisogno di rimanere uniti dietro alla dettagliata proposta del Green New Deal, considerata democratica, ambiziosa e legata al concetto di giustizia. Il pericolo, viene fatto notare, è quello di lasciarla nelle mani dei tecnocrati che potrebbero attuarne una versione annacquata.

Per chi vuole divertirsi, qui di seguito il link ad un video satirico messo in giro dal fronte anti-sovranista che vede il rapporto tra Trump e le elezioni europee: https://www.facebook.com/watch/?v=1043735739169073

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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