La manovra finanziaria giallo-verde vista da Varoufakis

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06/10/2018 Attilio De Alberi 861

Negli ultimi giorni, dopo l’accordo sulla manovra finanziaria destinata ad aumentare fino al 2,4% il rapporto tra il deficit e il PIL, accettato molto ‘obtorto collo’ dal Ministro dell’Economia Tria, e dopo la teatrale uscita di Giggino & Co. sul balcone di Palazzo Chigi, si sono sprecate le polemiche su questa mossa del governo giallo-verde.

A parte le reazioni non esattamente entusiaste dell’UE, a cominciare da quella di Pierre Moscovici, molti in Italia hanno espresso i loro dubbi sulla validità operativa di questa mossa economico-finanziaria.

I dubbi nascono tenendo conto dei soliti pericoli di spread e di declassamento dell’Italia, con nefasti effetti a catena, considerando in primis il nostro già notoriamente alto debito pubblico.

Al tempo stesso ci si chiede se le misure che questo fatidico 2,4% dovrebbero andare a finanziare, ossia il mitico reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia del M5S, la riforma della legge Fornero sulle pensioni e una forma ridotta di flat tax, cavalli di battaglia di Salvini, riusciranno veramente a dare un nuovo, decisivo impulso alla nostra non esattamente brillante economia.

Ad aggiungere una beffa al danno potenziale della manovra, ora i due vice-ministri/dioscuri stanno litigando per l’esatta spartizione dei miliardi della manovra sulla base delle proprie rispettive priorità, legate molto anche alle rispettive promesse elettorali.

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A questo punto vale forse la pena vedere anche quello che ne pensa Yanis Varoufakis, ex-ministro delle Finanze greco nel primo governo Tsipras, fondatore di DIEM25 (ndr. Democracy in Europe Movement, creato per imprimere una riforma radicale e democratica alla UE). Come ben si sa, a parte le sue ottime conoscenze puramente accademiche, vista soprattutto la sua esperienza nel noto confronto Troika-Grecia, Varoufakis ha senz’altro qualcosa d’interessante da dire.

Tanto per cominciare, secondo Varoufakis, la decisione presa dal governo italiano non sarà sufficiente a rivitalizzare l’economia. Perché ciò possa avvenire, secondo lui, sarebbe necessario un grosso cambiamento a livello di Eurozona, che includa investimenti su larga scala ed una totale revisione del fiscal compact. Quello che potrà fare al massimo è dare una leggera spinta alla domanda aggregata, e, nella misura in cui riuscirà ad aiutare le famiglie povere, potrà magari arrestare la caduta del reddito medio.

Al di là di tutto questo, Varoufakis pensa che l’economia italiana non sia sostenibile nell’ambito di quella che lui chiama “l’architettura dell’Eurozona” e delle sue politiche, ossia il fiscal compact, la politica sulla risoluzione delle banche, e la riduzione dei prestiti senza performance.

Più specificatamente, è molto franco sulle riforme proposte dal governo giallo-verde: secondo lui hanno uno scopo principalmente propagandistico, e non potranno aumentare in maniera significativa la domanda. Un po’ di bene lo potranno fare, ma non risolveranno i problemi dell’Italia, nell’ambito di un’Eurozona le cui regole “non permettono al paese di respirare”.

E a questo proposito, secondo Varoufakis, questo “governo del cambiamento” rischia di ripetere “il ridicolo errore di Renzi”: chiedere il permesso di rompere le regole del fiscal compact, senza però esigere una riunione del Consiglio Europeo – cosa che avrebbe il diritto ed il dovere di fare –  per cercare di cambiare il fiscal compact. Chiama quest’atteggiamento “strategia da bambino viziato”.

Non c’è da sorprendersi se una persona così progressista come Varoufakis sia molto critico di Salvini, che, secondo lui, usa i migranti come “pedina di scambio” contro Brussels. Questo significa, dice, promuovere una “misantropia strategica” come forma di tattica legittima. E, su questo punto, giunge a dire che questo attuale governo italiano è “un chiaro e presente pericolo per la civiltà europea”.

Al tempo stesso, l’ex-ministro delle Finanze greco non crede che l’Italia possa fare la stessa fine del suo paese: l’Italia è un paese troppo grande per includerlo in un programma come quello attuato dalla Troika nei confronti della Grecia, e la minaccia di espulsione dell’Italia dall’Eurozona rappresenterebbe comunque la fine dell’Eurozona stessa.

Purtroppo, checché ne dicano Tsipras & Co. la crisi greca è, secondo Varoufakis, lungi dall’essersi risolta. Lo stato greco, le banche greche e le famiglie greche sono tuttora in uno stato di bancarotta: tutti devono del denaro che non sono in condizione di pagare. Dopo tutto, l’unica cosa che hanno fatto le autorità europee è stato sospendere il pagamento del debito fino al 2032, ma al tempo stesso hanno imposto una politica di austerità, che, in un drammatico circolo vizioso, impedisce una crescita delle entrate, e quindi rende molto difficile il pagamento del debito. E, come conseguenza, uno dei più recenti fenomeni in Grecia è proprio la fuga dei cervelli, e quindi la perdita di “insostituibile capitale umano”.

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La lezione della Grecia, secondo Varoufakis, è questa: “La UE è ben lontana dall’avere la discussione che dobbiamo avere su come rendere la nostra area di valuta comune sostenibile.”

Infine, a proposito del suo movimento, Varoufakis fa notare che milioni di italiani si sentono vicini a DIEM25, e lo stesso vale per movimenti, partiti e personalità della sinistra. Al tempo stesso fa notare come molti italiani sono stanchi di una sinistra che si unisce senza un programma comprensivo e coerente. Ecco perché DIEM25, dice il suo presidente,  sta lavorando “per creare un’autentica unità sulla base di un comune programma paneuropeo, invece di fare un triste sforzo per essere eletti senza averne uno”.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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