Ridere di sé e con il partner fa bene alla coppia

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07/04/2019 Attilio De Alberi

Ci sono diversi elementi che aiutano a mantenere, consolidare ed arricchire una relazione, che sia essa amorosa o, se vogliamo, di semplice amicizia. Uno di questi è senz’altro lo humour. Bisogna specificare che non è che in una relazione vogliamo solo trovare una qualche forma di divertimento: tuttavia, affinché due persone riescano a tollerarsi a vicenda, sussiste il sano bisogno di ridere, sia a proposito del nostro partner che di noi stessi.

Come fa giustamente notare The School of Life, il centro di studi inglese di psicologia e filosofia, il passare una certa quantità di tempo accanto ad un’altra persona può condurre, quasi inevitabilmente, ad un allontanarsi da quelli che di solito chiamiamo normalità ed equilibrio.

Ci sono piccoli o grandi elementi di “pazzia” sia nel nostro partner che in noi stessi. I nostri partner potrebbero chiamare la loro madre cinque volte al giorno, voler pulire la cucina come se stessero per eseguire un’operazione chirurgica, insistere nell’invitare gli amici a casa o voler arrivare all’aeroporto molte ore prima della partenza di un aereo.

Dire qualcosa a proposito di queste peculiarità con un tono serio può essere una comprensibile tentazione, ma farlo in maniera diretta potrebbe rivelarsi dolorosamente controproducente. Il partner a cui ci rivolgiamo con questa modalità magari si può sentire attaccato, e, come conseguenza, può rifiutare la percezione di se stesso che viene comunicata, e quindi reagire con risentimento ed amarezza, anche se soffocati.

Ed è proprio qui che lo humour può entrare in azione: esso è il modo più effettivo per criticare un’altra persona senza destare in questa irritazione o presunzione. Se la persona criticata riesce in qualche modo a ridere non significa solo che si sta divertendo, ma anche che ha riconosciuto il tentativo di riformarla.

Se le persone si arrabbiano quando una critica viene fatta in maniera seria è perché in questa modalità non riescono a vedere fino a che punto le proprie attitudini hanno abbandonato proporzione ed equilibrio. In altre parole, non sono in grado d’identificare esattamente come la loro deviazione si è allontanata dalla modalità matura.

Se invece lo humour si focalizza in maniera anche esagerata sugli aspetti problematici dell’altra persona, ciò può scuoterla e condurla a riconoscerli, ma al tempo stesso offre il sollievo ed il conforto che, dopo tutto, non è così malvagia.

Ecco un esempio di come si può utilizzare l’esagerazione comica per puntare il dito ai difetti di un’altra persona. Immaginiamo di dover reagire alla mania del proprio partner di voler sempre mantenere la cucina perfettamente pulita e senza neanche una macchiolina. Potremmo andare da lui/lei mentre si sta dando da fare con le pulizie e dire: ”Suicidiamoci a causa delle briciole di pane vicino al lavello: hai ragione, non vale più la pena continuare a vivere in tali condizioni. Perché non facciamo un salto alla farmacia notturna e ci procuriamo una bella bottiglietta di sonniferi, oppure, semplicemente, prendiamo il coltello che usiamo per tagliare il pane e ci recidiamo le vene? Ben presto non dovremo più preoccuparci di questo mondo così caotico in cui viviamo. Dai, l’intera operazione che ti propongo potrebbe anche rivelarsi divertente”.

E’ importante, nel corso di questa messa in scena, mantenere un atteggiamento rilassato, gioioso, magari contraendo le labbra. Come tutti i comici ben sanno, quello che conta è soprattutto il tono.

L’idea dietro questo tipo d’iniziativa è proprio quella di ingrandire la dipartita dalle norme e trascinarla a proporzioni così ovviamente assurde che anche il partner riesce a vederla per quella che è: un’attitudine esagerata. L’approccio comico aiuta a far capire ciò al punto che la persona oggetto della critica riesce finalmente a ridere di sé stessa.

Il risultato di questo metodo è ottenere una relazione più sicura e solida, soprattutto se poi permettiamo anche al nostro partner, o amico, di indicare, esagerandoli in maniera comica, i nostri stessi inevitabili difetti.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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