La vantata auto-fiducia del governo giallo-verde

Ottobre 26, 2018
Attilio De Alberi
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Mentre una serie di critiche, in parte tecnicamente giustificate, giungono al governo giallo-verde da parte dell’Europa “cattiva” – e descritta, soprattutto dai leghisti, come “nemica del popolo” italiano – per ciò che riguarda la manovra economico-finanziaria, c’è da chiedersi se l’ostinazione nel perseguire certe scelte non faccia parte di una certa strategia demagogica, soprattutto in vista delle non lontane elezioni per il parlamento a Bruxelles.

D’altra parte una forma neanche troppo velata di campagna elettorale ad infinitum sembra permeare la politica del Bel Paese, dagli attacchi al sindaco di Riace Mimmo Lucano, alla recente visita di Salvini al quartiere San Lorenzo di Roma, dopo la tragica morte dell’adolescente Desirée – dove però si è anche a fatto gridare dietro “Sciacallo”.

Intanto, al di là della caparbietà e degli auto-elogi governativi, a cui si è appena aggiunto un messaggio di supporto ottimista da parte di “The Donald”, c’è da chiedersi se questo esecutivo “del cambiamento”, al di là delle reazioni negative dei mercati e delle valutazioni al ribasso provenienti dalle agenzie di rating, sarà veramente in grado di risolvere i seri problemi del paese: la disoccupazione giovanile, l’impoverimento delle classi medie, la crescente povertà assoluta, la fragilità delle infrastrutture.

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E visto che si parla tanto di immigrazione, spesso con toni xenofobi e razzisti, c’è da notare un decisivo aumento dell’emigrazione di italiani all’estero. Fenomeno, questo, che non coinvolge più solo i soliti giovani, ma anche molti cinquantenni esodati o disoccupati, che preferiscono raggiungere i propri figli in giro per il mondo, piuttosto che rimanere a casa in Italia a far nulla.

Discute con YOUng degli ultimi sviluppi politici in Italia Nadia Urbinati, accademica, politologa e giornalista, titolare della cattedra di scienze politiche alla Columbia University di New York e visiting professor presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e la Bocconi di Milano.

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L’INTERVISTA

Cosa dire della teoria per cui i rifiuti o comunque le bacchettate da Bruxelles rafforzano in qualche modo il governo giallo-verde, anche in prospettiva delle elezioni europee di maggio?

Beh, questi sono populisti nel senso classico e molto puro perché vivono del nemico, e quindi devono ricostruirlo permanentemente. Il nemico è fuori dal nostro paese e si chiama Unione Europea, quindi tutti i limiti posti alla sovranità, cioè al “popolo buono”, che è il loro popolo, sono cattivi, e più questi limiti si mostrano e più loro crescono nel nome del popolo che non li vuole.

Limiti che in parte sono giustificati, ma che in parte rientrano anche nella vecchia logica dell’austerity…

Qui non è soltanto questione di austerity: il fatto è che la Comunità Europea è fatta anche di altri stati che hanno i loro interessi rispetto al nostro debito, per cui, se noi le nostre criticità hanno effetti su tutto il sistema. Parliamo di una comunità, appunto, e quindi o se ne esce, se non si vuole rimanere all’interno dei limiti, oppure si cerca di contrattare questi limiti.

Potrebbe l’Italia contrattare?

In realtà, un paese debole e con un debito come l’Italia non ha molto potere contrattuale. Se il debito cresce, poi sono anche gli altri a pagare, e quindi a nessuno conviene. Ironicamente, anche gli amici di Salvini come Orban o Kurz, sono contro di lui quando chiede di sforare il tetto limite, perché poi devono pensarci pure loro. I sovranisti non danno solidarietà, e quando chi è in bisogno la chiede perché dovrebbe riceverla? La solidarietà ha un prezzo. Non è che un’Europa di sovranisti sia fatta di Stati che si indebitano come il nostro!

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Nell’alleanza di governo sembrerebbe che il M5S stia dando molta carta bianca alla Lega. Per esempio, anche nel caso di Riace, De Maio se n’è uscito addirittura con una pesante critica al sindaco Mimmo Lucano.

Il fenomeno appartiene alla sindrome della paura di essere sorpassati. Per esempio, la stessa paura che ha portato il PD, nell’ultima fase del suo governo, a diventare simile alla Lega, per cui la politica del pugno duro di Minniti nei confronti dei migranti doveva salvarli dalla marea leghista. Questo si sta ripetendo con il M5S, che teme di perdere consensi a destra. Ma questo li penalizzerà.

Perché?

Semplicemente perché molti di quelli che hanno votato per il M5S non sono in fondo così di destra, e quindi puniranno il movimento in qualche modo, magari non andando a votare. Intanto la destra ha già il suo punto di riferimento e non voterà certo per il M5S.

A proposito di destra, Berlusconi sembra essere piuttosto fuori gioco…

Berlusconi è finito perché non ha senso un centro in una situazione così polarizzata, come è quella populista al potere. Quindi o c’è un’opposizione seria, ed anche radicale, o altrimenti Berlusconi, alleato di Salvini fa un po’ ridere.

Che commento fare sulla recentissima uscita molto ottimista di Trump sul governo Conti?

Trump è amico del nostro governo che è amico di Putin. Sarebbe interessante sapere quanto chiede il biondo presidente per questo pubblico sostegno.

Nella opposizione che viene dal PD sembrerebbe che il nuovo candidato alla segreteria Zingaretti voglia differenziarsi, o comunque fare qualcosa di diverso rispetto a Renzi & Co.

Sì, Renzi sembra aver scelto la stessa strategia dei populisti: usa lo stesso stile, quello dell’uomo solo al comando, da lui inaugurato seguendo la scuola berlusconiana. Per lui si tratta di portare a sé gli elettori usando lo stesso metodo, e con un partito leggerissimo come quello della Leopolda, e magari creando un nuovo partito.

Tipo Macron?

Sì, anche se in un sistema presidenziale come quello francese vengono graziati anche gli ultimi arrivati. In Italia è un po’ più complicato: c’è un sistema parlamentare, con molti più leaderini. Comunque, secondo me, dopo le europee Renzi proverà a viaggiare da solo, e magari, nel frattempo, farà un giro di prova alle regionali ed in particolare nel “laboratorio” Emilia-Romagna.

Intanto Zingaretti?

Le sue proposte sembrano ancora in via di formazione e di definizione, Certo è che Zingaretti sembra volersi spostare più a sinistra, e a favore di chi ha più difficoltà (come a sinistra si usa dire per parlare di sfruttati e disoccupati). Però bisogna essere molto chiari su questo punto.

In che senso?

Zingaretti dovrebbe posizionarsi dove la sinistra doveva posizionarsi prima, ossia occupandosi delle fasce deboli, anche perché le più “pericolose”: come vediamo, queste tendono ad allearsi con quelle più forti per fregare quelle medie (il risentimento è verso chi sta più vicino) le quali sono tentate a star fuori dai giochi non andando a votare. Zingaretti deve quindi cercare degli argomenti molto convincenti, perché ora questa classe povera e molto povera ha il suo Guglielmo Tell, cioè il M5S al governo, che promette l’obolo del reddito di cittadinanza. Come fa Zingaretti a presentarsi come più di sinistra e nel frattempo portare al voto la classe media?

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Quindi, per riassumere, quale dovrebbe essere la strategia del PD?

Creare un’alleanza tra questa classe di impoveriti e poveri e la classe media, alleanza che dalla fine del PCI si è rotta. E’ una cosa difficile, perché queste classi hanno diversi interessi e diversi bisogni. Quindi è importante studiare bene la cosa, anche dal punto di vista fiscale. A mio parere bisogna concentrarsi più sui servizi, oggi scadentissimi, che sugli oboli.

Anche perché l’attuale manovra giallo-verde ha assai poco di keynesiano, nel senso che non c’è una vera politica d’investimento governativo per far ripartire l’economia.

Certamente: sembra di avere di nuovo la vecchia DC, nel senso che dà degli aiuti monetari, come la DC dava la pasta e le scarpe nel dopoguerra, ma non offre le vere condizioni per una cittadinanza dignitosa e per quello che viene chiamato “ascensore sociale”. La nostra società forma solo poveracci ed una piccola élite benestanti e ricconi.

Che dire delle opposizioni nel mondo occidentale?

Le opposizioni, dovunque esse siano, hanno perso la capacità di essere opposizioni. Non sanno più che pesci prendere perché i social media attuali sono ampiamenti usati da chi sta al potere, in un rapporto diretto con i cittadini, ed alimentano forme plebiscitarie nell’audience quotidiano. Ed è sempre più difficile infiltrarsi in questo spazio.

Quindi qual è lo spazio alternativo?

E’ quello delle manifestazioni, dei sit-in. E’ probabile che coltivare questi aspetti antichi di partecipazione, e non solo quelli moderni di internet, sia oggi una strategia importante, soprattutto per chi non ha la maggioranza. Occorre, in pratica, rilanciare la visibilità fisica, al di là di quella nei social. Sto parlando di una strategia di disturbo fisico: bisognerebbe, in questo senso, essere un po’ più vicini ad Althusser, con forme d’interpellazione, d’interruzione.

Un esempio?

Pensiamo a Salvini quando è andato a portare la rosa bianca per Desirée e ha ricevuto dei fischi. Bene: queste presenze che rompono l’uniformità sono positive.

Beh, gli hanno anche dato dello sciacallo…

Bene…

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.
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