Lo show sul ‘problema’ immigrazione continua

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15/06/2018 Attilio De Alberi 651

Mentre la lite tra la Francia di Macron ed il governo italiano a trazione, per ora, leghista sul caso Aquarius sembra in qualche modo, e almeno per ora, essersi risolta, la nave, pomo della discordia, è ormai definitivamente diretta a Valencia. Ma chiaramente il caso Aquarius non potrà essere l’ultimo a creare problemi, visto che con l’inizio della stagione estiva si può prevedere tutta una serie di nuovi arrivi di navi non governative cariche di migranti provenienti dalla Libia. Ed infatti il blocco per la nave Aquarius si è già ripetuto per altre navi di ONG, come la Sea Watch e per la Trenton, della marina militare USA, con appena 41 profughi a bordo.

Intanto Salvini, coerente con la sua retorica elettorale xenofoba, si ripromette di tagliare i fondi destinati ai richiedenti asilo.

Contemporaneamente pare si stia creando un asse italo-tedesco volto a difendere le frontiere dall’arrivo dei migranti. Salvini ed il ministro degli Interni ultraconservatore bavarese Horst Seeehofer, che sta causando una spaccatura dentro il governo Merkel, sembrano andare molto d’accordo sulla questione migranti. Alla loro alleanza si sta aggiungendo il nuovo Primo Ministro austriaco Sebastian Kurz, che già parla di “asse dei volenterosi” tra i tre paesi. Mancherebbe solo l’altro grande amico di Salvini: Viktor Orban, il leader ungherese, rappresentante di spicco del gruppo Visegrad, noto per aver rifiutato la distribuzione equa di migranti in territorio UE, e faremmo tombola.

A “Di martedì” il commento di Yanis Varoufakis, ospite della trasmissione, sui recenti sviluppi è stato categorico: “L’Italia e l’Europa hanno perso la loro umanità”.

Parla a YOUng del caso Aquarius e di immigrazione Cesare Fermi, rappresentante di Intersos, la più grande organizzazione umanitaria in Italia, in prima linea nelle emergenze e volta ad aiutare donne e bambini vittime di guerre, violenze e disastri naturali.

aquarius-immigrazione-sbarco

L’INTERVISTA:

La tua prima reazione alla decisione di Salvini sull’Aquarius qual è stata?

Ce l’aspettavamo: è dopo tutta una questione di natura politica che va avanti da un bel po’. Era prevedibile che una volta arrivato al governo come ministro degli Interni, Salvini avrebbe fatto qualcosa di eclatante per tenersi viva la vittoria politica. Questo in concomitanza con un clima europeo che specula sulla questione migranti. Uno studioso ha detto: poiché i migranti non votano sono la preda sono la preda preferita della politica.

In che senso?

Visto che non hanno diritto di voto i politici ci sputano addosso bellamente, sapendo che non ha nessuna conseguenza.

Siete preoccupati di questi sviluppi?

Molto, perché l’ondata di populismo sbatte contro i diritti umani. E a lungo andare la pagheranno anche i non-migranti. Per la nostra organizzazione umanitaria quello che è successo è allucinante, ma alla fin fine il più grosso responsabile di questo casino rimane sempre l’Europa nel suo insieme.

Rimane ironico che Salvini straveda per un personaggio come Orban, che con il suo gruppo di Visegrad ha ostacolato la distribuzione equa dei migranti sul continente.

Salvini è sostenitore di Orban come potrebbe il sostenitore di un serial killer. Orban non è assolutamente complementare a Salvini, ma questi sono fatti suoi, di natura politica. Salvini è filo-Orban perché favorevole al filo spinato e alla doppia recinzione sul confine, ma qui siamo a livello di slogan da Facebook, perché in realtà non è questa una politica che può sposare. Fa abbastanza ridere. Quello che preoccupa è l’appoggio alla dichiarata guerra di Orban contro le organizzazioni che si occupano di diritti umani. Il premier ungherese ha promesso la galera a quelli che fanno il nostro lavoro.

Ma al di là della giusta critica fatta dalla Francia all’Italia per il caso Aquarius, non si può dire che questo paese sia del tutto innocente: basti pensare a quello che avviene al confine di Ventimiglia e di Bardonecchia.

Certo e si può anche parlare di azioni illegali. Noi abbiamo rilasciato un comunicato stampa un mese fa, poi pubblicato su The Guardian – e che nessuno ha pubblicato in Italia, salvo Il Corriere della Sera, che l’ha messo in una pagina interna – contenente le prove certificate dalle autorità italiane secondo le quali le autorità francesi falsificano l’età sui documenti dei minorenni migranti in arrivo e li rispediscono in Italia come maggiorenni. Secondo gli accordi tra i due paesi gli adulti se li possono rimbalzare, mentre secondo la legge francese un minore deve essere automaticamente preso sotto tutela. E comunque, in generale, i respingimenti a Ventimiglia e altrove non aiutano la soluzione dei flussi migratori, ma chiaramente li ostacolano.

E la Spagna?

Anche lì, nonostante l’invito di Sanchez all’Aquarius, c’è una politica di respingimento piuttosto violenta a Ceuta, con tanto di muri e filo spinato e i poliziotti che sparano sulla schiena dei migranti.

Comunque gli stati hanno il diritto di regolare i flussi migratori.

E’ ovvio che ci sono dei confini e che la gente non può circolare liberamente senza documenti e che ci debbano essere delle quote di accoglienza, e noi delle organizzazioni umanitarie non abbiamo il diritto di occuparci di questo aspetto politico ed istituzionale. Il punto è che l’Europa ha gettato tutto sulle spalle di Italia e Grecia. E’ normale che l’arrivo di centinaia di migliaia di rifugiati possa creare dei problemi ad uno stato, però c’è modo e modo di gestire tutto questo, aiutando magari anche le comunità che subiscono l’impatto degli arrivi.

Uno studio condotto in Germania da erri economisti conferma con dati alla mano quello che già si sapeva da molto: l’Europa sta invecchiando, a livello demografico, e quindi ha bisogno di giovane forza lavoro straniera.

Certo.

Salvini, nella sua incessante retorica, ha reiterato i sospetti nei confronti delle ONG che salvano i migranti, accusandole di fare business sulla loro pelle.

Non c’è nulla di vero in questo. Innanzitutto c’è da notare che gli italiani non sanno esattamente cos’è una ONG, compreso il procuratore di Catania Zuccaro che punta il dito contro di loro. L’altro problema è che le ONG in Italia sono piccole e deboli. Noi di Intersos siamo la più grande nel paese, anche più di Emergency, ma rispetto alle ONG europee siamo relativamente piccoli. Le ONG in Italia poi si avvicinano alla gente chiedendo soldi, senza spiegare bene qual è il loro lavoro. Noi, come molte altre ONG, siamo molto trasparenti ed abbiamo una meticolosa rendicontazione e passiamo attraverso tutta una serie di audit. Poi le ONG hanno un imperativo umanitario e non si muovono per motivi politici. A certe ONG italiane piace fare politica, ma quando fanno questo sbagliano. Ed altre hanno commesso qualche ingenuità.

Per esempio?

Quando sono andate in acque libiche per prendere prima una barca di migranti. L’hanno fatto sottovalutando il rischio e l’impatto istituzionale e politico.

Cosa ne pensi dell’accusa a livello legale mossa dalla ministra della Giustizia spagnola contro l’Italia per il caso Aquarius?

Si parla della convenzione dei diritti umani, ma anche Spagna e Francia potrebbero essere accusate in questo contesto. Ma si tratta, secondo me, più di minacce a livello politico. Ed è anche vero che è stata poi la Guardia Costiera italiana ad andare a prendere i migranti in questione.

Poi ci sono tutte le accuse di Salvini contro Malta. E’ questa veramente così ostica nei confronti dei migranti o si tratta dell’ennesima strumentalizzazione politica?

E’ in parte vero, trovandosi nella zona di competenza per il salvataggio nota come SAR (ndr Search and Rescue – ‘Cerca e salva’), anche se, ironicamente, Malta accoglie in percentuale molti più migranti di quanti ne accoglie l’Italia. Comunque Malta dice in nuce: la nostra è una piccola isola, pur essendo, appunto, la nostra zona SAR molto ampia. E poi, una volta sbarcati a Malta i migranti cosa farebbero? Finirebbero per cercare di prendere un’altra nave per arrivare sul continente. Quindi, obiettivamente, Malta non è una soluzione.

La soluzione dev’essere europea quindi.

Assolutamente: ci troviamo di fronte ad un fenomeno epocale, vuoi a causa delle guerre o causa delle difficoltà economiche, e volendo ci sarebbero i mezzi per risolverla.

Varoufakis a “Di martedì” ha controbattuto l’accesa retorica di Mario Giordano contro il business dell’immigrazione, suggerendo che i soldi pagati dai migranti ai vari scafisti potrebbero essere invece dati direttamente al governo italiano, o ad altri governi, per pagare un regolare passaggio.

Il trasporto di migranti in Libia è chiaramente un business su cui i libici guadagnano molto. A noi di Intersos a Tripoli hanno detto sorridendo: sono millenni che portiamo schiavi all’Impero Romano, cosa volete da noi? L’iniziativa di Minniti di dare 5 milioni di euro ai libici fa ridere. La problematica continua comunque.

La politica di Minniti ha condannato migliaia di migranti all’orrore dei centri di detenzione in Libia.

E’ una cosa indegna: si tratta di veri e propri lager. I centri di detenzione che i giornalisti vedono sono uno su cinquanta. Nessuno sa quanti sono veramente. Lì i migranti sono trattati come animali. Ironicamente, questi pagano per uscirne, quindi s’imbarcano, ma poi la Guardia Costiera libica li riporta indietro. Un governo che paga un meccanismo del genere fa veramente schifo. Dare contro le ONG, quelle che più dei governi sono attrezzate per gestire situazioni del genere, è ridicolo. La gestione finisce per rimanere in mano ai trafficanti o alle mafie che sfruttano il flusso.

Vengono però accusate anche le cooperative che gestiscono l’accoglienza.

Anche questo è ridicolo per il semplice motivo che una marea di persone proprio nel sud d’Italia, caratterizzato da disoccupazione diffusa, è riuscita a trovare lavoro grazie a queste cooperative. Stiamo parlando di una varietà di professionalità varie: psicologi, mediatori, ecc. Quest’attacco sui fondi di Salvini è un’altra speculazione politica. La maggior parte dei soldi elargiti va a finire in stipendi per molti giovani che altrimenti sarebbero senza lavoro. Ai migranti vanno al massimo due euro e mezzo al giorno. Poi bisogna considerare il ruolo della stampa italiana in questo contesto.

In che senso?

La stampa mainstream ha la sua responsabilità. Ho già fatto l’esempio del nostro comunicato sui minori al confine di Ventimiglia, che non ha praticamente ottenuto alcuna diffusione. I giornalisti non informano la gente sul nostro lavoro. Riprendo una frase del filosofo Massimo Cacciari che durante un talk show qualche anno fa si trovò accanto la Santanché ed altri personaggi simili: “Ma perché, quando si tratta d’immigrazione, invitate sempre dei deficienti?”

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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