Il dramma dell’immigrazione è ben lontano da una soluzione

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23/05/2019 Attilio De Alberi

Basta leggere le cronache quotidiane per rendersi conto che il dramma dell’immigrazione continua ad ossessionare sia i politici che l’opinione pubblica. L’ultima vicenda è relativa alla nave Sea Watch, che sfidando il divieto salviniano, è riuscita a far sbarcare i 47 rifugiati che portava a bordo nel porto di Lampedusa. Attorno a questo evento si è scatenato, come era da prevedersi, un dibattito-putiferio sia legale che politico.

Nel frattempo, mentre le Nazioni Unite si sono espresse duramente sulla rottura delle semplici regole di umanità nella politica dei porti chiusi, il Ministro della Propaganda Matteo Salvini è riuscito a far passare il Decreto Sicurezza bis, che impone delle multe pesanti nei confronti delle ONG che si dedicano al salvataggio in mare dei rifugiati provenienti dal Nord Africa, ed in particolare dalla Libia.

Salvini si appella all’aiuto della Guardia Costiera libica, pur sapendo che se i rifugiati salvati in mare vengono riportati in Libia sarebbero destinati inevitabilmente a rientrare negli infernali centri detenzione del paese, dove, al di là delle pessime condizioni di vita, gli internati vengono regolarmente picchiati e dove molte donne vengono stuprate, mentre si svolge pure una forma di mercato schiavistico.

Discute di tutto questo con YOUng Don Luca Favarin, che gestisce con la sua onlus Percorso Vita dieci centri di accoglienza per migranti a Padova e dintorni. Don Luca si batte anche contro il lavoro nero e la prostituzione in strada di molte donne africane. Inoltre è autore del volume, già in ristampa, intitolato Animali da circo (Edizioni Paoline) che oltre a descrivere le sue esperienze in Africa, tratta del “problema” immigrazione.

 

L’INTERVISTA

 

Il tema dell’immigrazione è più che mai presente. Qualche commento generale?

E’ un tema che politicamente rende ancora, per cui in una situazione emergenziale si usano il tema immigrazione ed i problemi che questo crea solamente per fare per fare boutade politiche a fini elettorali. Non c’è nessuna volontà, neanche di questo governo chiamato a gestire il problema, di risolverlo. I morti in mare non diminuiscono, ma diminuiscono i testimoni dei morti in mare, per cui non ci sono più persone che contano quanti morti ci sono, mentre la gente continua ad essere torturata in Libia, e di tutto questo non gliene frega nulla a molta gente, soprattutto nel mondo della politica.

Come ospite di migranti, quali conseguenze hai visto nascere ultimamente, nella tua esperienza, a causa del Decreto di Sicurezza approvato dal governo?

La gente comincia ad essere buttata in strada, inizia a diventare tristemente invisibile, per cui persone che avevano originariamente il documento di protezione umanitaria lo perdono. Persone che avevano la chance di poter vedere un documento, come partecipi di un percorso integrativo, non l’avranno mai. Per questo, la prima grande conseguenza è che avremo città sommerse di persone invisibili, per cui faranno quello che il governo vuole che facciano.

Ossia?

Diventeranno delinquenti. Questo decreto è uno che crea clandestini, che crea persone invisibili e che crea insicurezza. Un decreto ministeriale che non risolve un problema, ma che va a creare un problema non è che un decreto criminale.

Passiamo al Decreto Sicurezza bis, che sembra voler penalizzare, tra le altre cose, proprio le ONG che si dedicano al salvataggio in mare. Che dire su questo?

Questo è il segno di quanto ridicolo, irrazionale e criminale sia questo decreto. Una volta si premiava chi salvava la gente in mare, mentre oggi si multa. Una volta si dava la medaglia a chi era un salvatore. Oggi chi agisce come salvatore viene trattato come criminale. Continuare a considerare le ONG come strumenti di criminalità ed illegalità è moralmente deprecabile ed idiota.

Per di più, ascoltando quello che dice Salvini, sembrerebbe che lui vorrebbe mettere tutto nelle mani della Guardia Costiera Libica, che finirebbe per riportare i migranti nei dannati centri di detenzione.

Esatto. La gente scappa dall’inferno e noi cosa facciamo? Li riprendiamo per le orecchie e li rispediamo nei centri di detenzione dove vengono torturati. E’ un impostazione veramente criminale, da irresponsabili, che grida vendetta.

Rimane il fatto che l’Europa non è ancora giunta ad una politica di distribuzione equa e razionale dei migranti, in alternativa al decreto di Dublino che impone ad essi di rimanere nei paesi di prima accoglienza.

Finché l’Italia non partecipa ai tavoli internazionali e non è presente ai tavoli dei ministri degli interni e non parla con chi in Europa ha una voce in capitolo, ma parla invece con gli estremisti xenofobi e con chi sul continente alza barriere, sarà difficile trovare una quadra, e quindi il problema rimane. Il problema dell’immigrazione non si risolve facendo campagna elettorale continua, attaccando le ONG ed andando a fare discorsi nelle piazze.

A proposito della campagna elettorale nelle piazze, cosa dire sul responso, che prima non c’è stato, ma ora c’è, e pesante, da parte di vescovi, missionari, parroci e teologi, sull’utilizzo dei simboli della cristianità da parte di Salvini nei suoi comizi?

Secondo me questa è un’ideologia pornografica, in cui c’è un uso strumentale e plagiante dei simboli religiosi, per cui non interessa il simbolo, ma il simbolo fine a sé stesso. E questo è molto pericoloso, perché dire “La Madonna ci porterà alla vittoria” è di una gravità inaudita, anche perché questa gente dice una cosa sui valori cristiani e, nella pratica, ne fa un’altra. E’ un’attitudine schizofrenica e riflette un’impostazione politica che ha un disturbo bipolare grandissimo. Quindi è il simbolo di una politica e di politici che sono malati.

Ma visto il successo della Lega nei sondaggi che la vede come primo partito in Italia, si può dire che tra l’elettorale esiste anche una componente cattolica.

Sì, ed è gravissima questa cosa, perché lasciarsi plagiare in questa maniera è triste. La gente cerca qualcuno che la comandi, alla gente fa comodo farsi comandare, avere qualcuno a cui essere devota. L’adorazione feticista che viene fatta del leader politico è molto grave, soprattutto perché così la gente si sente deresponsabilizzata. La gente affida la propria idealità a politici che innalzano muri, che lasciano persone morire in mare o ritornare nelle galere libiche. La gente ha bisogno di sentirsi popolo, e questa politica crea un popolo di seguaci. I comizi nelle piazze italiane di questi ultimi mesi sono stati molto viscerali, hanno fatto leva sulla rabbia, sull’angoscia e sul nervosismo della gente. Non è molto incoraggiante vedere che invece di approfondire una problematica e cercare di capire con la propria testa, si affida il pensiero al leader politico che viene adorato e idolatrato senza pensiero critico.

D’altra parte vale la pena ricordare che il famoso dittatore fascista Francisco Franco si definiva cattolicissimo e dedicava la Spagna al Sacro Cuore di Gesù.

Questa cosa non deve sorprenderci, perché l’impianto religioso tendenzialmente va sempre a braccetto con l’impianto autoritario. L’idea del leader massimo, nel senso dominante del termine, è spesso in cura di Dio. Il problema è che, in realtà, la fede cristiana supera l’impianto di religione. Siamo chiamati ad essere credenti prima che praticanti. altrimenti si pongono azioni religiose che vanno in una direzione contraria alle scelte della vita.

Negli ultimi giorni una nave USA è rimasta bloccata, grazie ad una specie di sciopero dei camalli (ndr. gli scaricatori di porto genovesi). nel porto di Genova dove dovrebbe raccogliere armi destinate all’Arabia Saudita per la guerra in Yemen. La tragica ironia sembrerebbe che i porti sono aperti a navi che portano armi, mentre si vorrebbe chiuderli per quelle che traggono in salvo i migranti. Come se i mezzi che portano armi di distruzioni fossero umanitari, mentre quelli che salvano vite fossero criminali.

Questa è l’immagine del paradosso immorale e criminale al quale stiamo assistendo. Gli strumenti di morte, che poi spesso causano l’immigrazione di rifugiati possono circolare, mentre persone vive non possono farlo. E’ una situazione scandalosa dal punto di vista umano, costituzionale ed esistenziale.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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