Dal teeteto al papeete: gaudeamus igitur et Salvini impera

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06/08/2019 Redazione Cultura

Platone, nella lettera VII scriveva che mentre stava andando in Sicilia per la prima volta pensava che il mal governo era un male comune in tutte le città in quanto le leggi vigenti non erano emendabili se non con una preparazione straordinaria unita a buona fortuna: solo la retta filosofia, diceva Platone, permette di distinguere sia  ciò che è giusto nella vita privata che in quella pubblica. In questo modo Platone riuscì a comprendere che le generazioni umane non si sarebbero mai liberate dai mali se prima non fossero giunti al potere politico i filosofi veri, oppure, se i governanti non fossero diventati dei veri filosofi.

Questo è uno dei vari passi (altri ve ne sono nel Politico e ne La Repubblica) in cui Platone esprime l’idea del Filosofo-Re che, nel corso dei secoli, è stata declinata in modi diversi: il bernalismo (da John Desmond Bernal, scienziato, storico e sociologo della scienza, e sostenitore del partito comunista inglese) ha rimpiazzato il filosofo con lo scienziato, e infine, in tempi recenti, Anthony Giddens (supportato da Tony Blair) ha innalzato la figura del tecnocrate (ingegnere, economista, giurista o psicologo) che in virtù della propria competenza tecnica è capace di amministrare uno Stato.

Tutte queste figure aspiranti a essere una sorta di prototipo del Re Saggio, hanno via via fallito alla propria funzione, intossicate probabilmente dalla malìa del potere (e del denaro) e sono state rimpiazzate da varie figure che tentano di rispecchiare il pensiero, gli umori, i comportamenti dell’uomo della strada.

Non tanto sorprendentemente Platone, nelle stesse pagine della Lettera VII, asserisce che: “una volta che fui giunto [in Sicilia] non mi pacque affatto quel modo di vivere che là chiamano felice, quei frequenti banchetti italioti e siracusani, quel riempirsi di cibo due volte al giorno e non dormire mai soli la notte, e insomma tutte le abitudini connesse a questo tipo di vita”. Appare quindi che il comportamento dell’italiano medio non sia cambiato molto in circa duemila anni!

Cicli e ricicli storici appaiono sovente sotto il caldo sole mediterraneo. Il Ministro dell’Interno, quindi, non passerebbe il test platonico di leadership, quando, in vacanza presso una famosa spiaggia della riviera romagnola, il Papeete, sembra voler scimmiottare chi, nel passato, passava fasci di fieno a torso nudo da mano in mano, credendo, così, di rieccheggiare, se volete, il carisma o, quantomeno, il fascino che esercitava presso il popolo italiano. In vacanza?! Certo: non dice infatti Platone che è costume delle genti italiche di “sperperare il loro denaro (Platone non dice se pubblico o privato) in spese folli e passare tutto il loro tempo a mangiare (sic!), bere e dedicarsi all’amore”?

Venti anni di regime Berlusconiano e in particolare il cavallo di troia della TV commerciale, hanno esaltato le “grandi doti” dell’italiano medio (dimenticando le lezioni “oblique” della commedia all’italiana dei vari Comencini o, meglio ancora, Scola e Monicelli che denunciavano le sue vere caratteristiche – come nei film Brutti, Sporchi e Cattivi o Un Borghese piccolo piccolo) elevando – per meri motivi commerciali – la casalinga di Voghera a prototipo ed ideale della rispettabilità pratica della fascia sociale più ampia in Italia.

D’altronde, non ammonisce Platone che, città che accettano supinamente questo tipo di cultura, “finiranno col passare da un regime all’altro – tirannide, oligarchia, democrazia – e coloro che in esse governano non vorranno sentir parlare di una costituzione uguale per tutti”? I diritti di tutti per essere mantenuti, devono essere accoppiati ad un continuo monitoraggio dei nostri comportamenti e dalla scelta adeguata di chi vogliamo ci rappresenti pubblicamente. Ma questo non può essere fatto senza che vi sia quella consapevolezza che solo una istruzione universale adeguata e non percepita come vessatoria può fornirci.

di Antonio Marturano


 

Antonio Marturano è nato a Taranto il 10/06/1965 e si è laureato in Filosofia nel 1993 presso l’Università di Roma La Sapienza ed ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Filosofia Analitica del Diritto presso l’Università Statale di Milano nel 1998 per i quali si è occupato di Logica Deontica e del “Dilemma di Jorgensen”, ed è stato membro del Comitato di etica della Difesa Militare Italiana (DIFESAN) fino alla sua abrogazione. I risultati di questi studi sono inclusi nel saggio “La idea de Bentham de la logica deontica”, Telos, 1994 e nel volume Il Dilemma di Jorgensen, Roma: Aracne, 2008. Nello stesso tempo si è occupato di problemi relativi all’etica applicata, in particolare ai problemi etici relativi all’uso dei media e dell’informatica in ambito sociale (studi raccolti nel volume Etica dei Media, Milano: FrancoAngeli, 2000) e sull’utilizzo dell’informatica nella genetica molecolare, in particolare nel Progetto Genoma Umano. Per questo tipo di ricerche è stato premiato nel 1999 con una borsa Marie Curie Fellowship per continuare questi studi nel Regno Unito con Ruth Chadwick prima alla University of Central Lancashire (Preston) e poi presso la University of Lancaster durante i quali ha organizzato la conferenza internazionale CEPE 2001; ha pubblicato su questi argomenti il saggio “When speed truly matters, openness is the answer” pubblicato sulla rivista Bioethics, 2009 e ha curato il volume Il corpo digitale, Torino: Giappichelli, 2010. Dal 2002 è diventato research fellow presso il Centre for Leadership Studies alla University of Exeter e si è interessato dei problemi etici e filosofici degli studi sulla Leadership; su questi argomenti ha co-curato il Leadership: The Key Concepts, London: Routledge, 2007 nel 2006 è il primo europeo a diventare Lecturer presso la Jepson School of Leadership alla University of Richmond (VA): da questo soggiorno nascono la co-curatela di The Embodiment of Leadership, Jossey-Bass, 2013 e la creazione della rivista Leadership & The Humanities per Edward Elgar (Cheltenham) di cui è stato il direttore per due anni.  Dal 2007 ritorna in Italia dove ha insegnato a contratto Etica degli affari alla Facoltà di Economia della Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e Leadership presso la Swiss School of Management. Attualmente è docente a contratto di Antropologia Filosofica, all’Università di Tor Vergata e Direttore del corso di PhD presso la Swiss School of Management e collabora con l’Ateneo S. Anselmo di Roma per la realizzazione di seminari e la conferenza ICIL 2019. Ha recentemente pubblicato un numero speciale di Ethics and Social Welfare (Wiley) sui problemi etici della disoccupazione tecnologica ed ha in fase di preparazione un volume sulla filosofia della leadership per Routledge. Ha pubblicato svariati saggi su diverse riviste quali Medicina e Morale, Notizie di Politeia, Ethics and Information Technology, International Review on Information Ethics, Management Learning, Business ethics: an European Review e molti altri. I suoi lavori sono stati pubblicati in parsi e cinese.
L'AUTORE
la Cultura di Young, diretta da David Colantoni.

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