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Grandezza e limiti del patriottismo
Postato il Febbraio 13, 2020 Attilio De Alberi 0

Il patriottismo è un sentimento da riguardare con attenzione e cautela, specialmente oggigiorno, in un mondo in cui si sta diffondendo un po’ dappertutto il cosiddetto sovranismo. Ci sono diversi modi di interpretare il patriottismo, ma fondamentalmente ce ne sono due, che vale la pena prendere in considerazione nella propria visione del mondo.

Un approccio oggi fortemente diffuso è appunto quello di concentrarsi sulla propria “patria” come qualcosa di molto importante da difendere, soprattutto quando ci si concentra sull’immigrazione. Il concetto salviniano noto come “Prima gli Italiani” ne è probabilmente l’espressione più palese. La patria viene vista come qualcosa da difendere contro chiunque sia un “diverso”, ossia non originario del territorio definito dai confini nazionali. Chiaramente Salvini non è solo in questo atteggiamento: basti pensare a personaggi come Donald Trump, l’ungherese Viktor Orban ed i suoi accoliti del Visegrad Group.

Questo atteggiamento è chiaramente accompagnato da una dimenticanza grave: quanti compatrioti italiani in passato sono dovuti andare a vivere in altre patrie, non solo in Europa ma negli USA, in Argentina ed in Australia, dove hanno trovato una giusta accoglienza. Questo vale per il passato.

Nel presente, ci sono centinaia di migliaia di giovani italiani che sono costretti a lasciare la propria patria per trovare una sistemazione lavorativa in altre patrie.

Infine, tanto per rimanere sempre in tema d’immigrazione, non dobbiamo dimenticare che in realtà, specialmente in Europa, con una popolazione che tende ad invecchiare sempre di più, la presenza di stranieri immigrati apporta una forza lavoro per molti versi necessaria.

Un altro esempio di “patriottismo negativo” è stata la guerra dei dazi lanciata da Donald Trump sia contro la Cina che contro l’Europa. Anche se sembra si stia raggiungendo una qualche forma di accordo, l’idea di partenza è indicativa di un modo di pensare molto difensivo nei confronti dei confini del proprio paese, a scapito del libero commercio con tutti i suoi effetti positivi.

Altro esempio di patriottismo negativo è stata la Brexit, foraggiata da personaggi come Nigel Farage e Boris Johnson. Un’iniziativa anch’essa basata sulla supposta difesa dei confini nazionali, ma che invece, secondo molte analisi, avrà, al contrario, effetti negativi sul Regno Unito.

La forma più pericolosa di patriottismo è chiaramente quella che sfocia in ogni forma di nazionalismo non solo difensivo, ma anche offensivo, soprattutto quando si pensa alla creazione di armi di distruzione di massa.

La storia del secolo scorso, con i suoi due disastrosi conflitti mondiali, ci ha mostrato quanto pericoloso possa essere il nazionalismo nella sua forma più offensiva. Sia il fascismo che il nazismo, come anche l’espansionismo imperiale giapponese, l’hanno dimostrato nei fatti con conseguenze assai nefaste per le popolazioni di altri paesi.

Oggi siamo tuttora sotto la spada di Damocle rappresentata dalla possibilità di conflitti internazionali nelle quali, diversamente da quelli passati, esiste la possibilità di guerre nucleari con un ingente numero di vittime civili.

Esiste invece una forma molto più soft e, se vogliamo, civilizzata di patriottismo. Essa consiste nel semplice ed onesto orgoglio delle singole tradizioni nazionali, della cultura legata ad esse, oltre all’ammirazione per le particolari bellezze naturali esistenti in ogni singolo paese. Questo non significa necessariamente pensare che la propria patria sia migliore di altre patrie, ma semplicemente vedere le cose positive presenti nel proprio paese. E questo, chiaramente, non esclude la possibilità di vedere anche ciò che di positivo esiste in altri paesi diversi dal nostro.

Ma al di là di questo atteggiamento comprensibile ed apprezzabile, quello che conta è avere magari un’attitudine cosmopolita verso il mondo al di là dei confini nazionali. Alla fin fine basta considerare che siamo tutti esseri umani e che apparteniamo allo stesso pianeta. E’ vero: il pianeta è fatto di culture assai diverse tra loro, soprattutto se si prendono in considerazione anche le diverse tradizioni religiose, ma bisogna guardare queste differenze con rispetto, ed in certi casi anche con ammirazione. Abbiamo tutti da imparare dagli altri e gli altri hanno da imparare da noi.

L’ideale sarebbe la fine di tutti i confini a livello globale e la nascita di una comunità unica ed internazionale, con le sue differenze all’interno, ma basata sul semplice concetto di fratellanza umana. In una situazione ideale come questa il patriottismo nel senso più negativo del termine, decanterebbe automaticamente.

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