Plastic Tax: i limiti della tassa volta a disincentivare l’uso della plastica

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24/10/2019 Attilio De Alberi

La decisione del governo italiano di includere nella manovra finanziaria una nuova tassa sulla plastica, equivalente ad 1 euro per ogni chilo d’imballaggi, ha aperto un dibattito. Secondo Greenpeace Italia l’idea di tassare la plastica ha degli aspetti positivi, nella misura in cui viene riconosciuta la problematicità legata a questo tipo di materiale in rapporto con l’ambiente. La tassa è volta quindi a disincentivare l’uso della plastica.

Più precisamente, la nuova imposta sarà valida per tutte quelle aziende che, promuovendo da decenni la produzione e l’uso di grandi quantità di imballaggi – non necessariamente utili – fanno enormi profitti, senza però curarsi della loro corretta gestione e recupero a fine uso.

Al tempo stesso è proprio Greenpeace Italia a porsi una domanda più approfondita su questo delicato soggetto: se la cosiddetta Plastic Tax si limiterà al semplice prelievo fiscale, sarà realmente efficace nel disincentivare l’uso di tale materiale a favore di alternative meno problematiche per l’ambiente?

Greenpeace Italia fa insomma un semplice calcolo. Per esempio, per una bottiglia d’acqua che pesa tra i 9 ed i 30 grammi, la nuova tassa verrebbe ad incidere per soli 1 o 3 centesimi sul prezzo finale. In pratica, tale cifra sarebbe troppo bassa per funzionare come deterrente all’acquisto.

La soluzione alternativa potrebbe essere quindi quella di applicare una tassazione superiore ad 1 solo euro al chilo, in modo da intervenire in modalità più consistente su quelle categorie d’imballaggi che non si riciclano, e che tra l’altro sono state trovati abbandonati in Polonia ed in Turchia.

Ma, fa notare Greenpeace Italia, la questione non si limita alla disincentivazione, bensì è relativa ad un intero sistema che in realtà non funziona. Si suggerisce quindi non la sola tassazione, ma all’uso di sgravi e diversi incentivi relativi all’uso di alternative con un basso impatto ambientale, come lo sfuso o i sistemi basati sulla ricarica. Questo potrebbe servire ad impedire che l’industria ricorra a false soluzioni come la plastica biodegradabile e compostabile o la carta. Soluzioni non necessariamente meno problematiche per la difesa dell’ambiente.

Questo nuovo tipo di tassazione suggerito, e crescente negli anni, potrebbe indurre le aziende ad investire in sistemi di distribuzione alternativi. La Plastic Tax potrebbe essere inserita in un quadro normativo più organico volto alla riduzione degli imballaggi monouso, di modo che non abbia un solo scopo fiscale. E non è un caso che questo sia uno degli obiettivi della direttiva europea sulla plastica usa e getta che entrerà in vigore in tutta la UE a metà del 2021.

Greenpeace Italia invita infine il governo del Bel Paese nella lotta all’inquinamento da plastica, introducendo tutte quelle reali alternative che permetteranno di andare oltre il modello di business monouso che tanti danni reca al nostro Pianeta.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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