Le elezioni in Spagna e il (relativo) trionfo socialista

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29/04/2019 Attilio De Alberi

Si può senz’altro parlare di un relativo trionfo del PSOE nelle elezioni in Spagna di questa passata domenica. Con il 29 per cento dei voti (pari a 123 seggi) si è affermato come il primo partito in parlamento. Storica invece la pesante sconfitta del Partido Popular (PPE) di centro-destra con il 17 per cento dei voti (pari a 66 seggi), praticamente la metà del 33 per cento dei voti (137 seggi) ottenuto alle ultime elezioni.

Nello spettro frammentato, e non più semplicemente bipolare, della politica spagnola ha fatto dei bei progressi il partito di destra moderata Ciudadanos che ha quasi ha superato il PPE, ottenendo circa il 16 per cento dei voti (pari a 57 seggi), guadagnando 25 seggi dalle elezioni del 2016. Al tempo stesso ha perso un po’ di approvazione la nota coalizione di sinistra radicale Unidas Podemos che ha ottenuto il 14 per cento dei voti (42 seggi), perdendo il 7 per cento (29 seggi) rispetto alle elezioni del 2016.

Ma la vera novità è l’arrivo in parlamento di Vox, partito neo-franchista di estrema destra, anti-immigrazione e anti-femminista che ha ottenuto il 10 per cento dei voti (pari a 24 seggi), un risultato notevole considerando il fatto che fino a pochissimo tempo fa questa era una forza politica praticamente irrilevante. E’ la prima volta che un partito di estrema destra si afferma così dalla fine del franchismo nel 1975, e quindi dall’avvento della democrazia nel paese.

Dopo la vittoria, il leader socialista Pedro Sanchez sembra prendersela con calma. Dovrà infatti decidere se governare da solo, possibilità che ha paventato, o se invece mettere insieme un’alleanza con le altre forze di sinistra e certi piccoli partiti regionali.

Discute di tutto questo Thomas Jeffrey Miley, docente americano di Sociologia Politica presso l’Università di Cambridge, ed esperto di politica spagnola.

L’INTERVISTA

Qual è la tua impressione generale sui risultati delle recenti elezioni?

Sono state elezioni molto interessanti perché da un lato il Partido Popular è andato molto male, ottenendo praticamente la metà dei seggi rispetto all’ultima chiamata elettorale. E’ stato il peggiore risultato, storicamente parlando. Dall’altro lato è stata una grande vittoria per il Partito Socialista. Questo si può descrivere come un momento post-Podemos.

In che senso?

La minaccia di Podemos al partito socialista, inclusa la possibilità di un sorpasso, sembra essere scomparsa. Quindi il Partito Socialista si è pienamente riaffermato, mentre il Partido Popular è stato sonoramente sconfitto. Al tempo stesso si è però affacciato, anche se come partito di minoranza, Vox.

Quindi un certo numero di elettori di destra hanno preferito Vox al PPE…

Certo, e questa è una novità, visto che, tradizionalmente, il PPE ha sempre mantenuto una sua egemonia tra l’elettorato sia di centro che di destra. A caratterizzare questa perdita di egemonia c’è anche stata la forte affermazione dei centristi di Ciudadanos che ha ottenuto quasi lo stesso numero di seggi del PPE.

D’altra parte il PPE è famoso per i suoi numerosi scandali e per le relative accuse di corruzione.

Sì, ma gli scandali vanno indietro già al 2011-12, eppure non hanno avuto una loro grande influenza sui risultati elettorali. Ma ora c’è da un lato Ciudadanos al centro e dall’altro Vox all’estrema destra, e questo loro affermarsi ha indebolito il PPE.

Sul versante a sinistra si dice che un certo numero di persone che aveva votato per Podemos ha deciso questa volta di votare per il PSOE.

Sì, anche se in realtà Podemos non è andato così male come potrebbe essere andato. Il suo leader Pablo Iglesias è andato molto bene in un paio di dibattiti. In pratica, si credeva che Podemos sarebbe andato molto peggio. Al tempo stesso c’è da registrare che da 71 seggi in parlamento è ora sceso a 42.

Si dice, al tempo stesso, che un’alleanza tra PSOE e Ciudadanos sia praticamente impensabile.

Sembra proprio così, ed infatti un certo numero di persone, fuori dal quartier generale del PSOE si son messi a gridare “Rivera no! Rivera no!” (Rivera è il leader di Ciudadanos, ndr). E poi lo stesso Sanchez ha un certo livello di animosità verso Rivera.

Quindi, salvo governare da solo, l’unica opzione per il PSOE è di allearsi con Podemos.

Sì, ed a questa alleanza potrebbero aggiungersi altre forze minori. Ironicamente una di queste potrebbe essere Esquerra Republicana, il partito di sinistra in Catalogna, anche se il suo leader, Oriol Junqueras, è in carcere per la famosa accusa legata alle azioni del movimento secessionista. Chiaramente Esquerra Republicana, se dovesse entrare in alleanza con il PSOE, farebbe delle richieste specifiche, cominciando con la liberazione dei suoi prigionieri, incluso Junqueras. Potrebbero ottenere un’amnistia dal Primo Ministro in carica. Chiederebbero magari anche un referendum, ma questo, costituzionalmente parlando, sarebbe un po’ difficile da ottenere.

Ma l’opposizione alle richieste secessioniste catalane non era stato uno dei cavalli di battaglia del PPE?

Certamente, e lo aveva usato anche come arma di distrazione di massa nel contesto degli scandali di cui era accusato. Ma, anche qui, sul fronte anti-secessionista, si sono fatti avanti, con indubbia forza, sia Ciudadanos che Vox.

Ma, per ritornare al PSOE, si parla di una possibile alleanza oltre che con Podemos, anche con varie forze minori regionali, tra cui il PNV, il Partito Nazionalista Basco, e questo ad esclusione di Esquerra Republicana.

E’ uno sviluppo possibile, anche se è da vedere ancora fino a che punto possa diventare operativo. Ciò nonostante bisognerà comunque tener conto della grossa vittoria di Esquerra Republicana in Catalogna. Sarà un po’ difficile ignorarla del tutto.

D’altra parte il PSOE e Podemos sono più pronti ad una discussione con le forze secessioniste rispetto al PPE, Ciudadanos e Vox.

Sì, ma temono al tempo stesso di essere surclassati dalla destra in questo contesto, e senz’altro si opporrebbero ad un referendum.

Cosa dire dell’affermarsi di Vox?

E’ una novità importante, visto che per molto tempo la Spagna era un’eccezione nel teatro politico europeo proprio per la mancanza di una forza così chiaramente di estrema destra. Da un lato non ve n’era bisogno, visto che il PPE affondava le sue radici proprio nel vecchio regime franchista, e quindi, da questo punto di vista, una forza di estrema destra era quasi superflua. Al tempo stesso, Vox, pur attraendo una certa attenzione, non si è imposto più di tanto, avendo ottenuto solo 24 seggi.

Tuttavia fa parte di un ormai palese trend europeo.

Assolutamente, e, come dicevo, pone fine all’eccezionalismo spagnolo in questo contesto.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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