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La commedia della politica italiana
Postato il Febbraio 7, 2020 Attilio De Alberi 0

C’è forse da domandarsi se la politica italiana possa essere presa sul serio in qualche modo. Assistiamo regolarmente ad una specie di sceneggiata con vari interpreti: da un lato l’alleanza di governo tra il Partito Democratico ed il Movimento Cinque stelle e dall’altro un’opposizione di destra dominata da forze demagogiche, sovraniste e decisamente populiste, con qualche aggancio ad una rinnovata forma di fascismo.

Ci domanda quasi giornalmente se la coalizione PD-M5S possa durare fino alla scadenza della legislatura. Chiaramente da un lato esiste una priorità cosciente: quella di evitare elezioni anticipate. Il motivo è chiaro: se si andasse al voto adesso la coalizione di destra avrebbe il sopravvento, almeno stando ai dati dei sondaggi. Questi vedono una Lega al 32-33% dei voti, a cui si aggiungerebbero più del 10% per Fratelli d’Italia e una Forza Italia di centro-destra ridotta al 5-6%, ma pur sempre presente e pronta ad allearsi con gli altri due partiti di destra, anche se al suo interno ci sono forze non molto soddisfatte da questa alleanza, a partire da rappresentanti di rilievo come Mara Carfagna, decisamente critica di Salvini e più vicino a posizioni liberali moderate.

A rendere la situazione decisamente instabile nella coalizione di governo c’è il continuo diverbio tra il PD ed il M5S da un lato, e, dall’altro, gli attacchi continui lanciati dal neo-partito Italia Viva creato da Renzi, che ha indebolito, grazie alla sua scissione, il Partito Democratico. A questo bisogna aggiungere la debolezza di forze minori come Liberi e Uguali, +Europa, i Verdi, e, se vogliamo, il partitino di nome Azione creato da Carlo Calenda

Le questioni in ballo fonte di dissidio nella maggioranza di governo sono sempre le stesse.

Innanzitutto l’abolizione della prescrizione come proposta dal ministro grillino della Giustizia Bonafede, appoggiata chiaramente dalla sete “giustizialista” del M5S, ma non apprezzata in pieno dal PD, e violentemente rifiutata da Renzi e, ironicamente, dall’opposizione di destra. Interessante notare che Renzi qualche anno fa si era espresso chiaramente contro la prescrizione, ma ora ha decisamente cambiato idea. Il Primo Ministro Conte sta cercando di trovare una quadra fatta di compromessi, ma è da vedere se ce la potrà fare.

Poi c’è un’altra questione piuttosto delicata: se mandare avanti la revoca delle concessioni statali a privati come Atlantia relative al sistema autostradale del paese. Anche qui il Movimento Cinque Stelle è apertamente a favore di tale revoca, mentre il PD nutre qualche dubbio, mentre, di nuovo, Renzi è apertamente contrario.

Ultimamente si è aggiunta pure la problematica relativa ai vitalizi, che sono stati aboliti. Stann0 facendo ricorso quei parlamentari ai quali tale vitalizio è stato tolto.

C’è da osservare che, almeno finora, nulla è stato fatto per abolire o mutare in meglio i Decreti di Sicurezza imposti dal previo governo giallo-verde. Qualcosa è migliorato nel campo dell’immigrazione rispetto alla politica dei “porti chiusi” imposta da Salvini, ma non basta ancora. Sembra quasi che ci sia un timore da parte del presente governo di inimicarsi quelle vaste masse pro-Lega che nella loro ignoranza razzista avevano ampiamente appoggiato tale politica.

Un altro fattore di debolezza del governo rimane comunque la pesante caduta dei consensi del M5S rispetto ai risultati delle elezioni del 2018, accompagnato da forti dissidi interni, esemplificati praticamente dall’uscita di un certo numero di parlamentari dal movimento e dall’espulsione di altri. Questo conferma che eventuali elezioni anticipate vedrebbero il M5S decisamente indebolito. Secondo i sondaggi attuali esso è passato dal 32% al 15-16%, quindi dimezzandosi. Tutto ciò accompagnato dalle plateali dimissioni di Giggino Di Maio da capo politico del movimento. Non sembra che si riuscirà a trovare un sostituto nel breve termine.

D’altra parte bisogna tenere a mente la posizione caparbiamente post-ideologica del M5S che rifiuta, almeno in buona parte, a vedere una differenza tra destra e sinistra. E questo non può che portare ad una pericolosa ambiguità di fondo, che spiega anche come ci siano sia elettori di sinistra che di destra che appoggiano il movimento.

Dopo le sconfitte nelle elezioni regionali in Piemonte e soprattutto in Umbria, il Partito Democratico si è rifatto in qualche modo grazie alla vittoria del governatore Bonaccini in Emilia Romagna, accompagnata però dalla sconfitta in Calabria laddove ha vinto la destra rappresentata da Forza Italia. Rimane comunque chiara, in entrambe queste recenti elezioni regionali, la relativa divisione tra le due principali forze di governo che, grazie all’iniziativa del M5S, si sono presentate ciascuna con candidati propri, e non in coalizione.

Gli ottimisti tirano in ballo il neo-nato Movimento delle Sardine, una forza chiaramente anti-Lega e tendenzialmente di sinistra, che ha contribuito, a modo suo, alla vittoria di Bonaccini. Ma chiaramente c’è da chiedersi quale potrà essere l’evoluzione, ammesso che ci sia veramente, del Movimento delle Sardine, chiaramente non ancora organizzato abbastanza da potersi costituire come forza organizzata con posizioni chiare sui vari temi della politica e dell’economia, se non, addirittura, come partito. C’è chiaramente da apprezzare la sua capacità di portare la gente ad esprimersi nelle piazze, ma c’è da domandarsi se, in una cosiddetta democrazia parlamentare questo basti.

Un discorso a parte meritano le forze di destra. E’ chiaro che stiamo attraversando un periodo storico molto delicato da questo punto di vista. Le forze sovraniste non sono, ahimè, una caratteristica italiana, ma le vediamo ben diffuse altrove nel mondo. Salvini & Co. non è solo: basti pensare a personaggi, da un certo punto di vista infami, come Donald Trump. Jair Bolsonaro, Boris Johnson e Viktor Orban.

Come ha fatto notare l’ex-ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, creatore di DIEM25, il movimento che si muove per un’Europa più equa nella distribuzione della ricchezza, quello che stiamo vivendo è una ripetizione di quanto avvenne negli anni ’30, laddove, di fronte alla povertà economica causata dalla crisi del 1929, un personaggio come Adolf Hitler riuscì ad ottenere l’appoggio popolare usando come capro espiatorio gli ebrei. Oggi, a parte la diffusione di fenomeni anti-semiti in Italia e non solo, il capro espiatorio sono diventati i migranti.

Chiaramente non si può solo dare la colpa ai vari sovranisti, nazionalisti e razzisti che circolano per il mondo, ma bisogna addossare le responsabilità anche alla chiara debolezza della sinistra, che in Europa, a parte, in qualche maniera, in paesi come Spagna e Portogallo, si è decisamente indebolita sia dal punto di vista ideologico che dal punto di vista pratico, essendo stata incapace di offrire una visione chiaramente progressista e, se vogliamo, neo-keynesiana di investimenti statali capaci di compensare in maniera determinata gli effetti della crisi finanziaria del 2008.

Le masse impoverite cadono ormai facilmente preda della propaganda demagogica sovranista e nazionalista di certi leader politici, che fanno appunto leva sull’insoddisfazione e sull’ignoranza, anche grazie all’utilizzazione dei social e di fake news.

Per avere un mondo più equo, ma anche più informato, le forze di sinistra devono muoversi sia lanciando politiche chiaramente progressiste che ristabilendo un rapporto più diretto con le masse abbandonate alla demagogia della destra. Un utile esempio in questo contesto potrebbe essere il socialista Bernie Sanders, che è riuscito a stabilire un rapporto diretto con le masse e tra molti giovani.

In altre parole, senza dover necessariamente ripetere una Rivoluzione di Ottobre, la sinistra deve tornare a distinguersi per la sua posizione critica nei confronti di un capitalismo che causa sempre maggiore ingiustizia sociale in tutto il mondo.

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