Per la Procura di Roma, il giornalista professionista Mario Adinolfi, con il suo progetto “scommessa collettiva” avrebbe cagionato un danno di circa 5 milioni di euro, con annessa evasione da 400.000 euro.
La Repubblica è il primo a dare la notizia, riferendo delle accuse degli arresti domiciliari. In particolare per la GIP che ha convalidato la misura cautelare, l’ex parlamentare “manipola la realtà e denota una evidente e pervasiva pericolosità sociale“.
Importante specificare che, Fufflix, insieme al Cerbero Podcast (con Davide Marra in prima fila), già il 6 luglio del 2023 era stata la prima in assoluto a denunciare le stranezze e possibili irregolarità palesi della “proposta” adinolfiana. Una strana formula di “scommessa collettiva”, appunto, che prometteva rendite certe con moltiplicazione del capitale investito al suon di “si vince sempre”, grazie ad un mai documentato algoritmo. I post, i commenti e le mail promozionali di Adinolfi parevano già surreali all’epoca, con più di qualche problematica per la formula di raccolta prevista e le garanzie di risultato offerte, come sottolineammo in maniera chiara quando a nessun’altro pareva interessare l’argomento. Raccolta che difatti prevedeva bonifici direttamente sul conto corrente personale di Adinolfi, con somme che secondo le risultanze degli inquirenti sarebbero state per lo più usate per spese personali (acquisti di viaggi, imbarcazioni, orologi, quadri ecc).
Un dettaglio che, da solo, avrebbe potuto far scattare le prime indagini per appurare a che titolo il leader del “Popolo della famiglia” sollecitava pubblico risparmio, promettendo rendite certe con le scommesse sportive grazie a fantomatici “algoritmi”. Di seguito la live integrale di 3 anni fa, che in diverse parti si dimostra premonitrice.
Fummo come detto i primi a parlarne, ad esporci, a guadagnarci le consuete minacce di querele (mai notificateci) per diffamazione aggravata. All’epoca, però, le presunte vittime non avevano ancora trovato il coraggio per esporsi, per raccontare conti alla mano quanto avevano affidato al giornalista e quanto (poco) si erano visti restituire.
I primi ed unici a rilanciarci furono i colleghi de “Il Ticino”, con un interessante approfondimento e diverse domande alle quali il collega non rispose.

Poi il silenzio tombale sulla vicenda ed altri due anni trascorsi prima dei primi servizi anche in Tv, a “Le Iene”, che grazie ad Alfredo Liuzzi con Filippo Roma, rivelavano le cifre e le tecniche di raccolta, raccogliendo le prime, fondamentali testimonianze da chi magari aveva investito tutti i propri risparmi, fidandosi molto della figura carismatica e pubblica del buon cattolico Adinolfi.
Incredibilmente, però, quei servizi di settembre 2025 e febbraio 2026 non vennero praticamente rilanciati dai giornali, ad eccezione del Fatto Quotidiano che sul cartaceo uscì con un articolo di Nicola Borzi. Su Adinolfi si trovavano per lo più notizie in merito alla sua partecipazione (ben remunerata) all’Isola dei Famosi e sulla figlia che stava provando a combattere il mostro dell’anoressia. Di “Scommessa collettiva” e dei milioni di euro raccolti sul conto personale (come ampiamente dimostrato) da Adinolfi, pareva interessare sul serio solo a noi ed alla tramisione di Davide Parenti.
Poi, oggi, la notizia dell’arresto con le pesanti accuse, dalle quali naturalmente Adinolfi avrà modo e soprattutto diritto di difendersi nelle opportune sedi, che viene rilanciata ovunque. Noi possiamo dire, tre anni dopo, che una maggior attenzione mediatica ottenuta all’epoca avrebbe magari potuto ridurre i danni ad oggi contestati al giornalista, che è accusato anche di una presunta evasione da circa 400.000 euro per un solo anno di imposta.
Meglio tardi che mai, si potrebbe dire. In certi casi, però, l’azione tempestiva e la denuncia mediatica ben documentata e mai diffamatoria sono i primi strumenti efficaci a tutela dei consumatori.
In conclusione, ci si conceda un paio di riflessioni, che riguardano la nostra intera categoria. Come mai, praticamente nessuna delle fonti giornalistiche che oggi rilanciano la notizia, ha citato noi, Davide Marra e/o il Cerbero Podcast? Eppure siamo arrivati sulla notizia ben tre anni prima. In parte possiamo comprendere, però, perchè sono passati appunto tre anni e di sicuro tanti colleghi in buona fede non sapevano chi per primo ha aperto il vaso di pandora adinolfiano. Però si potrebbe recuperare ora, per eventuali prossimi aggiornamenti. Che ne dite?
La seconda, di sicuro con meno comprensione plausibile, riguarda il nostro ordine. Quello nazionale come quello regionale al quale Adinolfi è tutt’ora iscritto addirittura come professionista. Dopo le attuali vicende, il collega Adinolfi, non merita alcun approfondimento? Intanto sull’origine del suo reddito da giornalista professionista negli ultimi anni? Non siamo qui ad invocare radiazioni da processo mediatico, sia chiaro, ma un’audizione per approfondire almeno se negli ultimi anni ha prodotto redditi lavorando come cronista? Il danno reputazionale potenzialmente arrecato alla categoria, lo abbiamo visto, a volte pare essere infatti valutato un po’ di base a chi è coinvolto in controversie e risulta piuttosto casuale come interventi ed esiti. Ma si dia un segnale di vita, almeno. Anche di mero interesse per la vicenda. Sarebbe opportunto, proprio per tutelare la reputazione di chi dovrebbe tutelare la reputazione della categoria.
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