Uno dei ritornelli più diffusi nella propaganda femminista riguarda la depilazione, ritenuta un’imposizione del patriarcato per controllare il corpo delle donne. Uno dei grandi “atti politici” del nostro tempo è costituito infatti dal non depilarsi, presentato come una sfida ai ruoli di genere che ci vogliono lisce e perfette per il piacere maschile. Si cita costantemente la campagna pubblicitaria di Gillette che fece il lavaggio del cervello. Come sempre, basterebbe aver frequentato il biennio delle scuole superiori per sapere che le cose sono andate diversamente.
La rimozione dei peli corporei accompagna l’umanità da migliaia di anni e ha assunto, a seconda delle epoche e delle culture, significati differenti: igiene, purezza rituale, appartenenza sociale, estetica, seduzione e perfino medicina. Nelle diverse epoche e culture semplicemente cambia il valore attribuitole, come cambiano le norme sociali su chi e come deve praticarla.
Già nell’Egitto faraonico troviamo reperti di rasoi in rame e in bronzo dal III millennio a.C., insieme a pinzette, specchi, contenitori per unguenti e strumenti destinati alla cura del corpo; fonti letterarie come le Storie di Erodoto lo confermano. Uomini e donne condividevano gran parte delle pratiche di cura del corpo, compresa la depilazione: i testi e i reperti suggeriscono che la pelle liscia fosse associata all’ordine, alla pulizia e al controllo del proprio corpo, valori che riguardavano entrambi i sessi, pur con possibili differenze legate al ruolo sociale e religioso.
Si rasavano i pelli a livello della pelle mediante lame in pietra, rame o bronzo e, successivamente, in ferro, oppure si strappavano con pinzette, e infine esistevano preparati depilatori chimici, capaci di indebolire il fusto del pelo.
Andando poi nell’Antica Grecia, le testimonianze sulla depilazione femminile sono meno numerose, ma esistono diversi indizi che mostrano come la pratica fosse conosciuta, come per esempio la commedia Lisistrata di Aristofane: la commedia racconta uno sciopero sessuale organizzato dalle donne greche per costringere gli uomini a porre fine alla guerra del Peloponneso. Aristofane ricorre a riferimenti alla cura del corpo femminile e alla depilazione come elemento comico, suggerendo che tali pratiche fossero riconoscibili al pubblico ateniese. Esiste in greco anche un termine apposito per indicare i prodotti per la depilazione: psílothron (ψίλωθρον, “sostanza che rende glabro”). Per gli uomini, uno degli elementi più significativi della cultura greca è il rapporto con la barba, generalmente associata alla maturità, alla saggezza e all’autorità.
Si parla di depilazione anche tra i Romani, per i quali l’aspetto esteriore aveva una forte dimensione pubblica: vestiti, capelli, barba e pelle comunicavano disciplina, ricchezza, età e ruolo sociale. Abbiamo notizia di una figura apposita specializzata nell’eliminazione dei peli corporei, l’alipilus. La testimonianza più famosa è quella di Seneca, che nella Epistulae Morales ad Lucilium (56) lo cita tra i rumori delle terme romane. Un’altra fonte fondamentale è Ovidio, che nell’Ars Amatoria offre una serie di consigli ironici sulla seduzione e sulla cura personale, citando precisamente la depilazione tra gli elementi chiave del fascino femminile.
Anche in questo caso, gli archeologi hanno rinvenuto numerose pinzette, rasoi, specchi e strumenti cosmetici nei corredi funerari femminili e negli ambienti domestici. Le donne dell’élite romana utilizzavano inoltre profumi, creme e trattamenti per la pelle, come testimoniano opere quali il Medicamina Faciei Femineae di Ovidio e diversi passi di Plinio. Non era così per tutte le classi sociali: erano pratiche riservate alle nobildonne, che anzi le distinguevano proprio dalle popolane.
Nel Medioevo, grande importanza ha la depilazione nel mondo islamico, dove in generale la cura del corpo aveva un ruolo importante sia dal punto di vista igienico sia religioso. La tradizione islamica attribuisce grande importanza alla purezza personale nell’insieme delle pratiche considerate conformi alla natura umana la rimozione dei peli delle ascelle e del pube, anche per gli uomini. In questo caso, per le donne ci sono riferimenti espliciti alla necessità di presentarsi desiderabili per l’uomo, coerentemente con il suo ruolo. In Europa, invece, il corpus della Trotula, composto tra XI e XII, raccoglie testi sulla medicina femminile e sulla cosmetica. Uno dei testi più importanti del corpus è il De Ornatu Mulierum (“Sull’abbellimento delle donne”), che inseriva l’eliminazione dei peli indesiderati tra gli elementi di bellezza femminile.
Nel Rinascimento cambiano gli standard di bellezza e ricorrono alcuni elementi: pelle molto chiara, fronte ampia, sopracciglia sottili, lineamenti regolari. Nei ritratti di numerose corti europee, soprattutto italiane e fiamminghe, le donne appaiono con un’attaccatura dei capelli arretrata. Questo effetto poteva essere ottenuto attraverso la depilazione della linea frontale. La fronte alta era associata a nobiltà, grazia e intelligenza.
È evidente quindi che l’estetica, sia maschile che femminile, ha sempre un valore culturale e sociale, che semplicemente cambia nel tempo; la depilazione di varie parti del corpo può farne parte come tutte le altre pratiche.
Avvicinandoci al terribile caso Gillette, osserviamo quali cambiamenti sono avvenuti nel XIX secolo. Le innovazioni industriali trasformano gli strumenti utilizzati per la cura del corpo, che diventano più economici e accessibili; cosa che ovviamente non significa che tutta la popolazione adottasse immediatamente queste pratiche. Come era avvenuto nei secoli precedenti, la gestione dei peli corporei dipendeva molto dalla classe sociale.
Nei giornali e nei cataloghi dell’epoca comparivano pubblicità di creme depilatorie, polveri chimiche, lozioni, strumenti per la rimozione dei peli del viso. La peluria facciale femminile veniva spesso presentata come un difetto estetico da correggere. Le gambe e le ascelle, invece, non erano ancora al centro dell’attenzione perché normalmente erano nascoste dagli abiti. Ed è qui infatti il punto: si depilano le parti del corpo che sono visibili in pubblico.
Nel 1915 la Gillette Company lanciò il Milady Décolleté, un rasoio progettato specificamente per le donne. Questo è l’evento che viene raccontato come il momento in cui “le donne iniziarono a depilarsi”. Più correttamente, il 1915 rappresenta il momento in cui un’azienda individuò e costruì un nuovo mercato. Il motivo? La moda stava cambiando. All’inizio del Novecento gli abiti femminili iniziarono progressivamente a lasciare scoperte parti del corpo prima nascoste; per lungo tempo le gambe femminili non erano state un elemento centrale dell’estetica pubblica perché erano normalmente coperte. La trasformazione arrivò tra gli anni Venti e Quaranta grazie a diversi cambiamenti: le gonne più corte, appunto, la diffusione delle calze leggere, la maggiore partecipazione femminile allo sport e alla vita pubblica.
Negli anni Venti le riviste di moda iniziarono a pubblicare consigli sulla cura delle gambe e sulla rimozione dei peli. La depilazione delle gambe divenne però veramente una pratica di massa soprattutto durante e dopo la Seconda guerra mondiale.
La depilazione quindi non è stata “inventata” dalla pubblicità, che ha semplicemente associato alla pelle glabra i concetti di femminilità, pulizia e successo sociale.
Bibliografia
Fonti antiche e medievali
Aristofane, Lisistrata.
Dioscoride, De Materia Medica.
Erodoto, Storie.
Marziale, Epigrammi.
Ovidio, Ars Amatoria.
Ovidio, Medicamina Faciei Femineae.
Plinio il Vecchio, Naturalis Historia.
Seneca, Epistulae Morales ad Lucilium.
Svetonio, De vita Caesarum.
Trotula, De Ornatu Mulierum.
Studi moderni
Green, Monica H. (2001). The Trotula: A Medieval Compendium of Women’s Medicine. University of Pennsylvania Press.
Herzig, Rebecca M. (2015). Plucked: A History of Hair Removal. New York University Press.
Jones, Geoffrey (2010). Beauty Imagined: A History of the Global Beauty Industry. Oxford University Press.
Olson, Kelly (2008). Dress and the Roman Woman: Self-Presentation and Society. Routledge.
Peiss, Kathy, Hope in a Jar: The Making of America’s Beauty Culture. University of Pennsylvania Press, 1998.
Stewart, Susan (2012). “Hair”. In The Encyclopedia of Ancient History. Wiley-Blackwell.
Vigarello, Georges (1985). Le propre et le sale. L’hygiène du corps depuis le Moyen Âge. Éditions du Seuil.
Vigarello, Georges (2004). Histoire de la beauté. Le corps et l’art d’embellir de la Renaissance à nos jours. Éditions du Seuil.






