La fatale confusione della politica negli Usa

Gennaio 7, 2021
Attilio De Alberi
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La situazione politica negli USA è ormai entrata in un grave stato di confusione e di conflitto. Donald Trump ha tentato in continuazione di sovvertire i risultati delle elezioni presidenziali all’inizio di novembre insistendo ad affermare che la sua sconfitta rispetto alla vittoria di Joe Biden è stata una frode.

Gli ultimi sviluppi di questa situazione sono in qualche modo terrificanti e sovvertono lo stato della democrazia negli USA.

Pochi giorni fa Donald Trump ha chiamato il Segretario di Stato della Georgia per dirgli che i risultati a suo sfavore in quello stato non erano validi, pur non essendo ciò affatto vero.

Ieri, dopo un intervento a loro favore da parte di Trump, un certo numero di manifestanti pro-Trump, la maggior parte dei quali senza mascherine anti-Covid-19, ha attaccato Capitol Hill, la sede del parlamento a Washington. Ciò è avvenuto proprio mentre sia la Camera dei Rappresentanti che il Senato si stavano riunendo per confermare la vittoria di Biden alle elezioni. La riunione delle due ali del parlamento hanno dovuto interrompere la loro riunione. Ci sono stati quattro morti e cinquantadue arresti grazie all’intervento delle forze dell’ordine. Nel frattempo vale la pena notare che più di dodici rappresentanti repubblicani insistono nel negare la vittoria di Biden. La sindaca di Washington si è espressa fortemente contro l’intervento dei manifestanti. A livello mondiale ci sono state diverse reazioni negative a questo episodio violento ed altamente anti-democratico. Vale la pena sottolineare gli interventi critici di Macron, del Primo Ministro irlandese, del Segretario delle Nazioni Unite Gutierrez e dello stesso Boris Johnson. Fortunatamente la riunione delle due ali del parlamento per confermare la vittoria di Biden verrà ripresa ora che i manifestanti pro-Trump sono stati dispersi.

C’è però una buona notizia proveniente dalla Georgia. Sono stati eletti a senatori due democratici: il Reverendo Warnock ed il giovane Ossof. Questo significa che nel senato ci potrà essere una maggioranza democratica e questo dovrebbe permettere a Biden di portare avanti una serie di iniziative decisamente più progressiste rispetto a quelle intraprese da Trump.

Sarà interessante vedere se Trump parteciperà all’inaugurazione di Biden alla presidenza che si svolgerà il 20 di gennaio. Sarà anche importante vedere se Trump farà le valige ed uscirà dalla Casa Bianca. Se non si decidesse a farlo potrebbe essere rimosso dalle forze dell’ordine.

Chiaramente Biden non è un progressista allo stesso livello di una persona come Bernie Sanders, ma quest’ultimo si darà da fare per spingere una politica il più progressista possibile. Comunque è una buona notizia sapere che Biden vuole darsi da fare per sconfiggere le conseguenze del Covid-19, che vuole fare rientrare gli USA alla Convenzione di Parigi sul Cambiamento Climatico e che tenterà di ristabilire un rapporto più sano e pacifico con l’Iran sulla questione dello sviluppo delle armi nucleari. Biden sembra anche intenzionato a darsi da fare per una ripresa dell’economia americana e si adopererà per aiutare i milioni di persone che si trovano in uno stato di disagio sociale a causa delle conseguenze del Covid-19.

Rimane comunque una realtà negativa: la forte divisione all’interno degli USA, proprio grazie al grande numero di persone che continuano ad appoggiare Trump. Bisognerà quindi vedere se nei prossimi mesi, dopo l’arrivo di Biden alla Casa Bianca, potrà cominciare uno stato di riunificazione del paese ed una riduzione tra la popolazione dell’appoggio a Trump, il quale, non bisogna dimenticare, rischia anche una serie di problemi legali a causa delle sue frodi fiscali e di altri misfatti finanziari.

E’ importante quindi per gli USA poter rientrare in una situazione più pacifica e di maggiore benessere a livello economico e sociale.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.
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