Trump e Covid-19

Ottobre 13, 2020
Attilio De Alberi
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Come tutti sappiamo, recentemente Donald Trump è stato ricoverato in un ospedale militare perché contagiato dal coronavirus. Anche la moglie Melania è stata colpita dal virus. Trump adesso ne è uscito e dice di sentirsi molto bene. Il suo medico dice che non è più un potenziale “untore”, ossia un possibile trasmettitore del virus, ma al tempo stesso non esiste una dichiarazione ufficiale che definisce il presidente USA totalmente guarito, e che quindi esclude la possibilità che possa diffondere il virus.

E’ decisamente ironico che lo stesso Trump sia stato infettato dal virus. A questo bisogna aggiungere il fatto che molte persone che lavorano alla Casa Bianca a loro volte siano state scoperte positive al Covid-19. Il numero è molto alto: 34.

L’ironia sta nel fatto che Trump ha notoriamente fatto ben poco per combattere il Covid-19. Tutti conoscono le sue dichiarazioni ufficiali nelle quali apertamente sottovalutava la gravità della pandemia. Questa ha colpito milioni di americani e ne ha ucciso più di 200.000. Tutto questo è avvenuto mentre Trump metteva il Covid-19 sullo stesso livello della semplice influenza.

Inoltre Trump, fin dall’inizio della pandemia, si è rivelato contrario all‘uso della mascherina. Infatti, proprio quando il Ministero della Salute voleva introdurre un regolamento valido per tutto il territorio americano che imponesse l’uso della mascherina, insieme al distanziamento sociale, Trump decise di bloccare tale iniziativa.

C’è poi un dettaglio da non dimenticare, né da sottovalutare. Il mese scorso fu lo stesso Trump ad organizzare, proprio alla Casa Bianca, un evento per celebrare la sua nomina di Amy Coney Barrett, nota giudice conservatrice, alla Corte Suprema. Molta gente fu invitata e nessuno indossava una mascherina o si preoccupava di mantenere un sano distanziamento sociale. Poiché all’evento parteciparono persone provenienti da varie parti degli USA, un’ulteriore diffusione del virus può essere avvenuta.

Altro dettaglio quasi comico da sottolineare è questo: appena uscito dall’ospedale militare dov’era stato ricoverato per l’infezione di Covid-19, Trump ha rilasciato un video girato nei giardini della Casa Bianca nel quale si rivolgeva alle persone anziane. L’aspetto comico del video è che Trump contemporaneamente definiva le persone anziane vulnerabili e non vulnerabili al virus.

In generale si può dire che se Trump avesse rivolto al Covid-19 ed alle sue terribili conseguenze, sia dal punto di vista della salute che dal punto di vista dell’economia, la stessa attenzione che ha rivolto, fin dal suo insediamento alla Casa Bianca, a questioni come l’immigrazione, il cambiamento climatico (in cui lui non crede), la rivolta contro il razzismo imperante negli USA, la guerra commerciale con la Cina, la pandemia avrebbe potuto essere tenuta molto più sotto controllo.

Adesso che è uscito dall’ospedale, Trump vuole scatenarsi di nuovo nella campagna elettorale per la nomina del presidente di inizio novembre. Sta già pianificando di andare in Florida e poi in Iowa ed in Pennsylvania per parlare nei suoi classici comizi, che sono pericolosi dal punto di vista della pandemia perché Riuniscono molte persone spesso senza mascherina. Intanto il prossimo dibattito con il rivale democratico Joe Biden, che doveva tenersi il 15 ottobre, è stato rimandato al 22 ottobre, proprio a causa del suo stato di salute.

Vale anche la pena ricordare che Nancy Pelosi, presidente democratica della Camera dei Rappresentanti USA, ha messo avanti un’ipotesi di controllo dello stato di salute del presidente Trump, secondo la quale egli potrebbe venire limitato nelle sue attività.

Rimane comunque chiaro che per Trump ora come ora la priorità non è tanto combattere il corona virus, bensì fare di tutto per battere Joe Biden, che rimane avanti rispetto a lui negli attuali sondaggi e che, teoricamente, potrebbe batterlo. Questo va a confermare un semplice fatto: a Trump sta più a cuore il suo ego smisurato ed il potere che il benessere dei cittadini USA.     

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.
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