Vaccino CoVid-19: quali prospettive?

Settembre 22, 2020
Attilio De Alberi
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Di fronte alla gravità della pandemia Covid-19, l’arrivo di un vaccino atto a prevenire tale malattia non può che essere auspicato. Questo vale soprattutto per i primi tre paesi al mondo per numero di infezioni e di morti: USA, Brasile ed India. A questo si aggiunge una nuova ondata di casi in paesi vicini all’Italia: Spagna, Francia, Germania e Regno Unito.

In questo momento sono in atto cento ricerche, accompagnate da relative sperimentazioni, nel tentativo di portare alla popolazione un vaccino anti CoronaVirus. Bisogna tuttavia tenere conto di due fattori cruciali: la tempistica relativa a queste ricerche e, una volta che un vaccino viene ritenuto sicuro ed efficace, la distribuzione tra i cittadini.

In questo momento sappiamo che l’Università di Oxford si è data da fare nella creazione di un vaccino anti-Covid-19. La Russia ha poi creato un vaccino noto come Sputnik, ed ha cominciato a distribuirlo parzialmente tra la popolazione. Trump dice che un vaccino sarà disponibile a metà ottobre negli USA, ma è stato smentito da tutta una serie di esperti scientifici, secondo i quali un vero vaccino non sarà disponibile prima della primavera dell’anno prossimo. Chiaramente la dichiarazione di Trump è legata allo scopo di fare propaganda a sé stesso per scopi puramente elettorali. Ovviamente anche la Cina, il paese da dove proviene la pandemia, conduce tutta una serie di ricerche nel tentativo di trovare il vaccino giusto.

Il primo problema, come si diceva, è la tempistica. Ammesso e concesso che venga trovato un vaccino anti CoVid considerato valido, non si può automaticamente distribuirlo alla popolazione, ma bisogna attraversare in primo luogo una serie di test, prima su animali e poi su un gruppo limitato di esseri umani. Lo scopo di tutto questo non solo è di natura scientifica, ma è anche una forma precauzionale per assicurarsi che il vaccino possa funzionare e che non crei magari dei problemi di salute tra coloro che ne fanno uso. Questo spiega il fatto che i tempi necessari per arrivare alla creazione di un vaccino giusto non sono necessariamente brevi, ma al contrario, portano ad una serie di serie e lunghe sperimentazioni precauzionali.

Una volta che i ricercatori nel campo del vaccino hanno trovato quello giusto, dopo le adeguate sperimentazioni, nasce appunto la seconda problematica: la distribuzione tra i cittadini. Si tratta, in questo caso, di una problematica di natura economica, e, se vogliamo, anche politica. La prima domanda che ci si farà è semplicemente questa: quanto viene a costare il vaccino? Le grandi compagnie farmaceutiche ne approfitteranno in termini di guadagno? L’aspetto politico invece è legato al ruolo dello stato nella distribuzione del vaccino stesso: lo stato si prenderà l’incarico di distribuirlo, magari gratuitamente, tra tutta la popolazione di un paese? Se questo non avvenisse, e quindi il vaccino dovesse essere a pagamento, molte fasce della popolazione non sarebbero in grado di permettersene l’acquisto. Lo stesso problema vale per molti paesi poveri, soprattutto nell’emisfero meridionale del pianeta.

C’è quindi da sperare due cose: che la necessaria sperimentazione porti prima o dopo all’uscita ufficiale del vaccino, e che lo stato riesca a farsi carico della distribuzione di esso tra tutta la popolazione. E’ chiaro che solo una distribuzione pervasiva tra tutta la popolazione potrà portare alla fine della pandemia.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.
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