Forze dell’Ordine e violenza

Luglio 29, 2020
Attilio De Alberi
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Si è parlato molto negli ultimi giorni dei fatti avvenuti nella Caserma dei Carabinieri Levante a Piacenza. Insieme al business della droga ed alle orge si è scoperto che un certo numero di carabinieri hanno effettuato arresti ingiustificati, pestaggi ed addirittura torture e violenze sessuali. Questa non è stata la prima volta che membri dell’Arma dei Carabinieri hanno compiuto atti inaccettabili come quelli menzionati.

Il caso più noto negli ultimi anni è stata l’uccisione del giovane Stefano Cucchi a Roma. Dopo anni di processi si è finalmente confermata la responsabilità di certi carabinieri per la morte di questo ragazzo. Ciò non significa che si debba condannare l’Arma dei Carabinieri nella sua totalità. Stiamo parlando qui di quelle che Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, ha definito come “mele marce”.

Ma di fronte ad episodi del genere bisogna tenere in conto due cose molto importanti.

La prima è il “livello morale” di alcuni membri di un corpo che appartiene ad uno stato democratico e la cui funzione è di combattere la criminalità individuale ed organizzata e quindi di difendere i cittadini dal pericolo che esse rappresentano. Questo deve essere fatto seguendo dei parametri legali e quindi accettabili, senza andare oltre un certo livello di potere. Quindi, nella scelta e quindi nell’assunzione dei membri delle forze dell’ordine bisognerebbe accertarsi a priori che questi abbiano dei parametri morali accettabili che impedirebbero azioni violente come quelle avvenute nella caserma di Piacenza o in quella di Roma contro Cucchi.

La seconda considerazione è il livello di controllo da parte dei superiori nei confronti dei subordinati. Se ci fosse tra i superiori un fermo ed assertivo livello di controllo nei confronti di tutti i subordinati, molto probabilmente certi episodi inaccettabili come quelli menzionati non avverrebbero e basta. Quindi dovrebbe esserci una pratica di controllo costante e sistematico per evitare che un certo tipo di violenza abbia luogo.

Ma le violenze e di cui stiamo parlando non sono una caratteristica solo delle forze dell’ordine italiane. Basti pensare ai recenti episodi di violenza avvenuti negli Stati Uniti, specificatamente a Portland e a Seattle, senza dimenticare l’assassinio dell’afroamericano George Floyd a Minneapolis e di molti altri membri della sua razza. E’ stata proprio la morte di Floyd a scatenare una serie di proteste in tutti gli USA, che però sono state opposte dalle forze dell’ordine attraverso l’uso indiscriminato di gas lacrimogeni e proiettili di gomma, insieme ad una serie di arresti.

In questo contesto non bisogna dimenticare la responsabilità politica. In primis quella del presidente Trump che ha scatenato e continua a voler scatenare agenti federali e la polizia segreta a livello locale contro i vari protestatori che lui chiama “anarchici” ed “anti patriottici”.

Si potrebbe aggiungere ad esempi del genere anche l’uso violento delle forze dell’ordine a Hong Kong contro tutti coloro che si sono opposti e continuano ad opporsi alle direttive anti-democratiche scatenate dal governo cinese.

Per concludere, le forze dell’ordine dovrebbero assolvere ad un’unica funzione: proteggere i cittadini dalla criminalità, non solo quella esistente nella società, ma anche quella presente tra le stesse forze dell’ordine. Per portare avanti questa funzione sono necessari non solo tutta una serie di controlli all’interno delle forze dell’ordine, ma anche delle direttive politiche ben precise.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.
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