ISIS: una spada di Damocle ancora pendente

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02/05/2019 Attilio De Alberi

Si pensava che dopo l’ultima sconfitta militare che ha suggellato la fine dell’ISIS come entità territoriale, la minaccia del cosiddetto “stato islamico” fosse finita, ed un nuovo capitolo di relativa pace si stesse aprendo. Ma purtroppo non è così.

Il fatto più inquietante, a parte il massacro nelle chiese cattoliche e negli hotel in Sri Lanka di pochi giorni fa – atto chiaramente terroristico rivendicato appunto dall’ISIS – è la riapparizione, via video, dell’iracheno Abu Bakr al-Baghdadi, califfo e creatore dello stato islamico.

A cinque anni dal famoso sermone nella Grande Moschea di Mosul, in cui dichiarò la nascita dell’ISIS (in arabo DAESH), al-Baghdadi è apparso in un video di 18 minuti. L’ironia è che tutti lo davano praticamente per morto. Invece eccolo di nuovo sotto i riflettori dei media di tutto il mondo. Anche se un po’ invecchiato, sembra in forma. Seduto a gambe incrociate e vestito da guerrigliero, il grande capo del terrorismo internazionale ha accanto a sé in mostra un bel kalashnikov. Anche grazie alla sua barba bella lunga ricorda molto l’Osama Bin Laden che lanciava i suoi proclami in nome di Al Qaeda dai vari rifugi persi nelle montagne dell’Afghanistan e poi dal Pakistan.

Ma al di là delle notazioni estetiche propagandistiche è importante capire cosa ci dice il suo messaggio. In pratica, secondo al-Baghdadi, anche se il suo “mitico” stato islamico è morto, la lotta contro l’Occidente cristiano continua comunque. Esalta infatti l’eccidio portato a termine dai suoi kamikaze/uomini-bomba in Sri Lanka. Questo, secondo lui, deve servire come modello della lotta nient’affatto terminata contro quelli che chiama “crociati” e i cristiani in generale.

Notare la terminologia usata. Al-Baghdadi parla esplicitamente di nigaya, ossia di ‘guerra di logoramento’. Secondo molti osservatori questa sarà una parola chiave da tenere in considerazione negli anni a venire.

Chiaramente il califfo, dopo la fine dello stato islamico come entità territoriale, si sente indebolito, e quindi sente la necessità di tornare alla carica con una strategia diversa, che ricorda, appunto quella di Al Qaeda, nota per i suoi ripetuti atti di terrore, a cominciare dallo storico attentato alle Torri Gemelle di New York.

In particolare, Al Baghdadi incita i suoi seguaci a continuare gli attacchi contro la Francia ed i suoi alleati in Mali ed in Burkina Faso. Come ben sappiamo, quando lo stato islamico dell’ISIS sembrava ancora robusto, il suo proselitismo si era diffuso a ventaglio in Africa, con le azioni terroristiche di Boko Haram in Nigeria rimaste tra le più note.

Quindi, al di là della presenza o no di uno stato islamico, rimane viva una guerra ideologica fatta di terrore che Al Baghdadi insiste nel portare avanti.

Sulla sua testa c’è una taglia di 25 milioni di dollari offerta dagli USA per chi riesce a catturarlo. Anche qui, sembra esserci una ripetizione della saga di Osama Bin Laden, finita con la sua morte grazie ad un raid americano. A quanto pare, Al Baghdadi è riuscito finora a fuggire grazie a dei passaggi sotterranei esistenti tra Iraq e Siria, e sarebbe nascosto nel deserto tra i due paesi. Questo suo accorto modo di evitare una cattura potrebbe andare avanti per molto tempo, ed il suo video rappresenta, sotto certi versi, una sconfitta per i tanti nemici di ISIS.

Teniamoci quindi pronti, soprattutto dopo il pesante attacco terroristico in Sri Lanka, ad una nuova fase non meno cruenta di “guerra diffusa” grazie alla non-morte dell’ISIS.

 

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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