Lasciate stare Greta Thunberg. Arrabbiatevi con chi la usa

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21/03/2019 Federico Cartelli

Restiamo umani. L’abbiamo sentito ripetere spesso, negli ultimi anni; ed è il primo pensiero che sale alla mente nel vedere le immagini di una bambina di sedici anni ridotta a metà tra il fenomeno da baraccone e il prodotto venduto e spedito da Amazon. Ma è bene puntualizzare subito, affinché non vi siano ambiguità o equivoci di sorta: Greta Thunberg non deve essere né derisa, né odiata, né deve diventare la preda del solito bullismo social. Il gioco malato degli haters non va assecondato. Una sana rabbia, per quanto possibile contenuta – e a volte, davvero, non è affatto facile riuscirci – va indirizzata solo verso coloro che hanno pianificato a tavolino una tale, vergognosa operazione di propaganda.

Come in ogni buona strategia di marketing è stato scelto un front-man, in questo caso il miglior front-man possibile: Greta Thunberg, una bambina affetta dalla sindrome di Asperger. Dunque, virtualmente inattaccabile da qualsiasi critica: furbescamente, e con massicce dosi di cinismo, i cari progressisti sempre attenti a “restare umani” – consapevoli di aver da tempo dilapidato tutto il patrimonio di credibilità e autorevolezza – si nascondono dietro una bambina malata. Chi avrà il coraggio di criticarla senza risultare un orco? Ecco il simulacro perfetto per rilanciare l’ambientalismo apocalittico ossessivo-compulsivo, esagerazione artificiale di un problema che sì, è presente, ma non è certo catastrofico come si vuole far credere. Da decenni sentiamo ripetere che la Terra finirà sommersa dalle acque – Al Gore, in pieno delirio mistico, nel 2009 profetizzava che entro il 2013 i ghiacciai del Polo Nord si sarebbero del tutto sciolti – e una miriade di altre previsioni funeste che puntualmente non si sono avverate.

Questo approccio, oltre che fallace, è dannoso perché finisce col banalizzare una criticità che, invece, andrebbe affrontata con ponderazione. Essere maggiormente consapevoli verso uno sviluppo più sostenibile del pianeta – partendo anche da piccole azioni che possono essere molto efficaci – è un argomento che merita la massima attenzione nonché la massima applicazione. Ma lo “sciopero per il clima” – da svolgersi rigorosamente il venerdì, perché accorciare la settimana diminuisce le emissioni di anidride carbonica – è nient’altro che un fenomeno mediatico ben congegnato che serve solo a ridare vitalità ai movimenti politici progressisti, ormai alla frutta in fatto di programmi e di elettori. Persi i lavoratori, persa anche ogni speranza di impeachment verso Trump, incapaci di mobilitare le masse contro un immaginario pericolo fascista – che, guarda caso, si materializza con puntualità a ridosso di ogni elezione per poi sparire a urne chiuse – non resta che forgiare le “generazioni green” per sperare di ottenere un sessantotto col pollice verde.

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La piccola Greta è vittima inconsapevole di questo disegno dirigista, elitario e condito da un’immancabile vena di narcisismo, che mira a raddrizzare a proprio piacimento il popolo bue che si ostina a voler comprare i diesel. Eppure, in mezzo ad editoriali adoranti ed analisi sentimentali, quasi nessuno prova a vedere oltre Greta – alla quale andrebbe restituita al più presto la propria adolescenza – per vedere cosa c’è dietro. Almeno a parole, larghi settori dell’opinione pubblica “stanno con Greta”: ma se per un attimo accantoniamo il marketing e analizziamo, con pragmatismo, i fatti, possiamo già cogliere le conseguenze socio-politiche della svolta ambientalista. È bene ricordare, infatti – come ho già fatto notare su queste pagine – che la guerra ai diesel e la transizione verso un’economia più “verde” sono stati le principali molle che hanno fatto scattare la protesta dei gilet gialli in Francia. Una protesta che si sta espandendo anche in Germania: a Stoccarda, infatti, centinaia di manifestanti hanno protestato contro il divieto di circolazione per i veicoli diesel imposto nella città. Sembrerà forse impossibile ai tanti bravi scioperanti del venerdì, ma l’uomo comune potrebbe non disporre del denaro necessario per acquistare una nuova automobile che rispetti i dettami del bravo cittadino del mondo.

L’eco-bonus – accompagnato da un’immancabile eco-tassa – che ha colpito il settore automobilistico italiano non sta producendo i risultati sperati e, come prevedibile, sta facendo virare ancor di più al ribasso le vendite. Il finale di questa storia si può già intravedere: all’orizzonte c’è la creazione ad hoc dell’ennesimo organismo sovranazionale o dell’ennesima agenzia internazionale  non elettivi che avranno premura di emanare direttive e regolamenti “per il bene del clima, perché ce lo chiede Greta e ce lo chiede il pianeta”. Chi si opporrà, manco a dirlo, sarà automaticamente classificato come fascista. E poi, ancora una volta, raffinati analisti e politologi del sottoscala si chiederanno: perché mai la democrazia rappresentativa è in crisi e prende forza il “populismo”? Nel frattempo, è uscito – ma è solo una coincidenza – il libro di Greta. Correte a comprarlo su Amazon: non vorrete mica deluderla.

L'AUTORE
Consulente politico e aziendale, saggista. Gestisce federicocartelli.com.

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