I supporter di Trump pensano come bambini di cinque anni

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11/12/2018 Attilio De Alberi

E’ importante conoscere in qualche maniera la ‘forma mentis’ di un elettorato, sia per i politici che prendono i voti da quell’elettorato, che per i politici che, magari, cercano di fargli cambiare idea. Questo vale soprattutto per l’elettorato che è tuttora entusiasta di Donald Trump, nonostante i suoi ovvi limiti. Al di là del relativo successo dei democratici nelle elezioni di mid-term, tra non molto diventerà cruciale sapere quali sono le chance per The Donald di essere rieletto alle presidenziali del 2020.

Nel periodo precedente le mid-term, un supporter di Trump ha dichiarato, con estrema enfasi, che il motivo per cui gli piace così tanto The Donald è che dice quello che pensa, senza problemi.

Non pochi osservatori si chiedono come mai molte persone continuino a fidarsi ciecamente di Trump, ad appoggiarlo dogmaticamente e con tanto fervore – anche se è ormai ben noto che una delle sue specialità è proprio quella di sparare menzogne. Su questo punto, un esperto interpellato da CNN ha riportato che, nel solo nel mese di ottobre, l’inquilino della Casa Bianca se ne è uscito con 1100 bugie e falsità, in pratica una media di 30 al giorno.

E non è che i cittadini americani in generale non sappiano questo.

Secondo un sondaggio, sempre di CNN, solo il 32% degli americani considerano Trump una persona onesta e degna di fiducia.

Notare che, secondo lo stesso sondaggio, solo il 76% di quelli che approvano Trump credono che sia una persona onesta ed affidabile, il che, per quanto possa sembrare assurdo, sembra indicare che c’è una porzione significativa di persone che appoggiano Trump, pur non fidandosi di lui. Naturalmente, l’altra osservazione è che quei supporter che si fidano di lui sono riusciti in qualche modo ad auto-convincersi che The Donald sia una persona onesta, nonostante l’abbondante evidenza del contrario.

Come spiegare tutto questo?

E’ intervenuta a proposito Bandy X. Lee, una prominente psichiatra cinese-americana di New York, e specializzata nella violenza e nella sua prevenzione.

Secondo la Lee, “Il senso di grandiosa onnipotenza che Trump sfoggia appare accattivante specialmente ai suoi seguaci più bisognosi dal punto di visto emotivo. Indipendentemente da quello che dice il mondo, lui contrattacca le critiche nei suoi confronti, continua a mentire anche di fronte alla verità, e, soprattutto, è ancora presidente. Quel che conta è che stia vincendo, non che sia onesto o che rispetti la legge”.
Lee prosegue affermando: ”Ciò può apparire sconcertante al resto di noi, ma quando si è dominati da una sensazione d’impotenza, questo tipo di forza esagerata, quasi da cartone animato, è spesso più importante della vera abilità. Questa è la moralità più primitiva, come la chiamiamo, secondo la quale ‘la potenza ti rende giusto’, dalla quale ne esci, in un normale sviluppo, entro l’età di cinque anni”.

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In pratica, quello che la psichiatra Lee dice è che i supporter di Trump esibiscono uno sviluppo psicologico da bambini di 5 anni quando lo appoggiano senza riconoscerne le falsità logiche e le bugie nelle sue argomentazioni, perché quello che conta per loro non è se abbia ragione o torto, ma quanto forte appare. E questo nasce dal noto fatto che Trump fa appello non tanto alla ragione o alla logica, bensì alle emozioni di questi cittadini.

Da qui nasce la deduzione, secondo gli osservatori, che l’unico modo di contrapporsi in maniera effettiva a The Donald, ed al suo vaniloquio intessuto di bugie senza sostanza e basato sulle emozioni, sarebbe proprio quello di usare la sostanza e la logica nell’esporre le proprie politiche. E probabilmente è stata proprio l’incapacità a fare questo che ha portato Hillary Clinton alla sconfitta.

C’è da sperare che questa metodologia venga seguita sistematicamente da chi sfiderà Trump nella corsa presidenziale del 2020.

E naturalmente c’è da sperare che questa stessa strategia venga utilizzata in Europa da chi è seriamente impegnato a sconfiggere il dilagante populismo che, come ben sappiamo, basa buona parte del suo successo appellandosi soprattutto alle emozioni ed “alla pancia” di un elettorato che, a causa della crisi, si sente impotente ed abbandonato. E, che, volendo seguire l’analisi psichiatrica della Lee, magari soffre pure di una forma non riconosciuta d’infantilismo.

 

[foto copertina by Time.com]

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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