Mark LeVine parla de “l’incubo Trump” – INTERVISTA

Novembre 12, 2016
Attilio De Alberi
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Un’analisi della spiazzante vittoria di The Donald da parte di un intellettuale americano con una visione gramsciana del mondo: l’arrivo di una forma di fascismo culturale.

Contro buona parte dei recenti pronostici, Donald Trump ha vinto la tartassatissima corsa presidenziale e a partire da gennaio occuperà la Casa Bianca. Fermo restando che, almeno secondo Julian Assange, la scelta tra Trump ed Hillary Clinton era un po’ come scegliere tra “la peste e la gonorrea”, rimane la forte delusione tra coloro che, pur tappandosi il naso, avevano deciso di supportare quella che poteva diventare la prima donna presidente USA. Compreso Bernie Sanders, che però aveva anche promesso di pungolare ben bene Hillary una volta arrivata al potere.

All’amara sorpresa per la vittoria di Trump si aggiunge, per il Partito Democratico americano, un altro grave dato: per la prima volta dal 1928 il paese avrà in contemporanea una presidenza ma anche un Congresso dominato dai repubblicani. Per non parlare poi della Corte Suprema, laddove il posto lasciato libero dalla morte di Scalia verrà riempito da un uomo scelto da Trump, con tutte le immaginabili conseguenze.

Parla di tutto questo, a YOUNG, Mark LeVine, professore di politica all’Università della California a Irvine, esperto del Medio Oriente, ma anche studioso del  fascismo. Piuttosto pessimista, secondo lui “gli Stati Uniti sono belli e fottuti e noi tutti stiamo entrando in una Dark Age”.

Scioccato dalla vittoria di The Donald?

Fino a un certo punto.

Quindi, un altra volta i sondaggi, come nel caso della Brexit, si sono rivelati un fiasco…

In generale non do grande importanza ai sondaggi. Come la macroeconomia o il neoliberalismo sono basati su tutta una serie di calcoli matematici, che però non prendono in considerazione gli aspetti irrazionali della natura umana. Da un certo punto di vista li trovo semplicemente stupidi.

In primo luogo con la vittoria dell’outsider Trump sembra affermarsi, come anche in Europa, la cosiddetta anti-politica.

Sì, ma c’è qualcosa di più profondo. Come diceva Marx e come aveva ben capito Gramsci, qui si tratta di una lotta esistenziale tra il capitalismo e le alternative a esso.

Ma il capitalismo ha cercato delle alternative al suo interno…

Sì, creando il social welfare state, con tutte le sue versioni socialdemocratiche, che possono aver funzionato in certi momenti, ma nella realtà dei fatti presenti questa si sta rivelando come una grossa bugia.

E il modello scandinavo?

Visito spesso la Svezia e non mi faccio più nessuna illusione. Se uno crede che lì le cose vadano molto meglio, si illude.

E Bernie Sanders, che s’ispira proprio al modello scandinavo?

Sanders al massimo rappresenta l’aspetto buono, carino del capitalismo.

E Trump?

Trump è il capitalismo. La gente lo accusa di essere un bugiardo e un ipocrita, ma lo stesso si può dire della Clinton. Trump probabilmente non dice la verità fino in fondo, ma almeno promette di abbattere il Sistema. E i perdenti, principalmente bianchi, razionalmente, stanno puntando su di lui, sperando che cambi le cose.

Sta parlando degli “uomini bianchi arrabbiati”?

Sì, ma non solo di questi. Anche molte donne gli hanno dato la possibilità di vincere.

Nonostante il suo sessismo aggressivo?

Il suo atteggiamento avrà dato loro fastidio, ma si sono fatte un ragionamento: Trump sarà anche un porco, ma quali sono le chance reali che mia figlia s’imbatta in lui? E d’altra parte anche Bill Clinton è un “porco”…

Neanche il passo indietro fatto da Comey nel emailgate sembra aver aiutato Hillary…

Mi pare proprio di no: l’avversione contro di lei è molto più profonda.

C’è poi anche una regola tacita nella politica USA: l’alternanza di presidenze democratiche con quelle repubblicane.

Questo fattore certo esiste: i repubblicani distruggono le cose, i democratici le aggiustano abbastanza da permettere ai repubblicani di sostituirli, e così il gioco continua.

Ma nel caso specifico di Obama non sembra che lui abbia aggiustato le cose.

E’ vero, ma non si può sottovalutare il fatto che la maggioranza repubblicana nel Congresso ha fatto di tutto per opporsi al suo programma. Questo insieme al fatto che, come nero, è stato visto come un outsider. E poi le regole sono comunque cambiate.

In che senso?

Una volta si riusciva a trovare un accordo tra i due fronti per il bene comune. Adesso, o vinci o te ne devi andare a casa. Questo mi fa pensare a una serie TV di gran successo: The Walking Dead (‘I morti che camminano’).

Come funziona questa analogia?

In questa serie o tu stai con il capo degli zombie che vogliono dominare il mondo, ossia Trump, oppure no.

Il suo approccio alla politica americana è dichiaratamente gramsciano. In che senso?

Questa non è una “guerra di movimento” bensì una “guerra di posizione” (ndr analogia ispirata alla Prima Guerra Mondiale nella strategia gramsciana contro il capitalismo): si vince lottando nella società civile, nel mondo della cultura. Mentre Trump ha lavorato per anni nella creazione di una certa cultura, Hillary non l’ha fatto.

Se Bernie Sanders fosse stato l’avversario di Trump avrebbe vinto?

L’avrebbe forse spazzato via. Una cosa è certa: Hillary Clinton era il candidato sbagliato. La sua ipocrisia è ovvia, come molte mail hano rivelato. E la gente ha preferito la relativa ipocrisia della destra rispetto all’ovvia ipocrisia della sinistra.

Infatti secondo certi sondaggi la Clinton viene percepita come meno onesta…

Sì, ma non si tratta qui di onestà personale: la Clinton ha cercato di apparire come paladina del popolo, ma è ovviamente un fake. Devo dire che l’elettorato afro-americano, insieme alle persone anziane, ha fatto la cosa più stupida scegliendo lei come candidato democratico.

Una cosa è certa: la Clinton non è un outsider.

Sì, è parte integrante dell’establishment e questo ha giocato molto a suo sfavore: molti credono o sperano che Trump riesca a cambiare il sistema.

Intanto i mercati finanziari hanno subito reagito molto male alla vittoria di Trump.

Sì, ma da un certo punto di vista non è così importante: per la maggior parte della gente questi mercati sono un’illusione.

E poi si sono ripresi.

Infatti.

Beh, questo è il grosso limite del capitalismo odierno che da produttivo si è sempre più trasformato in finanziario e speculativo…

Esatto: per la maggior parte degli americani questo capitalismo è fuori dalla realtà. Non è un caso che Trump abbia ottenuto i consensi della classe operaia impoverita della rust belt, in stati come Pennsylvania, Ohio e Michigan, che si sono sentiti abbandonati dal Sistema.

Lei è ebreo. Cosa ne pensa dell’anti-semitismo di Trump?

Anche lì, lui ha attaccato un gruppo ristretto di finanzieri di origine ebrea, recuperando il vecchio complottismo anti-plutocratico e anti-semita di hitleriana memoria, e i bianchi cristiani gli sono andati dietro.

Trump per lei rappresenta comunque il capitalismo.

Sì, ma non rappresenta il capitalismo di Wall Street. Lui è’ un po’ come un latifondista vecchia maniera, un palazzinaro anche un po’ mafioso, avendo fatto i soldi con la speculazione nel campo immobiliare. In pratica, prende le distanze dalla borghesia neo-liberale e dai danni che ha compiuto.

Quindi, da un certo punto di vista, è visto come l’uomo giusto in questa congiuntura storica?

Sì, ma ricordiamoci che è fondamentalmente un sintomo di un malessere reale.

Lei poi parla apertamente dell’arrivo di una forma di fascismo…

Sì, ma non mi riferisco a un fascismo in senso strettamente politico o istituzionale. Non siamo negli anni ’20. E’ più un fascismo di tipo culturale che si concentra sulla lotta contro il diverso: che sia nero, messicano o mussulmano.

Guardando al futuro, esiste una possibilità che Bernie Sanders, che ha già promesso di continuare la sua ‘rivoluzione’, possa riuscire a opporsi a Trump tra quattro anni?

Non credo. Innanzitutto Sanders è troppo vecchio e poi in generale non credo riuscirà a scalzare l’establishment democratico. Anzi credo che questa sia la fine del Partito Democratico, a meno che riesca a rivoluzionarsi.

E come vede l’affermarsi di un partito indipendente come alternativa?

Potrebbe nascere, ma significherebbe una divisione del voto e una vittoria non-stop dei repubblicani.

Come vede Trump in politica estera?

A parte il suo lato temperamentale, Trump non potrà essere molto peggio di Hillary Clinton, completamente venduta al complesso militare-industriale e decisamente intervenzionista.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.
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