Clickbait e nuovo algoritmo: Facebook “mangia” l’informazione online

Aprile 24, 2016
Germano Milite
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C’è sempre qualche considerazione di base da fare quando si prendono in considerazione le “novità dell’algoritmo” annunciate da Facebook e le relative conseguenze per il traffico portato a blog e testate online. Andiamo dunque per punti, per essere più chiari possibile.

  1. Dal 2010 ad oggi, ognuna di queste “novità”, in qualunque modo sia stata intortata per non sembrare un cetriolo di dimensioni bibliche per ogni editore/blogger e per la reach organica dei suoi post, ha portato con sè un decremento del traffico crescente per chiunque non pagasse per ottenere più visibilità e quindi visite.
  2. Da un anno, Facebook ha superato Google per il traffico da referral portato ai siti di news ed ai blog, ovvero è diventato il vettore di visite numero uno al mondo, condizionando di fatto in maniera poderosa l’informazione online, la sua produzione, la sua diffusione ed anche la sua qualità.
  3. Quando sentiamo parlare di concetti tipo “voler fornire agli utenti ciò che a loro interessa di più”, in realtà dobbiamo leggere la cosa come “cerchiamo di profilare in maniera ancora più efficace e vendere sempre meglio il vero prodotto di Facebook, ovvero tu che lo utilizzi”.
  4. Zucchino e soci non fanno mai qualcosa “per la community” o “per le persone che vogliono rimanere in contatto” se non sono abbastanza certi che questo qualcosa farà aumentare i profitti ed il valore generale della loro azienda. Dimenticate quindi la fuffa trita e ritrita sui presunti premi dati alla “qualità dei contenuti”, perché gli unici contenuti veramente premiati sono quelli che paghiamo per far vedere. Tutto il resto, se la contende (e credo purtroppo continuerà a contendersela) con il consueto letamaio di fast news prodotte per cerebrolesi e distrattoni perpetui, ergo per la maggioranza della popolazione mondiale.

Fissati questi quattro punti come premessa, c’è poi da analizzare un altro dato propedeutico a qualsiasi discussione sul tema: stando agli ultimi report diffusi, tutti gli editori che hanno usato in maniera massiccia gli Instant Articles tra gennaio e marzo 2016, hanno visto decrescere il proprio traffico da Facebook del 20% (malpensanti a credere che questo sia un modo per ricattar…ehm per suggerire loro di investire di più in promoted post).

L’AUTOCENSURA DEI GRANDI EDITORI ITALIANI

Ma queste cose “scomode”, i giornaletti online italiani che fanno paccate di visite proprio grazie al clickbait selvaggio e/o a 20.000 euro al mese di investimenti in fb ads non lo dicono, proprio perché preferiscono non disturbare il gigante in blu e tenersi buoni i loro contatti privilegiati nell’azienda di Palo Alto, per ottenere ad esempio pagine verificate con spunta blu anche se ufficialmente non è più possibile, novità in anteprima, reach organica migliore, intoccabilità dei propri profili personali e delle proprie fanpage e tanti altri piccoli privilegi da vassalli. Insomma: se Facebook controlla in maniera sempre più stringente e vasta la diffusione dell’informazione e tiene gli editori più grossi per le pelotas, oscurando sempre più chi non si è mai piegato a certe logiche e produce da anni questi famosi “contenuti di qualità”, forse c’è ben poco da essere allegri e da esultare.

Ma andiamo oltre ed analizziamo questo breve articolo di Startup Italia, intitolato “Facebook introduce l’algoritmo che penalizza il clickbaiting (e premia qualità dell’informazione)”. Nel pezzo iper-sintetico e forse un po’ apologetico si parla dunque dell’ennesima novità algoritmica annunciata ufficialmente dallo staff dell’insaziabile “Zucky”. Novità che però, almeno per ora, cito testualmente: “interverrà solo sull’utenza mobile di Facebook, visto che la misurazione dei post riguarderà solo gli Instant article o i contenuti visualizzati da device mobili”.

UN POTENZIALE RICATTO: O SU IA O ADDIO TRAFFICO

In altri termini, come intuibile, Facebook vuole calcolare il “time on article” solo per quei contenuti veicolati direttamente sulla sua piattaforma. Non è specificato con chiarezza se e soprattutto come sarà considerato il suo browser interno. Quello che è certo è che, con gli Instant Articles, il colosso americano si assicura direttamente di ospitare contenuti che un tempo rimanevano comunque sui siti dei publishers. Non pago, sembra dirci (senza volercelo dire chiaramente) che in pratica i contenuti di qualità premiati saranno in primis quelli pubblicati proprio su Instant Articles, ovvero di fatto in maniera nativa sulla sua piattaforma.

E tutti gli altri? Come farà questo algoritmo a valutare la qualità degli articoli e dei post che legittimamente sceglieremo di tenere sulle nostre piattaforme? Per il momento non è dato saperlo ma solo immaginarlo. I malpensanti, a tal proposito, temono che questo sia una sorta di ricatto: o trasferisci tutti i tuoi articoli su IA, oppure li vedranno sempre meno persone. Bella mossa, Mark: così puoi dire di voler combattere il clickbait, mentre in realtà il tuo primo scopo è quello di “mangiare” l’informazione online e gestirla totalmente e monopolisticamente, con regole che puoi cambiare quando vuoi e senza dover dar conto a nessuno. In questo Facebook va molto oltre l’oramai defunto Google News, che tante polemiche ha generato per la mancata volontà di condividere le revenues con i siti ai quali dava visibilità. Il messaggio del social più diffuso al mondo infatti è chiaro: “Posso farti guadagnare con i tuoi articoli, ma devi pubblicare i tuoi contenuti sulla mia piattaforma proprietaria. Altrimenti, semplicemente, ti oscuro ed il tuo pubblico crolla”. I termini di tale guadagno condiviso, poi, restano ancora poco diffusi da chi ha già provato a beneficiarne e quindi non possiamo sapere se sono meno grami di quelli garantiti dal programma AdSense di Google (e ci vorrebbe ben poco) o no. In ogni caso, in un mondo dove oramai sempre più internauti si informano passando prima per Facebook, capirete che le alternative per chi fa informazione sono sul serio poche, per non dire quasi inesistenti. Anche perché, le cosiddette “autorità garanti”, che dovrebbero in teoria vigilare su cose come l’abuso di posizione dominante ed i regimi di monopolio ed oligopolio, sembrano al solito dormire o prodursi in interventi scomposti ed inutili. 

ALTRA NOVITA’ ANNUNCIATA:”MAGGIORE PLURALISMO DELLE FONTI”

L’altra novità, apparentemente molto positiva ma per ora appena accennata, riguarda la pluralità delle fonti d’informazione che Zuckerberg vorrebbe garantire in maniera più efficace.

In altri termini, ci riferiamo all’alternanza maggiore di news diffuse da fanpage diverse. In questo senso è un po’ il ritorno al passato, quando non ti comparivano in newsfeed le solite 3-4 pagine fan (es FattoQuotidiano, Repubblica e Corriere) ma lo stream dei post era più vario e “random”. In questo caso, però, come detto mancano praticamente tutti i dettagli e si sa ancora troppo poco. Ciò che resta interessante e per certi versi molto preoccupante da analizzare rimane quindi l’ennesimo cambio di algoritmo annunciato. Fin ad oggi, ribadiamolo, non è mai andata bene a chi non aveva budget per promuovere i propri post e la reach organica è sempre andata scemando.

I precedenti dunque non sono confortanti a, alla luce di quanto detto ed al di là delle consuete quanto poco credibili rassicurazioni di rito (che pure abbiamo letto ogni volta), gli editori ed i blogger dovrebbero fare tutto fuorché rilassarsi ed immaginarsi tempi floridi. Per carità: magari questi tempi ci saranno pure, ma sempre per i soliti noti già molto visibili, già molto grossi e già pronti a versare cifre crescenti nelle casse di Facebook per comprare traffico e per noleggiare fan che restano pur sempre di Zucky e soci. Perché alla fine, amici cari, è questo quello che facciamo quando crediamo di acquistare dei fan per le nostre paginette: in realtà paghiamo per ottenere in fitto il like di altri utenti come noi, che però non saranno mai veramente nostri e potranno smettere di vedere i nostri contenuti in ogni momento. Se non è un gesto di totale sottomissione questo…

In attesa che le autority la smettano di multare solo Google e si rendano conto che oramai Facebook, per certi versi, si comporta in maniera ancora più prepotente ed arbitraria di Big G, magari bloccando senza alcun motivo profili personali per 30 giorni e cancellando pagine fan arbitrariamente, a noi non resta che tenere la guardia alta, non fidarci né affidarci a società straniere potenti come stati e sempre più ingorde e ricordarci che non sarà mai una buona idea mettere il 90% del nostro traffico nelle mani di un’unico referral. Amen.   

L'AUTORE
Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital management per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".
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