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Anche Salvini diffonde la bufala degli immigrati che vogliono Sky
Postato il Agosto 11, 2018 Germano Milite 0

Chi pensava che Matteo Salvini avrebbe smesso di diffondere fake news xenofobe una volta divenuto Ministro e magari aver guadagnano per dovere istutuzionale un po’ d’accuratezza e dignità politica, si sbagliava di grosso.

Il leader leghista, infatti, si è addirittura superato ed è riuscito a condividere una bufala colossale su fantomatici immigrati che avrebbero avanzato richiesta di abbonamento a Sky, ma anche aria condizionata wi-fi e consueti confort “a spese degli italiani”.

Ma veniamo ai fatti: il Giornale Di Vicenza, organo di stampa locale evidentemente a caccia di click facili, inventa di sana pianta la suddetta notizia, che diventa subito virale e viena ripresa da molte altre testate di destra. Del resto, il “pezzo” contiene tutti gli elementi semplici e mantrici della propaganda destrorsa: immigrati, o meglio “negri”, che fanno finta di scappare dalla guerra e vengono a godersi la pacchia in Italia, pretendendo finanche la pay tv, internet e l’aria condizionata.

[sostieni]

LA SMENTITA DELLA QUESTURA

Un giornalista de La Repubblica, Fabio Butera, insospettito dall’assurdità della vicenda, decide di fare ciò che ogni cronista degno di questo nome dovrebbe fare: alzare il telefono e chiamare la questura citata dall’articolo del Giornale di Vicenza. Ebbene, come ovvio, la questura nega tutto e fa sapere che non esiste alcuna richiesta di abbonamento a Sky da parte dei richiedenti asilo. Insomma: come abbiamo detto, tutto inventato seguendo il consueto storytelling ben collaudato e votato alla manipolazione di massa ed allo spargimento d’odio xenofobo e razzista.

A quel punto, Il Giornale, che aveva anch’esso prontamente diffuso la bufala senza prima fare alcuna verifica, è costretto a rettificare. Solo che lo fa in maniera abbastanza “particolare”, ovvero lasciando il titolo fuorviante e scrivendo solo nel sottotitolo che “la questura nega tutto”.

Come potete vedere dallo screen di seguito, infatti, dal titolo del pezzo condiviso da Salvini non si intuisce in alcun modo che quel pezzo contiene una smentita. Anzi: tutto conferma la bufala iniziale, con tanto di immacabile commento del Ministro.

IL COLPO DA “MAESTRO”

Ed è qui che Salvini riesce a superarsi, in un crescendo di ignominia e cialtroneria, condividendo la smentita e commentandola come fosse una notizia vera. A questo punto delle due l’una: o Salvini è andato oltre il titolo, ha visto che si trattava di una bufala ma l’ha condivisa lo stesso per fomentare la sua base di rancorosi cronici e cattivisti patologici (ma guai a descriverlo come “mandante morale” delle aggressioni razziste). Oppure, non si sa se cosa più grave o meno, si è fermato al titolo ed ha condiviso il pezzo in base a quello, come farebbe qualsiasi sempliciotto superficiale alla disperata ricerca di bias di conferma per i propri pregiudizi razzisti.

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LA SEMPLICE DOMANDA DA FARE A SALVINI SULLA VICENDA

Non possiamo saperlo, ma sarebbe bello scoprirlo grazie a qualche solerte giornalista che, in una delle innumerevoli uscite pubbliche del “Capitano”, magari avesse l’ardire di fargli una semplice domanda:“Gentile Ministro, in merito alla fake news clamorosa che lei ha diffuso, utilizzando un articolo del Giornale che la smentiva pur avendo un titolo che la confermava, ci spiega i motivi del gesto? Cioè: lei non è andato oltre al titolo e da Ministro della Repubblica ha condiviso una notizia senza leggerla, oppure ha visto che era una smentita ma ha ignorato la cosa per fomentare la sua fanpase di Facebook?”

Sarebbe un momento di grandissimo giornalismo, altrettanto semplice da realizzarsi. A quel punto, il leader leghista, non potrebbe in nessun caso uscirne bene: dovrebbe ammettere infatti di essere un superficiale credulone facilmente manipolabile o, al contrario, di essere un manipolatore senza scrupoli.

Crollerebbe, in un solo colpo, buona parte del “personaggio” che Salvini si è costruito con tanto lavoro negli anni. Ma non illudiamoci: i giornalisti italiani, a certi livelli, di solito concordano le domande e si limitano a raccogliere le risposte come fossero addetti stampa.

E quindi, al “Capitano”, sarà fatta passare liscia anche questa “marachella”, come tante altre prima. Anzi: qualcuno ci dirà anche che non bisogna attaccarlo, per non dargli visibilità o farlo apparire come vittima, con la solita retorica banalotta e prona del servo vigliacco e omertoso che non vede, non sente e non parla.

Eppure, di cose da dire, nelle sedi con opportuna visibilità, ce ne sarebbero moltissime.

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