La soluzione all’immigrazione clandestina che ci nascondono

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29/07/2018 Germano Milite 3422

Esiste una retorica rigorosa ed evidente nella narrazione politica e mediatica di destra (che come livello argomentativo è ferma a “rappresentante d’istituto ripetente con ritardo mentale medio-grave”). Una narrazione che descrive l’Italia come una sorta di paese del terzo mondo, dove ogni giorno “le nostre donne” rischiano stupri e rapine, serve un coprifuoco dopo le 18 e pletore di nerboruti africani con la bava alla bocca infestano le città spacciando, palpeggiando, molestando e bivaccando (chi bivacca e dorme in Parlamento a 14.000 euro al mese però è ok, a patto che ci racconti questa favoletta ogni volta che lo intervistano).

Secondo questo storytelling che, a furia di essere proposto ossessivamente in lungo ed in largo, ha convinto eserciti sempre più nutriti di sempliciotti, semi-colti con laurea, rancorosi cronici e falliti inesorabili, chiunque osi non intonare il “daje al negro” vive di sicuro in un attico; con Rolex, tre colf, cuoco, autista ed ogni genere di agio da “radical chic”.

Perché, si sa: se non giustifichi la tua reale o solo presunta miseria inveendo contro chi è un vero nullatenente, oggi sei un riccastro ipocrita che vive nei quartieri alti e non sa cosa deve sopportare ogni giorno “laggente” comune. Roba che neppure a Mogadiscio negli anni più bui. Roba che in confronto Aleppo è Gardaland ed il Sud Sudan Mirabilandia.

LA RETORICA DELLA “GENTE COMUNE” STA UCCIDENDO LA POLITICA

Che ne sai tu, che non odi i negri anche se “sporcano, spacciano, stuprano e rubano” (proprio come i terroni immigrati al nord fino a 10 anni fa?). Mica tu sei “laggente”, che ogni giorno affronta una vera e propria guerra civile per andare a lavoro e caricarsi in auto la prostituta nigeriana senza farsi scoprire da parenti e forze dell’ordine. Che ne sai tu, di quella povera mamma leghista che nel bus deve tollerare la puzza d’Africa emanata da tutti quei “negher”? Che ne sai tu, dei bambini al parco che devono giocare a campana evitando le siringe dei tossici tunisini?

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Che poi, caro amico radical chic, parli come se l’Italia fosse la settima potenza mondiale e non un paese del terzo mondo, dove la gente non ha neppure l’acqua potabile in casa. Ma ti rendi conto di quello che “laggente” deve sopportare ogni giorno? Della lotta per la propria sopravvivenza che il barista di Vergate sul Membro deve fare per scacciare il mendicante congolese, che dalle 8 del mattino si apposta all’entrata del locale e disturba i clienti razzisti? E i poveri italiani? Quelli li possiamo accettare, a patto però di non vederli troppo in giro a mendicare o sotto i portici a dormire.

E l’ingegnere che si ritrova sti buana al semaforo 4 volte al giorno? Con questi che insistono, insistono e qualche volta s’incazzano pure se non gli dai i soldi? E mi vieni a parlare di guerre, mancanza di acqua potabile, bambini morti di fame, bombe, case distrutte, vendite di organi per attraversare un deserto ed il mare? Mi vieni a rompere le palle con l’omosessuale perseguitato che vuole venire a fare lo splendido qui da noi? Come se non fossimo già circondati da froci? Cioè: froci e negri allo stesso tempo, ci vuoi portare? Ma a tutto c’è un limite, no?

SOSTITUIRE LA REALTÀ CON LA PERCEZIONE

Insomma: siamo tutti costretti a sentirci costantemente minacciati, soverchiati da una miseria crescente e da un’invasione spaventosa con tanto di “sostituzione etnica” ed “islamizzazione” in corso, pena l’essere bollati come “falsobuonisti” che da privilegiati non vivono il presunto clima postbellico della nostra sfasciata penisola. I giorni odierni sono in tal senso la perfetta quanto preoccupante dimostrazione di come, la narrazione politico-mediatica, possa in alcuni periodi storici sostituire la realtà con la percezione e letteralmente manipolare il sentire collettivo. Tutto si basa su un’anedottica individuale e circoscritta, fomentata e “pompata” da tv, radio, giornali e social e dal tam tam di condivisione di notizie (spesso false) che confermano la percezione ed il pregiudizio e lo alimentano, accrescendolo.

COME ALLO STADIO, ANCHE NEL LINGUAGGIO

Si vive così in un clima da Stadio, anche nel linguaggio, con l’utilizzo meccanico ed acritico di termini come “rosicate”, “avete perso”, “abbiamo vinto” ecc. Esattamente come se ci si stesse confrontando tra tifoserie avverse al termine di una partita di calcio.  Al contempo, si inserisce chiunque sia critico verso l’attuale storytelling come “comunista” o “piddino” e si azzera così ogni possibilità di confronto e di auto-critica; di evoluzione ed affrancamento dal cliché limitato imposto da chi vuole, al solito, dividere e governare.

Per carità, chiariamo comunque l’ovvio: che il nostro paese viva situazioni problematiche a diversi livelli è di sicuro innegabile. Che ci siano persone in gravi condizioni economiche e diversi quartieri abbandonati in parte o del tutto da enti locali e nazionali idem. Tuttavia, così come non viviamo nell’eden che ci racconta chi di solito governa da almeno 1 o 2 anni, sventolando ogni micro-dato anche solo apparentemente positivo come un’incredibile conquista, al contempo non ci troviamo in uno stato del terzo mondo come questa politica che vive e prospera solo nell’emergenza, nell’odio, nell’egoismo, nel sospetto e nella paura vuole farci credere ad ogni costo.

LA SOLUZIONE (IGNORATA) PER GESTIRE L’IMMIGRAZIONE AL MEGLIO

Eppure, milioni di italiani maicontenti e spesso solo classici chiagni e fotti hanno abboccato a questa retorica seducente e de-responsabilizzante. Si sono sentiti anzi giustificati a sdoganare cattiveria, egoismo e nostalgia fascista con la scusa delle piazze sporche e dei marocchini che spacciano.

Per carità: gli stranieri criminali esistono e sempre ci saranno. Di sicuro, ne abbiamo molti di più proprio perché abbiamo deciso di alimentare le mafie ed il “business dell’immigrazione” che tanto (fintamente) preoccupa qualcuno, mettendo al bando l’immigrazione economica che proviene dall’Africa. E lo abbiamo fatto a livello Europeo, sia chiaro, non di certo solo Italiano.

Vogliamo che i nostri figli girino liberi per il mondo, con biglietto aereo low cost e laurea in tasca. Vogliamo poter importare ogni risorsa preziosa dal continente Africano, depredandolo ed impoverendo sempre più chi lo abita, senza però dover affrontare le conseguenza umanitarie di simili pratiche neocoloniali (in cui la Francia di Macron è da sempre maestra).

Ma cosa fare per gestire questa “emergenza” creata ad arte, prima di tutto per scopi elettorali? Il primo passo da fare per potersi definire esseri umani è di sicuro non uccidere la gente in mare ed in carcere per non accoglierla in Europa, pagando gli scafisti dopo aver messo loro una divisa para-governativa locale.

AFFRONTARE TUTTO A LIVELLO EUROPEO

Il secondo step è abbattere il proibizionismo migratorio dall’Africa, a livello europeo e globale, prendendosi (finalmente) carico di una situazione che noi tutti abbiamo contribuito a creare e peggiorare negli anni. A casa mia, se causo danno a qualcuno, poi cerco di rimediare e non ne aggiungo di nuovi. Terzo passo: finirla di finanziare i governicchi come quello Libico ed approntare un piano di accoglienza collettivo, a livello europeo, sia per chi scappa da guerre e morte che per chi vuole venire qui a studiare, vivere e lavorare (considerando che anche chi scappa da guerre e morte comunque vorrebbe fare lo stesso). Il tutto stabilendo regole chiare e controlli rigorosi all’entrata, con percorsi di integrazione veri e non farlocchi. Chi viene qui per delinquere o fare il perdigiorno, viene espulso (vi assicuro che parliamo di una minoranza).

Altro passo: ad esempio in Italia, come suggeriva anche Milena Gabanelli, utilizzare le infinite caserme dismesse per creare centri d’accoglienza che funzionino, sfruttando anche i fondi europei e creando nuovi posti di lavoro, non trattando da criminali coloro che arrivano ed aiutandoli ad integrarsi sul serio, non con finti corsi di formazione come ci sono ora.

Chiusura del cerchio: istituire un organismo europeo di controllo e verifica per la gestione dei fondi destinati all’immigrazione, con controlli costanti da parte di commissari ad hoc, che mensilmente (e a sorpresa) valutano le condizioni dei centri e la qualità dei servizi offerti.

Bisogna però fare tutto a livello Europeo, come sforzo continentale e quindi molto meno pesante per tutti. Se si vuole, si può. In un solo colpo, si contrasterebbero le mafie, gli scafisti, il terrorismo, la xenofobia, il presunto business delle “coop” e delle ONG che tanto ossessiona taluni individui e si creerebbero posti di lavoro, condizioni vere di integrazione ed un sistema più equo e solidale per chi legittimamente vuole emigrare da paesi che abbiamo contribuito a ridurre alla fame.

Il punto è che, queste “emergenze”, convengono troppo un po’ a tutti quelli che gestiscono i bottoni nelle sale del potere. Per motivi diversi, continuare con il proibizionismo migratorio, è utile sia alla finta sinistra che alla vera destra.

L'AUTORE
Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital management per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".

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