Salvini e ciò che ha paura di dire sul Caporalato e sulla mafia

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08/08/2018 Germano Milite 8898

Nella sua ultima conferenza stampa, il ministro Matteo Salvini è apparso molto sicuro: per risolvere il problema della schiavitù nelle campagne del sud, prima di tutto “svuoteremo i ghetti“. Insomma, il primo problema da affrontare sono gli sfruttati,  non “padroni” o i “caporali”. Salvini ha poi parlato di “aggiornare la legge sul caporalato”, rimanendo comunque molto sul vago e senza fare alcun esempio sul come e sul perché dovrebbe essere aggiornata una legge approvata nel 2016, non applicata (banalmente) per mancanza di controlli. Soprattutto,  senza spiegare come mai proprio la sua Lega su quella  legge contro il caporalato si è astenuta durante la votazione in Parlamento.

Insomma, il focus del leader leghista è rimasto ben saldo sulla consueta ossessione: gli immigrati, con omissione quasi totale sulle misure da prendere contro mafia e sfruttatori che hanno messo insieme un sistema che va avanti da anni e, da anni, con destra e sinistra la governo, sfrutta gli stranieri (e si inventerà un modo per sfruttare altri disperati o un altro business, nel caso).

TWITTARE NON È GOVERNARE

Perché è così, Salvini: un twittarolo compulsivo fossilizzato su pochi concetti semplici, senza cultura politica né spessore culturale visibili. Un intrattenitore da Facebook Live, che dà l’impressione di aver aperto e letto pochi libri e che sa essere forte solo con i deboli, evitando accuratamente forti e prepotenti. Chiudere i porti è semplice, soprattutto se i tuoi alleati sono completamente proni ai tuoi diktat; proporre soluzioni per la gestione corretta dell’immigrazione e la lotta alle mafie richiede invece capacità e conoscenze.

E così, in mancanza di tali competenze e capacità, l’influencer leghista sembra voler risolvere lo sfruttamento eliminando gli sfruttati, ovvero le vittime ed illudendosi così di danneggiare i carnefici senza sfiorarli con provvedimenti mirati e diretti, Evidentemente non ha capacità e coraggio per sfidare gli sfruttatori e quindi sposta l’attenzione sugli ultimi della catena, rispettando in pieno la sua strategia comunicativa di corto respiro: il problema, per il ministro e chi lo sostiene, sono infatti prima di tutto quelli che preferiscono lavorare a 3 euro al giorno a 4000km da casa per quanto sono disperati, non chi approfitta di questa loro disperazione. Su questi ultimi, al massimo si può leggere qualche vaga condanna fintamente indignata, ma quando c’è poi da votare ed applicare una legge, la Lega si astiene. Certo, dopo Salvini ha anche precisato di voler “tutelare i lavoratori” e di voler “colpire i patrimoni della mafia“, citando non ben precisati aggiornamenti alla legge sul caporalato. Ma intanto, come immaginabile e da lui probabilmente previsto, i media hanno ripreso prima di tutto la frase sullo svuotamento dei ghetti (al Gr24 di Radio 24 si è sentita solo quella), utile non a caso a fomentare il suo elettorato di riferimento. In questo, solo in questo, bisogna riconoscere al Ministro ed al suo staff un buon talento.

FERMARE LO SPACCIO DI DROGA ELIMINANDO I TOSSICI?

Analizzando però attentamente la proposta ed il linguaggio, è praticamente come dire:”Fermeremo lo spaccio di droga eliminando i tossici” o “combatteremo gli stupri chiudendo le donne in casa e vietando le minigonne“. Spacciatori e stupratori non vengono neppure citati, in questo caso. Ci si concentra sulle vittime, di fatto criminalizzandole e facendo intendere che sono loro a dover sparire per prime e non chi viola la legge.

Questo sarebbe l’attuale ministro dell’Interno. Uno che probabilmente avrebbe difficoltà anche ad affrontare una lite di condominio e che, da quel che si legge ogni giorno, crede di governare un paese con selfie e smiley e sostituendo i decreti con i tweet (è così che sono stati chiusi i porti, per la prima volta nella storia della Repubblica).

Caro Ministro, ma la mafia? Perché è quasi completamente sparita dal dibattito politico? Sarà che, proprio come il razzismo, per lei non esiste o comunque non è degna della sua costante attenzione? Cosa intende fare contro i criminali veri? Perché ne parla così di rado? Tra una selfie in spiaggia e l’altro, magari ci pensi e ci faccia sapere quando l’ossessione per gli immigrati sarà passata ed avrà in mente un modo efficace e concreto per combattere anche i criminali italiani, che sono il 90% del totale. Magari diversi di loro l’hanno anche votata, Ministro, presi da questo suo grottesco machismo di maniera, che nel concreto si traduce in un vacuo accattonaggio di like ed approvazione da stormi di sempliciotti e manipolati.

Lei sta governando la settimana potenza mondiale, Salvini, non arbitrando una partita di calcio in territorio padano. Sia il ministro di tutti gli Italiani, non solo di quell’esiguo 17% che ha abboccato alla sua spicciola propaganda social e si auto-persuaso di essere la maggioranza del paese (forse insieme a lei).

In ultimo ricordi soprattutto che, l’altro Matteo, ora divenuto la causa di ogni male italiano (anche pregresso alla sua nascita), godeva di un consenso quasi plebiscitario ai tempi della retorica rottamatrice. Lo amavano molto più di quanto non amino lei ora. Renzi superava il 40% e, come lei, era strapieno di fumo e sfornito di arrosto. La politica dei like va bene per youtuber ed influncer, Ministro. Tutta roba che passa presto e non lascia ricordi impressi nella storia.

Ha avuto un’opportunità probabilmente immeritata, con il suo sparring partner grillino che è già quasi svanito ed oramai è ridotto a combinare le stesse 4 frasi in maniera diversa per rispondere a qualsiasi cosa. Si sforzi di non essere solo un’interferenza macchiettistica della storia Repubblicana e la smetta di giocherellare con i suoi follower e la propaganda facile. Recuperi dignità, che a furia di circondarsi solo dei pochi urlanti che la acclamano, rischia di rimanere connesso solo a Facebook e non dalla realtà che la sta già prendendo a schiaffi. Meno social, più concretezza. Ne abbiamo tutti un disperato bisogno.

L'AUTORE
Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital management per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".

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