Microcredito a 5 balle: Luigi di Maio, se non mi accompagni tu non me lo danno!

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09/01/2016 Maria Melania Barone 6806

Caro Luigi di Maio,

mi rivolgo a te non perché sei il Vicepresidente della Camera dei Deputati, ma perché sei uno dei pochi a cui è concesso parlare in tv e ai giornalisti. Io infatti ero rimasta a quando Grillo inveiva contro la nostra categoria, a quando diceva: “non posso rilasciare interviste” e inneggiava alla soppressione del finanziamento all’editoria. So che per il finanziamento all’editoria avete fatto passi avanti, tentando  (inutilmente) di fare delle proposte, lo so perché per quelle stesse proposte vi diede una mano il direttore Germano Milite (giornalista professionista, facente parte di quell’albo che molti di voi vorrebbero sopprimere). Essendo anche io giornalista credo che l’unico a cui mi possa veramente rivolgere sei tu, in questo modo non scatenerò le ire di chicchessia.

Ad ogni modo Casaleggio avrà rivisto il suo programma di comunicazione e la cosa mi rende felice: così ogni tanto ho potuto assaporare le vostre proposte gridate in diretta televisiva. Tipo la storia che il Movimento 5 stelle, con i tagli degli stipendi dei parlamentari (quelli netti, i contributi in busta paga son sempre gli stessi) ha finito per “far nascere” (avete spesso detto così) questo fondo per il Microcredito che finanzia alcune imprese fino a 25 mila euro e altre fino a 35 mila. Si tratta di un fondo incrementato (solo) grazie a voi! Almeno questo si legge in lungo e in largo per la rete, questo si ascolta in televisione. Lo sento ripetere continuamente, quasi con le stesse cadenze e parole, al punto che ormai  non faccio altro che sentirne parlare in giro, come se fosse un automatismo collettivo.

Il guaio è che nelle cose ci vado a fondo. Ho persino telefonato un responsabile per il microcredito (tu pensa!) e ti devo raccontare una cosa che non immagineresti mai. Tutto nacque quando amici miei dei vari meet up sparsi per l’Italia, non facevano che dirmi: “Hai visto cosa abbiamo fatto col movimento? Finanziamo le imprese! Vai sul blog di Beppe Grillo, lì c’è scritto tutto!“.

Ebbene, sul blog ci sono andata. Per curiosità mi son messa a leggere. C’era un bell’elenco di banche indicate sul blog di Beppe e c’erano addirittura i tassi d’interesse con cui avrebbero richiesto indietro il prestito. Mi dico: “Perché non cominciare da queste?” Quindi telefono alla banca che ha il tasso più basso. Mi fingo imprenditrice, ovviamente non dico di essere giornalista, altrimenti avrebbero falsato le modalità di risposta. Devo dire che la persona con cui ho parlato la prima volta è simpatica e molto gentile. Si tratta di una banca di credito cooperativo del sud Italia. Un tasso così basso per noi del sud vale tanto e tu lo sai visto che siamo compaesani. Loro hanno giustamente detto che hanno accettato qualche richiesta, ma che ne avrebbero accettate solo alcune e , ovviamente, solo per imprese con sede legale in quella regione. Perfetto.

Passo in rassegna anche le altre banche, anche se, a dire la verità, il tasso d’interesse delle altre comincia a infastidirmi. Chiamo a una banca di Napoli e mi dicono: “I tempi stringenti che il microcredito ha dato loro non sono soddisfabili. Sicuramente non accoglieremo alcuna richiesta per il microcredito”.
Io: “Mi scusi, ma questo istituto è indicato sul blog di Beppe Grillo, come se fosse uno dei pochi istituti autorizzati…”.
L’impiegato: “Signora, non so cosa dirle”.

Dopo numerose telefonate alle banche per sapere come funziona questo fantomatico fondo che sono sicura esista, mi sono resa conto che, trovare un istituto di credito abbastanza “illuminato” sul funzionamento è sul serio difficile.

Chiamo altri istituti, ma pare non ne sappiano nulla. Ad un certo punto guardo la lista e, sono onesta, mi sembra veramente una perdita di tempo chiamare tutti, ma proprio tutti. Alla fine sai che faccio? Chiamo direttamente l’ente per il microcredito.

Quello che mi spiegano è agghiacciante però: “Signorina, non è come pensa lei, le banche indicate su quel blog non sono le uniche, tutte le banche possono accedere al fondo”. 

Io: “Le banche non sanno nemmeno cosa sia, né come funzioni!

Microcredito: “Abbiamo mandato numerose circolari, tutte le banche sono state messe al corrente. E’ vero che questo fondo è nato da poco tempo, posso anche ammettere che non tutti siano preparati. Però stiamo ricevendo moltissime telefonate come la sua. Cosa possiamo dirle? Non sappiamo come aiutarla. Non conosciamo di preciso le banche che l’hanno concessa, così su due piedi non saprei aiutarla“.

Io: “Mi spieghi un po’ come funziona: lo stato garantisce il 100%?
Microcredito: “No, solo l’80% e questo è un altro problema per alcune banche“.

Io: “In che senso?

Microcredito: “Ci sono banche che purtroppo non si fidano dei clienti anche di fronte a un progetto valido e quindi chiedono una specie di cauzione pari al 20%.

Io: “Mi sta dicendo che loro che dovrebbero garantire il cliente e invece sono loro a chiedere garanzia ai clienti?

Microcredito: “Si“.

Io: E che garanzia?

Microcredito: “In pratica ci è stato comunicato che alcune banche chiedono, previa accettazione della richiesta di prestito, o un versamento pari al 20% del prestito emesso, oppure la firma da parte di un garante. Abbiamo cercato di far capire a queste banche che non devono farlo, che così scoraggiano le domande.

Io: “E’ assurda la cosa che mi sta dicendo, se ne rende conto?
Microcredito: “Si“.

Io: “Beh non c’è alcun problema, le domande verranno purtroppo scoraggiate se la gente incontra quelli che ho incontrato io“.

Microcredito: “Ahimè, non posso che darle ragione e purtroppo sono tanti“.

Chiaramente di questi istituti di credito a cui la sottoscritta ha telefonato non sappiamo quale sia l’impiegato che mi ha risposto, ma ci è sembrato chiarissimo che le indicazioni siano poche e confuse. Meglio dire di no, che imbarcarsi nei meandri di un mare finanziario complesso… Giusto? E’ questo che devono aver pensato i direttori di queste banche.

Per chi è poco avvezzo a questi finanziamenti, vi spiego come funzionano: il microcredito viene spacciato come un fondo concesso “senza una particolare garanzia” (e qui sta la propaganda che critico perché abbiamo visto che non è così, ma andiamo avanti).

Funziona così: tu scrivi un progetto, anche semplice ma che dimostri la tua reale volontà di lavorare. Ti presenti alla banca e spieghi quanto ti serve e come verranno spesi i soldi, che esperienza ha chi ci lavora ecc. Se il progetto piace, sei a posto. La banca ti dà i soldi (o almeno dovrebbe) applicandoti un tasso d’interesse. Ma da dove li prende questo denaro? Dal microcredito? No! Li prende dalle sue casse. Il microcredito interviene quando e se il soggetto non restituisce il prestito, appunto perché lo Stato si fa “garante” per la copertura dell’80%. L’altro 20% spetta pagarlo al debitore. Ma la banca, che pure deve accedere alle sue vacillanti finanze, spesso non si fida dello Stato o non vuole concedere soldi per un motivo o per l’altro. La cosa sconcertante è che alcune banche, a quanto dice lo stesso Microcredito, chiedono addirittura l’anticipo del 20% allo stesso richiedente. Della serie: se dimostri di avere questi soldi io ti do il resto e…in molti casi in realtà la prassi è proprio questa: se vuoi 10.000 euro, 2000 devi metterceli tu in anticipo. Molti prestiti statali vengono concessi anche con un anticipo del 30%. E cosa accade se lo Stato garantisce per un imprenditore moroso? A quel punto la procedura è a discrezione del Microcredito, cioè l’ente potrebbe poi figurare come creditore al posto della banca. Di conseguenza, in questo caso, non si farebbe altro che spostare il debito da un creditore all’altro. Con questo meccanismo, il fondo per il microcredito, diventa solo una sorta di vettore di prestiti concessi con un tasso spesso agevolato sì, ma non sempre. Molti istituti, infatti, oltre ad applicare un tasso veramente alto, ti chiedono anche la garanzia in anticipo.

Insomma: ottenere il microcredito è possibile ma solo per pochi fortunati. Chi richiede i fondi infatti può rivolgersi solo alle banche della sua città di residenza o, eventualmente, alle banche dove la società ha la sede legale. E cosa succede se quelle stesse banche non lo concedono? Nulla, che il prestito non si ottiene. Punto. E se le banche decidono di concederlo solo dopo alcuni mesi? Semplice: siccome lo sportello è “ad esaurimento scorte”, diciamo così, anche qui è questione di fortuna.

Dopo aver parlato con questo bravo signore che lavora proprio al fondo del Microcredito, mi domando: “Incredibile, i cinque stelle hanno creato questo fondo ed esiste già un sito internet fatto con tutti i crismi? Passatemi i vostri sviluppatori vi prego!”. In realtà, anche se il messaggio che passa in tv è quello, il Microcredito è nato tantissimi anni fa, nel 1996, quattro anni dopo Tangentopoli, col primo governo Prodi. In verità si tratta del fondo di garanzia ed entrerà in azione solo dal 2000. Il microcredito viene creato invece con l’obiettivo di finanziare i piccolissimi imprenditori e le ditte individuali e viene istituito col decreto 141/2010 e modificato con il decreto legge 169/2012. “Le caratteristiche delle operazioni di microcredito”, si legge sul sito ufficiale, “sono stabilite dal Testo Unico Bancario (TUB) e dal Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze n.176 del 17/10/2014”.

IL MOVIMENTO CHE VOTO’ CONTRO LA LEGGE PER IL MICROCREDITO

Non è tutto, andando a scavare, dulcis in fundo, emerge che proprio il Movimento 5 stelle, votò contro la conversione in legge del decreto del 21 giugno 2013, che sarebbe stato convertito in legge il 9 agosto dello stesso anno grazie ai voti di altri partiti tranne Fratelli d’Italia e movimento 5 stelle.  Ma cosa conteneva di così negativo questo decreto? All’articolo 1 , 5-ter si parla proprio della possibilità che soggetti privati contribuiscano a incrementare questo fondo. Ricordi quando proprio il M5S lamentava che il Ministro Cancellieri non avrebbe fatto molto per garantire al Movimento 5 stelle la donazione dei propri stipendi? Il problema è che una cosa del genere non era “normata”. Quindi bisognava intervenire incrementando la normativa, giusto? Ebbene, in quella maniera li avreste potuto farlo e lo avete fatto. Ma senza il vostro voto. Perché non avete votato? Perché c’era un’altra macedonia all’interno di quel decreto? E perché non lo avete annunciato prima di passare alla propaganda? A dire il vero non vi critico molto per questo voto contrario, perché la cosa più giusta da fare era un’altra e ve la spiego subito.

Senza voler rivangare il passato, a quasi un anno dall’entrata in funzione del microcredito, ossia dei vostri 10 milioni di euro che sono andati a incrementare un fondo preesistente di quasi 13 miliardi, mi chiedo: ma non sarebbe stato MOOOOOOOOOOOOLTO PIU’ SEMPLICE E UTILE aprire un fondo privato che sovvenzionasse i piccolissimi imprenditori con un tasso zero o agevolato invece che ad usura? Perché bisogna sempre farsi battezzare dalle banche con tassi d’interesse che spesso sono ad usura? Perché non presentare PRIMA DI TUTTI una proposta di legge per ovviare a questo problema invece che votare contro a un emendamento del genere?

Al termine di queste ricerche, torno alla normalità. Riaccendo la tv che mi fa vedere il solito mondo dove tutto cambia perché nulla cambi. Ancora una volta vedo te, che annunci con sguardo fiammante l’incredibile rivoluzione del microcredito, che pare quasi sia nato dai 5 stelle, ma ora so che non è così. Comunque mi importa poco della paternità, m’importa del funzionamento. Certo, il Movimento 5 stelle è l’unico partito… ah no, pardon… E’ l’unico “non partito” che fa una cosa del genere. Una volta qualcosa di simile lo faceva il Partito comunista, i parlamentari versavano il resto dello stipendio al partito. Il Movimento 5 stelle che è un “non partito” lo versa per il popolo. Tutto fila…

Non ho nulla contro di te, ci mancherebbe. Per fortuna non capita spesso che tu abbia idee della serie: “i geologi andrebbero formati col reddito di cittadinanza per essere destinati ad altro incarico”, capita di rado grazie a Dio. Sarà stato un piccolo inciampo che ha finito per farmi incazzare, ma grazie a persone come Di Battista, ho imparato a perdonare questa frase. Quindi ti ascolto volentieri, ma la nenia è sempre la stessa: “Grazie al Movimento 5 stelle sarà possibile realizzare il sogno di tanti piccoli imprenditori! Grazie al fondo per il microcredito creato col taglio dei nostri stipendi“.

Mentre ripeti per l’ennesima volta queste parole mi chiedo se conosci però tutte le difficoltà che un imprenditore incontra per far capire alla banca che lo stato garantisce l’80% e che quel fondo, può riceverlo fino a “esaurimento scorte” e senza chiedere una garanzia iniziale o addirittura un anticipo da parte del cliente. Alla fine ho l’impressione che se non ci andiamo insieme negli istituti bancari il microcredito non lo danno a nessuno, mi sbaglio? Che ne dici? Non resta che tentare…

Dimenticavo: a scanso di equivoci, ho scritto a Di Battista e Taverna il 25 giugno 2015. Da allora sono passati 6 mesi e mezzo, hanno visualizzato ma non hanno risposto. Però almeno so che il direttorio conosce i problemi. Tanto mi basta.

L'AUTORE
Giornalista pubblicista nasce a nel cuore di Napoli ma vive in molte città italiane, dopo aver compiuto studi umanistici si interessa al mondo editoriale con particolare attenzione alla politica, ambiente e geopolitica.

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