Esiste un mondo alternativo a quello attuale?

Settembre 29, 2020
Attilio De Alberi
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Il mondo in cui viviamo è pieno di grossi problemi: il costante aumento delle disuguaglianze economiche e sociali, il cambiamento climatico, il razzismo, la presenza di leader populisti e chiaramente sovranisti e nazionalisti, la problematica dell’immigrazione ed il costante aumento della vendita delle armi. Di fronte a tutto questo uno potrebbe dire che sono problemi inevitabili e quindi non esiste una soluzione. Invece, in realtà, una soluzione potrebbe esserci, anche se non applicabile in tempi brevissimi.

Cominciando con la questione della crescente disuguaglianza economica e sociale ci potrebbero essere due soluzioni.
La prima potrebbe essere quella di governi che si danno da fare per porre fine a questa disuguaglianza applicando riforme di tipo keynesiano, ossia investendo nell’economia per favorire le persone più sfavorite, a cominciare dai disoccupati.
La seconda, decisamente più radicale, consisterebbe nel porre fine al sistema capitalista introducendo un sistema socialista (democratico e non stalinista), laddove i lavoratori avrebbero la possibilità di dire la loro nella gestione delle aziende e i profitti potrebbero finire non solo nelle mani degli imprenditori, ma essere distribuiti equamente tra i lavoratori stessi. Come si è detto prima questo potrebbe essere un modello innovativo ed egualitario, ma anche democratico, e quindi ben diverso dal modello di socialismo sovietico, noto per l’autoritarismo e la mancanza di una vera democrazia di base.

Naturalmente, oltre ad un’alternativa al capitalismo produttivo, potrebbe esserci un’alternativa al capitalismo finanziario con tutti i suoi profitti basati unicamente sulle speculazioni di borsa.

Bisogna poi notare che le forti disuguaglianze economiche e sociali non esistono solo all’interno dei singoli paesi, ma anche a livello globale. Come ben sappiamo esistono paesi molto poveri, soprattutto nella parte meridionale del globo. Anche qui potrebbe essere introdotto un sistema che permetta alle risorse mondiali di essere distribuite equamente, ed un sistema di aiuto e cooperazione che aiuta i paesi più in difficoltà ad uscire dalla povertà. In questo campo non solo potrebbero avere un ruolo più importante le Nazioni Unite, ma anche i paesi attualmente e relativamente più benestanti.

Per ciò che riguarda il cambiamento climatico è ben chiaro che, soprattutto per salvaguardare le generazioni future, bisogna intervenire al più presto per evitare i disastri che esso genera. Basta pensare un attimo a tutti gli incendi che si hanno avuti negli stati occidentali degli USA, come California, Oregon e Washington State. Bisogna poi tenere a mente il possibile alzarsi del livello dell’acqua, legato allo scioglimento dei ghiacci. Quindi è necessaria una politica comune a livello mondiale che ponga fine agli effetti negativi di Co2 nell’aria che poi conduce al cambiamento climatico.

Per ciò che riguarda il razzismo, esso non è presente solo negli USA, ma un po’ dappertutto nel mondo. Bisogna quindi intervenire non solo per reprimerlo, ma anche, e forse soprattutto, per educare la gente ad uscire da una mentalità razzista. Non si può fare in un giorno, ma col tempo si può fare.

Di fronte alla presenza di leader autoritari, sovranisti e nazionalisti come Trump, Bolsonaro, Viktor Orban o Alexander Lukashenko, c’è da chiedersi fino a quando la loro presenza continuerà, e quando si potrà porre fine all’esistenza di leader del genere. Come tutti sappiamo questo è un fenomeno oggigiorno abbastanza diffuso. Persone del genere arrivano al potere grazie al supporto di una parte della popolazione. Di nuovo, anche in questo caso, è importante educare i cittadini ad una visione più democratica della vita politica, e quindi evitare che finiscano per aiutare questo tipo di leader di arrivare al potere. Di nuovo, ci vuole tempo, ma si può fare.

Esiste poi la problematica legata all’immigrazione. La maggior parte delle persone che emigrano per andare a vivere in Europa o negli USA, lo fanno perché hanno dei problemi nei loro paesi di origine. Si parla qui di guerre, povertà, disoccupazione, siccità. Quindi bisogna avere una certa comprensione verso questi migranti ed aiutarli sia attraverso l’accoglienza, ma anche cercando di cambiare in meglio la situazione nei loro paesi di origine, in modo che la spinta a migrare possa diminuire, se non, idealmente, scomparire del tutto. Prendersela con i migranti, come fanno certi leader politici, da Salvini a Trump, non risolve la loro problematica, ma al contrario la rende ancora più grave. Anche in questo caso bisogna educare i cittadini dei paesi più avanzati a capire la problematica legata all’immigrazione. Questo potrebbe anche aiutare il mondo politico a trovare delle soluzioni positive.

Esiste poi la questione della crescente vendita delle armi. Basti pensare a quante se ne vendono per continuare la guerra in Yemen. Molti soldi poi vengono investiti per creare nuove armi, e per continuare a sviluppare un arsenale atomico che è potenzialmente assai pericoloso. Dietro tutto questo ci sono non solo gli interessi economici di certi stati, ma anche quelli dell’industria militare, che rappresenta una lobby piuttosto potente. Anche in questo caso la politica potrebbe intervenire per smorzare questo fenomeno. E, di nuovo, un’educazione anti-militaresca dei cittadini potrebbe servire ad ottenere un mondo più pacifico nel quale le armi hanno un’importanza molto minore di quella che hanno in questo momento.

Tutto quello che è stato scritto potrebbe suonare utopistico e quindi impossibile, ma in realtà non è così. Ci vuole una certa dose di pazienza per arrivare a risolvere le problematiche elencate, ma anche tenere conto di una semplice cosa: siamo tutti cittadini dello stesso pianeta e quindi dovremmo considerarci come dei fratelli che appartengono alla stessa specie. Questa attitudine potrebbe servire a risolvere tutti i gravi problemi di cui l’umanità continua a soffrire.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.
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