Bruxelles e la dannosa utilità di Matteo Salvini

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22/03/2016 Mathew Myladoor

«Mi ha fermato la polizia, che ha bloccato gli accessi allo scalo. La città è vuota, solo sirene e militari, impressionante. Paura? No rabbia, siamo noi ad avergli permesso di arrivare lì, a due passi dalla sede Ue, al cuore dell’Europa» E ancora: «Ieri ero nei pressi del quartiere arabo di Molenbeek. Lì non è Belgio, non è Europa. Abbiamo ceduto pezzi interi di città ad altri che stanno coltivando il loro odio grazie alla nostra stupidità. Questo mi fa rabbia, gli abbiamo permesso noi di arrivare fin qua. A due passi dalla sede Ue. Al cuore dell’Europa»

Matteo Salvini esordisce così, a 15km da Bruxelles e la sua presenza lì è formidabilmente e paradossalmente ‘utile’ per ogni leghista antieuropeista e anti-islamista dei giorni nostri: incutere paura e timore e infondere maggiore odio nelle menti degli stolti che lo seguono. Ma dopotutto parla al suo popolo e alla sua platea, con proclami ridicoli, cartelli populisti ma lo fa in maniera sconcertantemente coerente con le sue idee. Eppure tra i voli deviati, i treni bloccati, i posti di blocco e la paura della gente per una ferita ancora sanguinante di matrice terroristica, c’è ancora spazio per slogan come ‘E’ ora di reagire. Ripuliamo le nostre città’.

Bruxelles-Matteo-Salvini-1

Cosa significa? Pulizia in quale senso? Etnico, religioso, politico? Domande senza risposta che però non distolgono la platea di Salvini pronta a bombardarlo di like, commenti e condivisioni. E chi dissente, come da prassi, viene bannato dalla sua pagina Facebook o bloccato su Twitter.

Se è vero che l’ironia è la migliore arma contro chi sparge e semina odio, è anche vero che la presenza di Matteo Salvini a Bruxelles in qualità di politico in primis, ed essere umano poi, è estremamente pericolosa. Gli slogan, i cori, i cartelli non sono altro che uno strumento d’avanguardia che anima i cuori del suo popolo, degli stolti che porgono incuriositi il loro orecchio, e che convicono, tra un video e un’intervista, che essere come Matteo è ciò che più conviene all’Europa in generale e all’Italia.

Non è e non sarà l’unico a fare campagna elettorale nei momenti più fragili del cuore dell’Europa ma come lui sono tanti coloro che hanno colto il momento, paradossalmente ideale, per fare colpo sulla paura dell’ignoto. La paura più grande, quella di essere colpiti da chiunque e in qualsiasi momento, in uno degli aeroporti più blindati e protetti d’Europa. Tra i tanti, ci sono Storace che twitta la (vecchia) prima pagina di Libero intitolata ‘Bastardi Islamici’, Gasparri che si dice preoccupato ‘delle nostre case e delle nostre città’ e la Santanché che si lamenta di un centro accoglienza a Milano. Non sappiamo chi abbiamo insegnato a chi ma c’è da dire hanno imparato bene a cavalcare l’onda mediatica del terrore e dell’odio.

L'AUTORE
Blogger di origini indiane, nato a Roma, laureando in giurisprudenza e Beatlesiano. Odiato da Salvini. Indio-Romano di seconda generazione. Confondatore di Frontiere News, di YOUng e suo Community Manager e di Seno&Coseno

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