Alla sua azienda si arriva attraversando una stretta strada di campagna, con tanto di sterrato e tutt’intorno i campi fertilizzati dal Vesuvio. I cartelli che indicano semplicemente “Sòphia”, i trattori intorno, il paesaggio che è dunque decisamente bucolico e ben poco nerd-tecno.
Ho conosciuto Antonio Caraviello, CEO di Sòphia High Tech, per puro caso: due anni fa ha preso in subentro leasing una Tonale che io mi ero reso conto essere troppo piccola per la mia numerosa famiglia (3 bimbi dietro ci stanno decisamente stretti). Potrebbe essere un personaggio decrescenziano, Antonio, con la sua parlata tipicamente campana e l’aria da ibrido ingegnere/filosofo fisiologicamente un po’ distratto dal suo costante pensare a nuove potenziali cose da fare. Al contempo, un tipico e concreto esempio di talento italiano di ritorno, che dall’estero è appunto tornato dove è nato, è cresciuto ed ha studiato. Per la precisione a Somma Vesuviana, dove ha sede la sua società, che si occupa per la precisione di manifattura additiva nel campo aerospaziale e della difesa. Sereni se non ci avete capito molto da questa definizione, che potrebbe ricordare la mitica “meccanica di precisione” sciorinata da Giovanni nell’iconica scena di “Tre uomini e una gamba”, quando prova a rendere “sexy” la descrizione del loro umile lavoro al negozio di ferramente “Il paradiso della brugola”, di proprietà del suocero. Proseguendo con la lettura del pezzo, però, non solo vi sarà tutto chiaro, ma capirete che a differenza della declamazione “giovannesca” qui non ci sono supercazzole ma al contrario tanta concretezza.
IL PROTOTIPO DELL’ANTI-FUFFAGURU
Vorrei però partire dalle persone, in primis proprio da Caraviello, che è un imprenditore decisamente atipico e, al contempo, è per me il prototipo perfetto dell’anti-fuffaguru. A partire proprio dall’auto che guida, di sicuro più che dignitosa (il modello è un tributo italiano, full) ma di gran lunga inferiore a quella che potrebbe permettersi con i numeri che fa la sua società (circa 7 milioni di fatturato, con un ebitda del 10%). In Italia siamo pieni di micro-ditte con auto in leasing da 1300 euro al mese di costo.
Inoltre, dettaglio ben più importante, fin dal primo giorno, Antonio ci ha tenuto a precisare che il merito di certi traguardi è anche degli altri fondatori e delle persone chiave di questa piccola, grande eccellenza nostrana: Raffaele Sansone, Domenico Borrelli, Nicola Sicignano ed Antonella Allocca.
E poi c’è il nuovo partner, a mio avviso talento divulgativo vero oltre che imprenditoriale: Pierluigi Paracchi, di Genenta Science Spa (quotata al Nasdaq). Come vi racconterò, è stato lui che ha spiegato benissimo la ratio dell’operazione con la realtà campana. La filosofia generale che Genenta sta seguendo per le sue acquisizioni in settori strategici, collegati al golden power (ovvero non cedibili a proprietà straniere).
Ma torniamo a Caraviello, per spiegare meglio perché lo ritengo un anti-fuffaguru per antonomasia. Nell’ottimo pezzo firmato dal collega Francesco Bertolino (presente alla conferenza stampa della scorsa settimana) il CEO di Sòphia racconta: “In Germania Airbus mi pagava bene e anche la mia futura moglie aveva una concreta opportunità di trovare un lavoro ben remunerato nel Paese, ma la famiglia del Mulino Bianco non era il mio ideale: io volevo fare l’imprenditore”.
E così ha fatto, partendo dalle sue competenze, dai suoi studi, dalle sue esperienze in una realtà importante come Airbus (quindi non da zero, come certa retorica da “get rich quick” vorrebbe). Ovviamente, come ha candidamente ammesso, anche “non poca fortuna” lo ha aiutato, nel trovare intanto i giusti soci con i quali co-fondare, nell’avere le giuste intuizioni al momento giusto e nel riuscire a realizzare tutto nel Sud Italia grazie ad un primo partner che ha creduto nelle sue idee, ovvero la celebre “Avio”, che in fase di lancio di Sòphia High Tech ha cofinanziato l’acquisto del primo macchinario. Il resto della somma necessaria hanno però dovuto metterla lui ed il suo socio. In particolare, racconta Caraviello: “Abbiamo impegnato le nostre case a garanzia del prestito bancario, rischiando in prima persona quando molti cari intorno a noi ci sconsigliavano di farlo”.
UNA “LAMBO” SENZA DUBAI
Da quel momento, altri e prestigiosi clienti sono arrivati: Leonardo, Thales, Agenzia Spaziale europea, Avio, Mbda, D-Orbit ed anche Lamborghini (non quelle a noleggio flexate per vendere corsi in dropshipping). Ma cosa produce esattamente Sòphia e perché rientra nelle aziende del cosiddetto “golden power”?
La realtà campana progetta e stampa in 3D componentistica che serve per missili, shuttle, satelliti, aerei civili e militari. Parti di motori, deflettori, propulsori ecc. Ha persino progettato porte antimissili, unica in Italia, con commesse internazionali molto complesse e delicate in ogni fase: da quella progettuale all’esecutiva e logistica.
L’intervento di Pierluigi Paracchi e della sua Genenta Science, servirà a Sòphia High Tech per crescere rapidamente, potendo gestire contratti via via più importanti con realtà sempre più grandi, affacciandosi con il tempo anche stabilmente su un mercato ad altissima competitività come quello statunitense.
Le ambizioni le ha spiegate molto bene proprio Paracchi, che ha fin da subito chiarito di non ragionare nella canonica ottica da exit futura dopo investimento valorizzando, criticando anche i modelli che prevedono magari l’utilizzo di fondi pubblici in aziende che, poi, quando e soprattutto se crescono ed aumentano di valore, finiscono magari in mano straniera: “Quando un’azienda italiana viene comprata da un fondo di investimento, nel 65% dei casi viene poi acquisita da un operatore straniero al giro successivo”, sottolinea non a caso Paracchi, che per questo dato specifico cita uno studio della fondazione Praexidia, da lui presieduta.
INVESTIRE PER RESTARE…ITALIANI
Tale dinamica, come intuibile, fa in modo che troppo “spesso i fondi finiscano per diventare un ponte verso l’estero, almeno nei settori strategici non possiamo più permetterci di esportare brevetti, know-how e competenze”. E l’approccio del CEO di Genenta è convincente anche perché è in grado di toccare le giuste leve argomentative, dimostrando ampia conoscenza di certe dinamiche deleterie che riguardano holding e fondi d’investimento.
Genenta Science (a breve non a caso rinominata in “Saentra Forge”), del resto, è già alla seconda operazione nel settore strategico della difesa, segnando il passaggio definitivo dal biotech a campi dove operano realtà aerospaziali e militari come quella di Caraviello e soci.
L’idea di base della società quotata negli USA, infatti, è quella di creare un polo strategico consolidato, che coinvolga anche altre realtà che come Sòphia High Tech sono tutelate dal golden power. Stando a quanto è stato dichiarato in conferenza stampa ed è anche formalizzato nel piano di sviluppo, la società punta così ad aumentare l’organico da 46 a oltre 70 persone e a più che raddoppiare l’area produttiva nel giro di due anni, con l’obiettivo di passare dall’artigianato evoluto alla produzione industriale in serie, per scalare prima e meglio possibile.
Poi, lo stesso Caraviello non fa mistero quando deve motivare la scelta di cedere il 51% della sua “creatura” per 6 milioni di euro: “In Genenta abbiamo trovato il partner ideale anche per sostenerci nell’espansione negli Stati Uniti”, ha dichiarato a Bertolino.
La sfida nella sfida, ora, è riuscire sia ad attrarre che a trattenere i talenti necessari all’espansione, traducendo le ambizioni su carta in passi concreti verso nuovi traguardi.
E noi terremo d’occhio questa bella realtà, per raccontarvi le prossime evoluzioni.
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