ONU: come (non) ci tutela e come dovrebbe tutelarci

Gennaio 12, 2021
Attilio De Alberi
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Verso la fine di novembre il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres si è rivolto con un discorso al Bundestag tedesco per celebrare il 75mo anniversario delle Nazioni Unite. E’ importante ricordare i punti chiave del documento costitutivo, noto come ‘Charter’, che è al cuore delle Nazioni Unite. Esso consiste in un trattato che unisce le nazioni in un progetto globale che è stato ratificato dalle 193 nazioni tutte membri delle Nazioni Unite. Vale la pena reiterare i quattro scopi principali della Charter dell’ONU, visto che buona parte di essi sono sfuggiti alla coscienza pubblica.

Ecco qui la lista di questi scopi:

  1.  Prevenire la piaga della guerra.
  2.  Riaffermare la fede nei fondamentali diritti umani nella dignità e nel valore della persona umana.
  3.  Mantenere l’integrità della legge internazionale.
  4.   Promuovere il progresso sociale e migliorare lo standard di vita come mezzo per allargare l’esperienza della libertà.

Guterres ha fatto notare che le strade per realizzare gli scopi della Carta delle Nazioni Unite sono state chiuse non solo dai neofascisti, le cui posizioni lui chiama eufemisticamente “approcci populisti”, ma anche dal tipo peggiore di imperialismo, come viene illustrato dal “nazionalismo dei vaccini” portato avanti da paesi come gli Stati Uniti. “E’ chiaro”, ha detto Guterres “che il modo di vincere il futuro è attraverso un’apertura al mondo e non da una chiusura delle menti.”

Una situazione ideale contemplerebbe la totale osservanza degli scopi della Carta delle Nazioni Unite per la costruzione dell’umanità. Immaginiamo se vivessimo in un mondo senza guerre e con un rispetto della legge internazionale. O se vivessimo in un mondo che onora i fondamentali diritti umani e che promuove il più vasto progresso sociale. Avremmo un mondo nel quale le risorse produttive non sarebbero più utilizzate per costruire armi, ma sarebbero invece usate per porre fine alla fame, per porre fine all’analfabetismo, per porre fine alla povertà, per porre fine alla mancanza di una casa, e, in altre parole, per porre fine alle caratteristiche strutturali dell’oltraggio.

Basti pensare che nel 2019 le nazioni del mondo hanno investito quasi 2 trilioni di dollari nelle spese militari mentre le persone più ricche del mondo hanno nascosto 36 trilioni di dollari in paradisi fiscali illeciti.

Basterebbe una frazione di questo denaro per eradicare la fame, con stime che vanno dai 7 bilioni ai 265 bilioni di dollari all’anno. Un ammontare simile di denaro sarebbero necessari per finanziare un’educazione pubblica comprensiva ed una sanità primaria universale. Le risorse produttive sono state praticamente messe da parte dai ricchi, che poi usano il loro potere finanziario per assicurarsi che le banche centrali mantengano bassa l’inflazione, invece di far portare avanti politiche che si muovono per il raggiungimento di un pieno impiego. In altre parole si tratta di un vero e proprio racket.

Secondo due nuovi studi della World Bank si è giunti alla conclusione che a causa della mancanza di risorse e di immaginazione durante la recente pandemia 72 milioni di bambini della scuola primaria scivoleranno in una “povertà educativa”, un termine che si riferisce all’inabilità di leggere e di comprendere semplici testi entro l’età di dieci anni.

Uno studio dell’UNICEF mostra nell’Africa sub-sahariana un addizionale numero di 50 milioni di persone sono giunte ad uno stato di estrema povertà durante la pandemia, la maggior parte della quale sono bambini. In pratica 280 milioni dei 550 milioni di bambini dell’Africa sub-sahariana lottano per l’insicurezza nel procurarsi cibo, mentre l’istruzione si è completamente bloccata per milioni di bambini la cui possibilità di tornare a scuola è improbabile.

La crepa tra i problemi dei bilioni di persone che lottano per sopravvivere e le stravaganze dei pochi ricchi è severa. Secondo uno studio dell’UBS 2189 miliardari sembrano aver cavalcato la tempesta della pandemia a loro grande vantaggio ottenendo una ricchezza record di 10,2 trilioni nel luglio del 2020, mentre ad aprile avevano 8 trilioni. In pratica la loro ricchezza è aumentata in pochi mesi di lockdown. Questo è avvenuto mentre bilioni di persone erano entrate in uno stato di disoccupazione ed erano impegnate a sopravvivere sulla base del modesto aiuto proveniente dai vari governi.

Tutti questi dati dimostrano le limitazioni dell’impegno delle Nazioni Unite, nonostante le finalità espresse nel Charter di base. Idealmente tutti i paesi membri dell’ONU dovrebbero muoversi insieme e in uno stato di accordo per alleviare le profonde problematiche che colpiscono l’umanità a livello mondiale. In questo modo l’ONU potrebbe assumere una posizione molto più avanzata e positiva attraverso il mondo.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.
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