Il comune di Luzzara e l’ordinanza “anti-cattiveria”

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11/01/2019 Attilio De Alberi 291

Pochi giorni fa, Andrea Costa, sindaco di Luzzara (RE) e giornalista, ha emesso un’ordinanza particolare ed unica in Italia che istituisce il divieto di “manifestare rabbia, cattiveria, rancore e di ogni atto fisico o verbale teso a recare offesa a singoli o gruppi di persone”. Si chiama “ordinanza anti-cattiveria”, ed è stata pubblicata sull’Albo Pretorio.

Dal punto di vista pratico ed operativo questa ordinanza invita a segnalare eventuali violazioni inviandole ad uno specifico indirizzo mail denominato “stopcattiveria”. Nelle eventuali segnalazioni bisogna anche esibire delle prove: screenshot di pagine web, foto di messaggi pubblici, registrazioni audio o video, la testimonianza da parte di più soggetti che accreditino la violazione.

Si prevedono poi delle sanzioni particolari, a cominciare dalla lettura della Costituzione italiana. Si prevede anche la lettura di opere significative di autori come Primo Levi, Harper Lee ed Italo Calvino, nonché la visione di film come “La vita è bella” e “Quarto Potere”, l’assistere a precise rappresentazioni teatrali, e la visita a luoghi particolari in Emilia-Romagna, come il Campo di Fossoli (campo di concentramento e di transito usato dalle SS ai tempi della Repubblica di Salò per la deportazione in Germania di ebrei e di oppositori politici, ndr) ed il Museo Cervi, creato in onore dei famosi sette fratelli partigiani torturati e fucilati durante la Resistenza.

Discute questa sua ordinanza con YOUng, Andrea Costa, eletto sindaco di Luzzara per una coalizione di centro-sinistra nel 2010 e poi rieletto con una maggioranza di quasi il 70% nel 2015. Costa è anche Segretario Provinciale del PD dal 2013.

L’INTERVISTA

Com’è nata l’idea di questa ordinanza?

In realtà ci pensavo da un po’. Ritenevo che il mio ruolo di sindaco, e quindi la mia responsabilità di dare un indirizzo alla comunità, non potesse limitarsi ad occuparmi di buche e lampioni, ma dovesse anche gestire il rischio del degrado delle relazioni sociali.

E’ tale rischio vivo a Luzzara in particolare?

Fortunatamente non si respira ancora in maniera drammatica come nel resto del paese, ma comincia a farsi sentire. Comunque l’idea dell’ordinanza è nata anche dalla riflessione su un mio errore personale.

Quale?

Ho apostrofato alcuni membri del governo via Twitter, anche se con toni ben diversi da quelli usati dai loro follower contro chi dissente, e ho poi capito che rischiavo di scivolare io stesso in una deriva nient’affatto produttiva. Poi, ultimamente, i discorsi di due persone in particolare mi hanno fatto riflettere: il Presidente della Repubblica con il suo richiamo alla coesione sociale del 31 dicembre, e l’invito alla fratellanza di Papa Francesco. Questi due passaggi hanno come messo ordine a delle idee che già mi frullavano in testa.

Chiaramente l’ordinanza non ha un carattere puramente amministrativo.

Certo: è un atto, a modo suo provocatorio, ammetto, che, anche se amministrativo, ha un forte sapore politico.

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Visto che Luzzara è ancora relativamente tranquilla, lo scopo dietro l’ordinanza è soprattutto preventivo?

Sì, nel testo stesso dell’ordinanza ordinanza ho scritto che proprio perché a Luzzara c’è molto volontariato, molto senso civico e si attuano i principi della solidarietà reciproca, è opportuno costruire una specie di scudo, per tentare di fermare l’inquinamento prima che arrivi anche qui. Esempio: una trentina di anni fa scrivevamo all’entrata dei paesi “Comune De-neuclearizzato”, ora l’idea è la stessa.

Immagino che l’idea sia anche nata dall’osservazione delle pesanti ingiurie che si possono leggere sui social, a cominciare da Twitter.

E’ un clima davvero irrespirabile di cui alcuni sono artefici, ma contemporaneamente vittime. Credo che questa deriva vada fermata, e chi ha ruoli politici, o chi, appartenendo magari al mondo dello spettacolo, dello sport e della cultura in generale viene ascoltato quando parla, dovrebbe occuparsi di questo.

Cosa ti preoccupa in particolare di questa deriva?

Il fatto che divora tutti e soprattutto devasta ogni senso di comunità in questo paese perché aizza uno contro l’altro: così non si va da nessuna parte.

Quali sono state le reazioni a questa tua iniziativa?

Centinaia d’insulti via social da parti di follower opportunamente indirizzati da qualcuno, e migliaia di messaggi che scaldano il cuore da ogni parte d’Italia. Sembra che molte persone non aspettassero altro che una scintilla riaccendesse la loro coscienza civica. Molti mi hanno detto “Hai ragione, il vero tema è quello che hai messo sul tavolo: l’odio che ci sta imbarbarendo tutti”. Ciò vuol dire che esiste un’Italia che ha voglia di continuare a far funzionare la testa e di recuperare anche una certa ecologia del linguaggio.

In particolare, come ha reagito il paese di Luzzara?

C’è stato un dibattito tra chi ha capito la provocazione e chi ha detto: “Ma allora, sindaco, non è che dopo ci censurano? Non possiamo più dire la nostra?” Comunque si può dire che il paese ha accolto positivamente la mia iniziativa.

Avete già ricevuto delle denunce via mail dopo l’uscita dell’ordinanza?

Ho ricevuto delle auto-denunce. Intanto nella scuola media di Luzzara hanno discusso il senso dell’ordinanza. Fortunatamente non ho dovuto richiamare nessuno perché l’ordinanza sta ottenendo l’effetto voluto, cioè provocare una reazione, una riflessione.

Qual è il senso delle sanzioni previste?

In particolare l’idea di fare certe letture, di vedere certi film, di visitare certi luoghi è di suggestionare l’animo in senso positivo. Dietro l’ordinanza non c’è un senso di persecuzione o di condanna o di stigmatizzazione, perché chi sbaglia il proprio comportamento è vittima, non carnefice.

Vittima in che senso?

E’ vittima del contesto in cui viviamo, ed in quanto vittima va aiutata a riscattarsi. Come? Attraverso buone letture e buoni film, uno può recuperare il senso della misura, allargando la mente. O facendosi suggestionare dalla visita luoghi evocativo come quelli della nostra Resistenza, il Museo Cervi appunto. O anche visitando posti belli, perché se facciamo entrare nella nostra vita la bellezza, poi difficilmente saremo cattivi.

Tra le sanzioni c’è anche il volontariato.

Sì, perché ho la fortuna di vivere in un posto che è molto ricco dal punto di vista del tessuto associativo: ci sono tantissime associazioni che intervengono in molti ambiti del quotidiano e che hanno bisogno di qualche braccio in più. Sono convinto che chi ci lavora ne esce arricchito e meno arrabbiato.

Vista la grande attualità del tema, ci sono immigranti a Luzzara?

Assolutamente: questo è il secondo comune in Italia per ciò che riguarda la percentuale di popolazione straniera residente. E’ un paese che all’inizio degli anni ’90 contava 7000 abitanti e l’età media più alta nella provincia. Da quel momento ha conosciuto un fenomeno migratorio consistente, persone soprattutto dal Pakistan che hanno prima cominciato a lavorare nelle stalle e poi nelle aziende agricole fortunatamente ancora floride. Ora Luzzara conta 9500 abitanti ed un bambino su due in età scolare è figlio di genitori stranieri. Grazie a ciò questo paesino conta due asili-nido, una scuola elementare ed una scuola media.

Una specie di Riace settentrionale quindi?

Assolutamente sì.

Qual è la tua reazione alla “ribellione” iniziata dai sindaci di Palermo e di Napoli e poi estesasi a vari governatori regionali contro il Decreto di Sicurezza?

Credo che la vera sfida sia culturale, ed ecco il perché della mia ordinanza che “colpisce” il modo che abbiamo di rapportarci con gli altri, perché da lì poi scende l’idea di paese che abbiamo in testa. Se io utilizzo la prevaricazione e la violenza verbale contro gli altri, probabilmente non ho neanche in testa il senso di comunità. Il vero obiettivo è far recuperare nelle persone il senso di empatia ed avvertire che siamo una ed una sola comunità che ha un destino, altrimenti, se non vinciamo prima questa sfida culturale la gente non ci capirà nemmeno di fronte alla disobbedienza rispetto ad una legge, ad una norma sulla quale ci sono legittimi dubbi in quanto a correttezza ed efficacia.   

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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