La repubblica virtuale del Kekistan (e quella bandiera comparsa ad un comizio di Salvini)

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08/01/2019 Attilio De Alberi

Fra le tante bandiere apparse nei recenti comizi organizzati da Matteo Salvini è anche apparsa quella del Kekistan. E’ interessante capire cosa sia in realtà il Kekistan: si tratta di una repubblica virtuale, ossia senza una specifica location a livello territoriale, anche se si è parlato della possibile acquisizione di un’isola nei Caraibi che ne potesse diventare la sede fisica.

Il Kekistan, ufficialmente la repubblica del Kekistan, nasce negli USA nel dicembre del 2015 grazie all’iniziativa di alcuni fruitori del sito web 4chan (un sito imageboard creato nel 2003 utilizzato per la pubblicazione di immagini e la discussione di manga ed anime, ndr).

Il termine “kekistano” voleva indicare l’origine etnica dei cosiddetti shitposters – letteralmente, in senso derogatorio, ‘quelli che postano merda’- anche se l’idea era quella di difendere la libertà di espressione in opposizione al politically correct. Il concetto di Kekistan cominciò a circolare ampiamente su Twitter nel gennaio del 2017 grazie al YouTuber Sargon of Akkad.

I kekistani venivano chiamati così perché adoratori dell’antica deità egiziana Kek. Il Culto di Kek, noto anche come la Chiesa di Kek, è una religione satirica basata appunto sull’adorazione di Kek, un dio androgino dell’oscurità e del caos spesso rappresentato nella forma di una rana o di un maschio con la testa di rana, o, in forma femminile, come una donna con la testa di serpente.

Non è un caso se su 4chan Pepe the Frog (Pepe la Rana), una rana antropomorfa nata da un fumetto di Matt Furie e poi diventata classico meme di internet, sia considerata il moderno avatar della deità egiziana.

Ora, questo tipico fenomeno 2.0 non dovrebbe sorprenderci se si pensa alla diffusione di sette religiose o para-religiose tipiche della cultura americana. Ma quello che è forse più interessante prendere in considerazione è l’aspetto politico del fenomeno.

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Anche se gli “abitanti”, o meglio i follower del Kekistan, originariamente avevano un’estrazione politica variegata che comprendeva anche persone della sinistra radicale ed anarchica, col tempo la “repubblica” in questione è stata monopolizzata dall’Alt-right, ossia dalla cosiddetta “destra alternativa”, il movimento politico americano nato per promuovere ideologie di destra alternative a quelle tradizionali del semplice conservatorismo.

Si tratta, in realtà, di un gruppo senza una struttura o un’organizzazione centrale. Parliamo qui di un movimento susbculturale che si è diffuso soprattutto online grazie a vari gruppi di discussione come 4chan, 8chan, Reddit e Twitter.

La denominazione Alt-right nasce con un giornale creato nel 2010 dal giornalista identitario e nazionalista bianco americano Richard Spencer, e chiamato appunto Alternative Right. Il giornale venne chiuso nel 2013, ma le idee ed il movimento associato ad esse rimasero nel tempo.

Una delle caratteristiche dell’Alt-right è la difesa del suprematismo bianco, alla quale si aggiunge una vena nazionalista, protezionista, islamofobica e pure anti-semita.

Quindi non è un caso se i seguaci di Kek siano anche stati i supporter di Donald Trump durante le elezioni presidenziali del 2016.

Ed ovviamente questo background politico spiega anche lo sventolare della bandiera del Kekistan nei comizi di Salvini.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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