Un altro segnale dalla Svezia

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12/09/2018 Attilio De Alberi 447

Pur non avendo raggiunto l’obiettivo prefissato, cioè quello di raggiungere il 20%, il SD (Svedesi Democratici) il partito di estrema destra ed anti-immigrati con a capo il giovane Jimmie Akesson, con il suo 17,7% (4,7% rispetto al 2014) entra con una certa forza nella vita politica e non renderà facile la governabilità, visto che la sinistra a leadership socialdemocratica e la destra moderata in parlamento hanno a questo punto praticamente lo stesso numero di deputati.

Ma al di là di questi risultati, si conferma il trend europeo che vede forze di destra xenofoba affermarsi nei risultati elettorali se non addirittura giungere al potere.

Il prossimo grande test saranno chiaramente le elezioni europee del giugno 2019, mentre quest’estate Steve Bannon, ideologo di estrema destra durante la campagna di Trump, ha annunciato la nascita, proprio a Bruxelles, di The Movement, che punta a riunire i sovranisti sul continente fornendo loro appoggio logistico US Style. Salvini ha già aderito.

Discute di tutto questo con YOUng Andrea Mammone, esperto di destra estrema, docente di Storia presso la Royal Holloway, University of London, ed attualmente associato al Mitchell Center for the Study of Democracy all’University of Pennsylvania, dove sta scrivendo un libro sul ritorno del nazionalismo.

L’INTERVISTA

Gli Svedesi Democratici non hanno ottenuto quello che volevano, ma rimangono pur sempre una forza importante.

I partiti tradizionali sono riusciti a contenere quest’avanzata xenofoba, ma hanno comunque subito una perdita. E’ un risultato significativo simile, in parte, a quello della Germania, dove un partito di destra estrema nuovo e sconosciuto come Alternative für Deutschland è riuscito ad ottenere un grosso risultato elettorale.

La sua reazione a questo?

Vedo il bicchiere mezzo pieno, nel senso che il sistema più o meno tiene, per cui questo è un fenomeno quasi fisiologico, con un successo elettorale tra il 15$ ed il 20%. Quanto è avvenuto in Svezia conferma più o meno un trend europeo.

Il prossimo grosso appuntamento saranno le elezioni europee.

Lì sarà interessante vedere cosa succede, anche perché la mia preoccupazione principale non è solo cosa otterrà l’estrema destra, che comunque prenderà un bel numero di voti. Il problema è come si posizioneranno gli altri partiti per contrastare quest’ondata. E vedo già un segnale inquietante.

Quale?

Ciò che ha detto Manfred Weber, capogruppo del Partito Popolare Europeo (PPE), cristiano sociale bavarese: vorrebbe tentare di creare un ponte tra le forze di estrema destra ed il PPE.

Perché una mossa del genere la preoccupa?

Se da un lato è vero che una volta entrati nel contesto istituzionale queste nuove forze tendono a moderarsi, non esiste una tendenza generale. Prendiamo due casi: la Lega che in realtà, pur essendo al governo, si è radicalizzata con Salvini, nonostante l’alleanza con Berlusconi, e in Austria l’FPÖ, anche questo al governo, non mi pare si sia moderato più di tanto col tempo.

Poi bisogna anche considerare il gruppo di Visegrad.

Quella è una delle altre grandi ipocrisie del PPE. Molti dei suoi parlamentari si oppongono apertamente a questo gruppo, tuttora affiliato al PPE. Ed è questa la contraddizione: il PPE è un partito leader nella UE, mentre alcuni dei suoi membri, come appunto Orban, vanno contro l’Europa stessa. Ci sarà proprio oggi un voto sulle sanzioni verso l’Ungheria di Orban, e sarà interessante vedere come voterà il PPE nel suo insieme.

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Cosa dire di The Movement, che ha dietro addirittura Steve Bannon?

Secondo me Bannon, elettoralmente, non sposta nulla in Europa visto che i numeri ci sono già. Bisognerà vedere se riuscirà a coordinare tutti questi movimenti al di là delle famiglie politiche. Orban, per esempio, non credo uscirà dal PPE, perché rischia delle sanzioni. Bisogna capire se Bannon è un millantatore, molto pompato dai media, fondamentalmente perché ha dato un tono ideologico alla campagna di Trump, ma che non credo gli abbia fatto vincere le elezioni.

C’è un altro aspetto: una specie di alleanza, o comunque dialogo, tra politici come Salvini, e rappresentanti dell’ala conservatrice nella Chiesa Cattolica, contrari all’ecumenismo di Papa Francesco.

La cosa mi stupisce poco, perché se andiamo a vedere lo stesso Orban, con la sua idea di cristianesimo. Ed anche qui mi pare ci sia una grande ipocrisia: questi leggono il Vangelo al contrario. Come si fa poi ad essere ultra-cattolici e non credere al verbo del papa?

Ma sembrerebbe che certi vogliano far fuori questo papa, proprio perché troppo progressista.

Questo è sicuro. Molti usano la religione a modo loro.

Intanto le Nazioni Unite hanno dichiarato l’intenzione di portare avanti delle indagini sull’Italia, accusata di violenza e razzismo.

Non ho visto le carte, ma anche qui, ci può essere stupore da un lato, ma comprensione da un altro: vediamo cos’è successo dalle elezioni ad oggi in termini di violenza xenofoba e poniamoci una domanda. Quindi qualche problema c’è: sono senz’altro aumentati i reati contro le persone di colore. Non so poi fino a che punto questo sia sufficiente per avviare un’indagine da parte dell’ONU.

Su questo punto almeno sia Salvini che Di Battista sono in sintonia, facendo notare che ci sono molti altri paesi dove c’è molta più violenza razziale, ma che non vengono indagati.

Questo probabilmente è vero, a cominciare dagli USA, dove le persone di colore non sono certo viste come angeli. Ma qui si tocca una questione di diritto internazionale, laddove gli USA e la Gran Bretagna, come sappiamo, usano le Nazioni Unite un po’ come gli pare. Anch’io credo che ci siano altri paesi con molto razzismo e violenza. Ed in Italia esiste poi anche molta accoglienza, sebbene non venga riconosciuta più di tanto. D’altro canto nemmeno questa nuova ondata di violenza razziale non può essere ignorata.

Poi c’è da analizzare la posizione della sinistra europea di fronte a questo trend di estrema destra, da quella tradizionale socialdemocratica fino ad arrivare a DIEM25 di Yanis Varoufakis.

La situazione è preoccupante, soprattutto in Italia, perché si rischia o di avere accozzaglie che nessuno capisce o di andare avanti come tanti cespugli separati. Personalmente credo che l’opposizione a tutti questi nazionalismi, populismi e comunque alle forze di estrema destra, debba venire principalmente dai socialdemocratici, per attuare un miglioramento dell’Europa.

Miglioramento di che tipo?

La mia potrà apparire una risposta banale, ma bisogna lottare per un welfare europeo per tutti i cittadini del continente e che comprenda anche gli immigrati. Una mossa del genere toglierebbe le armi, o se vogliamo, il megafono a tutti i populisti. Sarebbe un segnale molto forte, al di là di tutte le discussioni sul vincolo di bilancio.

D’altra parte sappiamo che il successo di queste forze di destra è anche molto legato all’insoddisfazione sociale-economiche di vaste fasce popolari.

Mi pare che sia una cosa così evidente, così logica. Ci sono molte persone che si trovano ai margini dell’economia, della società, che avevano un potere di acquisto ora drasticamente diminuito. Bisogna dare una risposta a queste persone, ribaltando le politiche di austerity. E dalla crisi del 2008 che ripeto questo.

D’altra Varoufakis dice che questa è una ripetizione degli anni ’30, laddove di fronte alla depressione economica, e all’inanità della borghesia liberale, si fece strada un personaggio come Hitler, usando anche il capro espiatorio razziale.

E’ questo che mi preoccupa nel tentativo di dialogo con persone come Salvini & Co. per salvare l’Europa. Ricordiamo cosa avvenne, per esempio, quando le forze moderate cercarono un dialogo con Mussolini per controllarlo. Poi sappiamo com’è andata a finire. Non dico che si ripeterà la stessa cosa, ma qualcosina la storia dovrebbe insegnarci.

Intanto si fa notare che il M5S, a parte certe uscite, è fondamentalmente in un stato subalterno di fronte alla Lega di Salvini.

Questo mi pare ovvio. Quando non si ha esperienza politica, una subalternità così forte non ci dovrebbe stupire. Pur essendo il M5S il socio maggioritario nel governo, anche all’estero Salvini viene percepito come quello che guida: nessuno parla di Conte o di Di Maio. Mi sembra che non esista quasi un Primo Ministro

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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