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La grande sfida delle primarie democratiche USA
Postato il Marzo 10, 2020 Attilio De Alberi 0

Dopo il Super Tuesday la situazione nella corsa delle primarie del Partito Democratico USA è radicalmente mutata. Prima c’era un numero relativo ampio di candidati, ma ora Pete Buttigieg, Amy Klobuchar, Mike Bloomberg, Tom Steyer, ed addirittura anche Elizabeth Warren si sono ritirati. La sfida a questo punto rimane tra l’ex vice-presidente sotto l’amministrazione Obama Joe Biden ed il socialista radicale Bernie Sanders.

Notare che Buttigieg, Klobuchar e Bloomberg, nel momento in cui si sono ritirati dalla corsa, hanno dichiarato il loro endorsement, ossia il loro appoggio a Biden. Il miliardario Bloomberg, l’ex-sindaco di New York che aveva investito ben 500 milioni di dollari in una campagna di spot televisivi, ha addirittura dichiarato di esser pronto ad appoggiare Biden finanziariamente. Per ora non si sa a chi dei due concorrenti Elizabeth Warren darà il suo appoggio, anche se, essendo ideologicamente più vicina a Sanders, potrebbe appoggiare quest’ultimo.

A questo punto le domande chiave sono due: chi tra Biden e Sanders riuscirà ad imporsi nelle primarie che termineranno a luglio come candidato in lizza per rappresentare il Partito Democratico nella corsa alla Casa Bianca che si svolgerà ai primi di novembre? Chi dei due riuscirebbe a sconfiggere Donald Trump nella sfida per la presidenza?

Fino al Super Tuesday il favorito sembrava essere Sanders, che aveva ottenuto un risultato preponderante in Nevada e nel New Hampshire. Poi c’è stato il voto nella Carolina del Sud, laddove Biden si è assicurato il 48,4% dei voti contro il 19,9% di Sanders, quindi più del doppio. E con il Super Tuesday, anche se Sanders si è imposto in California, Biden si è assicurato un gran numero di stati, a cominciare da uno piuttosto importante, ossia il Texas.

Per capire lo sviluppo della corsa bisogna capire un fatto assai importante: Biden rappresenta – come d’altra parte tutti i candidati che si sono recentemente ritirati dalla corsa – l’ala moderata, o, se vogliamo, centrista del Partito democratico. Sanders, che, tra le altre cose, originariamente non è un democratico bensì un cosiddetto indipendente, rappresenta invece l’elemento più radicale nella corsa.

E’ importante fare un passo indietro nel tempo per capire l’evoluzione – o, se vogliamo, l’involuzione – del Partito Democratico. A partire da Bill Clinton il Partito Democratico si è spostato su posizioni decisamente più moderate. Questo è un fenomeno che, nello stesso periodo storico, aveva caratterizzato anche altri partiti di sinistra nel mondo: basti pensare al Partito Laburista di Tony Blair (anche se poi c’è stato un decisivo spostamento a sinistra grazie a Jeremy Corbyn), all’SPD tedesco, al Partito Socialista francese, al Partito Socialista spagnolo, e, naturalmente, al partito nato in Italia, con cambiamenti di nome attraverso gli anni, dopo la dissoluzione del Partito Comunista, per arrivare all’attuale Partito Democratico.

Questo è un fenomeno tipico di molte delle democrazie occidentali, ossia un mutamento dei principi fondamentali della sinistra con un avvicinamento alle classi medie accompagnato da un relativo allontanamento dalle classi lavoratrici. Un fenomeno che poteva comportare anche qualche beneficio, ma che in realtà ha favorito anche la destra, soprattutto negli anni più recenti, laddove, anche a causa della crisi economica del 2008, molti membri delle classi meno agiate hanno abbracciato partiti e personaggi della destra populista e sovranista, a partire da, per fare due esempi chiave, leader come Donald Trump e Matteo Salvini.

La questione, di nuovo, è quindi chi, tra una forza moderata come Biden ed una forza radicale di sinistra come Sanders, riuscirebbe a liberare gli USA da un personaggio pericoloso come Donald Trump, noto non solo per il suo legame con Wall Street e con l’industria delle armi, ma anche per il suo razzismo, per la sua politica anti-immigrazione e per la sua opposizione alle politiche necessarie ad affrontare il pericolo del cambiamento climatico.

Chiaramente Sanders, pur non essendo un “pericoloso comunista”, ha idee e programmi relativamente radicali su temi come, appunto, le gravi disuguaglianze che caratterizzano la società americana, la salute pubblica finanziata dallo stato, il controllo delle armi, l’accesso gratuito alle università da parte dei giovani e la politica estera.

Bisogna anche tenere presente che Sanders ha un grande sostegno, nonostante la sua avanzata età, da parte di moltissimi giovani. Questo si era già visto nella sua competizione contro Hillary Clinton nella sfida finale delle primarie democratiche nel 2016. Alla fine poi la Clinton, decisamente più a destra rispetto a Sanders, si assicurò la nomination. Ma poi – e questa è la cruciale ironia – Hillary Clinton perdette la corsa alla Casa Bianca contro Trump. Già allora, secondo non pochi analisti, Sanders avrebbe avuto più chance di sconfiggere “The Donald”.

Ora, qualora di nuovo Sanders venisse sconfitto, e questa volta da Biden, anche grazie ad una certa forma di animosità che l’establishment democratico nutre nei suoi confronti, ci sarebbe da vedere se Biden riuscirebbe a battere Trump.

Uno dei grossi pericoli è che di fronte ad un candidato così moderato come Biden, buona parte dei supporter di Sanders, tra cui, appunto, molti giovani, potrebbero reagire con l’astensione alle urne in occasione della votazione per il presidente, e questo favorirebbe proprio Trump, che il mondo dovrebbe sopportare per altri quattro anni.

E’ troppo presto per sapere quali saranno gli sviluppi nella sfida delle primarie, ma c’è solo da sperare nel meglio, ossia in una vittoria, seppur probabilmente risicata, da parte di Bernie.

 

[foto copertina by foreignpolicy.com]

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    Sede Legale: CASERTA – VIA LORENZO MARIA NERONI 11 CAP 81100