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La svolta filoisraeliana di Trump
Postato il Febbraio 20, 2017 Attilio De Alberi 0

Coerentemente con le posizioni espresse durante la sua campagna elettorale, il presidente USA Donald Trump ha confermato la sua vicinanza all’attuale politica dello stato d’Israele in occasione della visita a Washington da parte del Primo Ministro Benjamin Netanyahu, noto anche come Bibi.

Distaccandosi radicalmente dall’attitudine relativamente ostile che aveva caratterizzato l’amministrazione Obama, Trump, ha praticamente seppellito la Two State Solution, uno stato palestinese distinto da quello israeliano, dicendo che non ha importanza a che tipo di soluzione si arrivi, e chiamando in causa i cosiddetti stati arabi moderati sunniti come potenziali partners in un eventuale accordo. Al tempo stesso ha invitato Bibi a moderare la politica degli insediamenti, per amore di una qualche forma di pace, anche se non si capisce bene quale. E, naturalmente, ha accusato i palestinesi di fomentare l’odio nei confronti d’Israele.

Infine ha criticato l’accordo con l’Iran concluso da Obama, promettendo di cambiare la politica americana verso il tradizionale nemico sciita d’Israele.

Ne parla a YOUng Mark LeVine, storico radicale ebreo presso la University of California a Irvine, molto critico di quella che chiama “politica di apartheid” da parte degli israeliani, e fautore di un’altra soluzione: quella di due stati paralleli nell’ambito di una stessa entità territoriale da Mediterraneo al fiume Giordano.

La sua reazione all’incontro Trump-Bibi?

Rivela innanzitutto una profonda ignoranza da parte di Trump su quello che accade nella realtà, sul terreno.

In che senso?

E’ come se credesse che alle due parti in causa, israeliani e palestinesi, potesse piacere la stessa cosa: se fosse così si sarebbero già messi d’accordo 20 anni fa. Questo fa parte del suo tipico stato narcisista, delirante, nel quale qualsiasi detta va bene.

Nel senso che Trump s’illude di essere lui il nuovo santo protettore di una vera pace?

Sì, ignorando il fatto che non è una cosa automatica.

Comunque è palese la sua particolare simpatia verso le posizioni israeliane.

Sì, ma al tempo stesso vuole presentarsi come una specie di onesto mediatore che porterà la pace in Medio Oriente: sembra una barzelletta. Ma al tempo stesso forse questa è la cosa migliore che mai potuta avvenire per i palestinesi.

Perché?

La soluzione di due stati secondo gli accordi di Oslo alla fin fine è sempre stata una farsa, uno stratagemma che ha permesso a Israele di creare nei fatti una realtà favorevole ai propri interessi, rendendo la creazione di uno stato palestinesi impossibile.

Sta quindi dicendo che ora si sta uscendo da un’ipocrisia di fondo?

Uscire dall’ipocrisia è un primo passo. Ora sarà interessante vedere cosa potrà succedere al processo di pace trovandoci davanti a un solo stato e basta.

Qualche ipotesi?

Tanto per cominciare gli israeliani devono capire come possono andare avanti a dominare 5-6 milioni di palestinesi e al tempo stesso mantenere una parvenza di credibilità democratica.

Quale potrà essere la reazione dei palestinesi di fronte a questi nuovi sviluppi?

Non saprei, perché in realtà i palestinesi sono stati finora delle vittime perfette d’Israele. Come diceva l’ex-Primo Ministro Olmert, se i palestinesi richiedessero il passaporto israeliano ci sarebbe una situazione di apartheid. Proprio attraverso la creazione dell’Autorità Palestinese, una specie di amministrazione coloniale debole e corrotta, supportata sia dall’UE che dagli USA, Israele ha potuto continuare a fare quel che voleva.

Crede che al di là della debole posizione dell’Autorità Palestinese le masse possano ribellarsi?

Sì, esiste questa possibilità che ci sia una ribellione di base un movimento della gente comune che dica basta alle manipolazioni portate avanti dallo Stato d’Israele anche grazie alla connivenza sia dell’Autorità Palestinese che degli USA e dell’Europa. La politica di Trump potrebbe fare uscire i palestinesi dallo statto d’illusione.

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Esiste forse qualche leader radicale palestinese all’orizzonte?

Si dice che il nuovo leader di Hamas sia radicale, ma se fosse veramente così, probabilmente sarebbe già stato assassinato. Israele finisce sempre per assicurarsi leader palestinesi relativamente docili.

A questo punto la soluzione dei due stati paralleli in uno stesso territorio di cui lei è fautore potrebbe avere delle chance?

Ironicamente potremmo avvicinarci più che mai a questo sbocco. Sarebbe un’alternativa a uno stato di guerra civile permanente, perché darebbe la libertà di movimento tra due realtà statuali permettendo al tempo stesso ai palestinesi di amministrare autonomamente le proprie terre. Sotto gli accordi di Oslo questo non sarebbe potuto avvenire.

Quindi grazie alla politica di Trump gli accordi di Oslo sono morti?

Erano già morti, ora sono sepolti.

La questione di Gerusalemme come capitale d’Israele è rimasta in secondo piano nell’incontro Trump-Bibi.

Nella realtà dei fatti il controllo di Gerusalemme da parte degli israeliani è così avanzato che farla diventare capitale è ormai una questione formale. Bisogna solo vedere i tempi.

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Un altro terreno comune di accordo tra Trump e Netanyhau rimane il tentativo di smantellare l’accordo fatto da Obama con l’Iran.

Sono solo parole: checché ne dica Trump e il suo braccio destro Bannon, gli USA non potranno facilmente affondare l’accordo con l’Iran, perché avrebbero contro l’Europa, le Nazioni Unite e la Russia.

Al tempo stesso lo stesso Bibi non è in una posizione di forza visto le ricorrenti accuse di corruzione che potrebbero toglierlo fuori dalla scena politica.

La corruzione di Bibi non è una novità. L’intera classe politica israeliana è stata notoriamente corrotta fin dai tempi di Rabin. La domanda è se c’è veramente una volontà politica di far fuori Bibi. L’alternativa per giunta potrebbe essere Naftali Bennett (ndr attuale Ministro dei Servizi Religiosi) che è ancora più a destra di lui.

Nessuna chance per il Partito Laburista all’opposizione?

Nessuna: è troppo debole, come dimostrano regolarmente i sondaggi, anche perché in mano a una leadership decisamente amatoriale.

Che influenza può avere il genero ebreo di Trump Jared Kushner, ora suo consigliere per il Medio Oriente che Bibi ha tanto apprezzato pubblicamente durante la conferenza stampa alla Casa Bianca?

Non saprei: so solo che è un’idiota, un ragazzo ricco e viziato, proveniente da una famiglia tradizionalmente anti-palestinese e che è un grande supporter degli insediamenti. E’ senz’altro un ebreo ortodosso radicale di destra, anche se si presenta ai media come un liberal Sarà interessante vedere come reagirà la l’intelligence di Washington al suo delicato incarico.

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    Sede Legale: CASERTA – VIA LORENZO MARIA NERONI 11 CAP 81100