Per non dimenticare la Grecia

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30/10/2015 Attilio De Alberi 915

Per molti mesi la Grecia e il suo corpo a corpo quasi giornaliero con l’Europa neo-liberale dell’austerity egemonizzata dai diktat di Herr Schauble, l’arcigno Ministro delle Finanze tedesco, a volte un po’ troppo rigido per la stessa Frau Merkel, è stata al centro delle news. Poi c’è stata la resa del piccolo Davide al Golia della Troika, Varoufakis dopo i suoi tanti e spesso brillanti interventi estemporanei se n’è andato via, e Tsipras ha vinto di nuovo le elezioni, pur avendo accettato i dettami di un Terzo Memorandum, un pacchetto che tradisce in buona parte le aspettative di libertà del popolo greco.Tutto finito? Tutto andato in malora? Non esattamente.

La settimana scorsa ci sono stati due eventi, forse passati inosservati ai più, ma ai quali vale la pena di dare un certo rilievo.

Innanzitutto, il “traditore” Tsipras, da certi nostri massimalisti pentastellati addirittura descritto come il “Renzi greco” (sic), ha finalmente mantenuto una delle sue più importanti promesse: far votare una legge in parlamento per la regolamentazione delle emittenti televisive private, tradizionalmente in mano a un gruppo ristretto di oligarchi.

Una richiesta di trasparenza, ma anche di “vile” denaro, visto che da 25 anni televisioni e radio private avevano solo pagato una tassa simbolica per le loro licenze. L’iniziativa è anche volta a rafforzare la ERT, equivalente della nostra RAI – che a un certo punto venne addirittura chiusa dalla precedente coalizione di centro-destra per poi essere riaperta dal governo Syriza.

L’iniziativa dovrebbe anche porre fine al balletto di opache collusioni tra gli oligarchi e il governo. E’ forse un caso che tutte le televisioni e radio private si lanciarono in una feroce campagna contro l’OXI, il NO nel referendum di luglio contro il ricatto della Troika? Una campagna sistematica accompagnata dalla diffusioni di video falsi volti a creare panico tra la popolazione stretta dai controlli bancari imposti dall’Europa.

L’altra news è la visita del presidente francese Hollande a Tsipras, annunciata il giorno dopo la vittoria elettorale di settembre. Notare: la prima di un capo di stato europeo dopo l’arrivo al potere di Syriza.

Certi maliziosi osservatori affermano che questo viaggio è da spiegare come un tentativo di appeasement da parte del leader socialista nei confronti di una sinistra interna (giustamente) delusa dalla sua relativa inanità vìs-à-vìs l’arroganza troikesca. Può darsi. E forse allora il nostro gran viaggiatore Renzi invece di andare a farsi fotografare al Machu Picchu dovrebbe fare anche un salto al Partenone, e magari questa volta fare qualcosina in più. Oltre a regalare una cravatta a Tsipras.

Due sono i punti chiave sui quali Hollande ha mostrato il suo appoggio concreto al Primo Ministro greco: una maggiore tolleranza verso i cittadini indebitati verso le banche, molti dei quali rischiano di perdere la casa, e la riduzione o alleggerimento del debito greco. Mentre Tsipras ha ribadito la sua richiesta che la valutazione dei “progressi” fatti dal suo paese vengano valutati democraticamente nella sede del Parlamento Europeo, Hollande ha lanciato un messaggio volto a interrompere la quarantena imposta alla Grecia, colpevole principalmente di aver indicato una via diversa da quella dell’Europa delle banche, e accettata più o meno passivamente da tanti altri suoi colleghi nel continente.

Insomma, pur avendo obtorto collo accettato il diktat-ricatto europeo e scelto un più realistico basso profilo, Tsipras pian piano si sta rafforzando ed è meno solo.

Intanto, mentre dal Portogallo giungono incoraggianti notizie di un possibile governo di sinistra che comprende anche Bloco de Esquerda e i comunisti (assai diversi dagli obsoleti compagni greci ancora fermi ai tempi di Stalin), e in attesa di una risalita di Podemos in Spagna, dal suo blog, Yanis Varoufakis, al quale continua ad andare la nostra ammirazione più per l’acume intellettuale che per la praticità politica, promette come regalo di Natale la creazione di un movimento paneuropeo per una vera democrazia, visto che, sotto molti aspetti, nel nostro continente codesta sembra essere una specie in via di estinzione. Italia compresa.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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