No al Decreto Sicurezza, no al razzismo di Stato, no alla repressione di Stato

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27/11/2018 Giulio Chinappi

In queste ore sta per essere approvato alla Camera – con l’utilizzo dell’ormai abusato strumento della fiducia – il Decreto Sicurezza, fortemente voluto dalla Lega del vicepremier Matteo Salvini, che l’ha imposto all’alleato grillino come condizione irrinunciabile per continuare a tenere in piedi il governo Conte.

Il Decreto “SICUREZZA” contiene, al proprio interno, un insieme di politiche razziste e repressive, che hanno lo scopo di colpire prima il solito capro espiatorio costituito dagli immigrati, e poi chi protesta, stranieri o italiani senza differenza alcuna.

Per quanto riguarda gli immigrati, vengono limitati i permessi per motivi umanitari, concessi finora in caso di emergenza umanitaria, a stranieri che ne abbiano fatto richiesta, aumentando così le espulsioni per quanti hanno chiesto – o chiederanno – l’asilo politico, ed aumentando la discrezionalità nella loro concessione. Inoltre, è previsto l’aumento delle tipologie di reato che, dopo una condanna in primo grado, porteranno all’espulsione immediata. Così facendo, si cancella il principio di non colpevolezza fino al terzo grado di giudizio, sancito dalla Carta costituzionale. Ma non basta: infatti è previsto il raddoppio del tempo di permanenza nei centri per il rimpatrio fino a 180 giorni. Insomma, una sorta di carcere senza reato.

Il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) diventerà Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati. I richiedenti asilo già ospitati nelle strutture potranno rimanere in accoglienza fino alla scadenza del progetto.

Oltretutto, tra le mille contraddizioni presenti all’interno del testo del Decreto, ve n’è una che scopre il velo sulle vere intenzioni dei leghisti: da un lato, si tagliano i fondi per l’accoglienza ed i servizi agli immigrati, costringendo alla chiusura centinaia di corsi di lingua italiana per stranieri; dall’altro, si richiede la conoscenza della lingua italiana come requisito necessario per ottenere la cittadinanza. Appare dunque chiaro come il progetto sotteso sia quello di rendere quasi impossibile l’acquisizione della cittadinanza italiana per un immigrato, aumentando – per mezzo delle limitazioni precedentemente esposte – anche il numero di irregolari presenti sul territorio.

Vogliamo poi ricordare ai nostri concittadini che, dopo gli immigrati, toccherà prima o poi anche agli italiani che non sono del nord subire le angherie dell’attuale ministro degli Interni. D’altronde, il rapporto dei leghisti con chi non è padano è una storia fatta di insulti, allusioni, volgarità gratuite e vecchi pregiudizi, che non possono essere certamente cancellati da qualche mese di recita di stampo nazionalista.

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Il decreto “Sicurezza”, del resto, non dimentica nemmeno i cittadini italiani o stranieri che lottano per i propri diritti, e infatti prevede un inasprimento delle pene e delle sanzioni in caso di blocchi stradali e ferroviari, o occupazione di case, terreni, fabbriche e posti di lavoro. Il decreto, con l’art. 23, reintroduce il reato di blocco stradale (compresa l’ostruzione o l’ingombro dei binari), oggi sanzionato solo con una semplice multa. Tale reato sarà punibile con pene da uno a sei anni di carcere, più una multa da 206 fino a 2.064 €. Con l’art. 30, invece, sanziona l’occupazione di case, aziende, terreni con una pena di reclusione da uno a tre anni e con una multa da 103 a 1.032 €.

Il decreto estende anche l’uso del cosiddetto Taser (la pistola a impulsi elettrici) anche ai vigili urbani nella città superiori ai 100.000 abitanti. L’obiettivo è chiaro: limitare e colpire le manifestazioni, i cortei e i presidi a fronte di un conflitto sociale che inizia a riprendere a crescere, dopo un periodo di stanca. Ed è per questo che chi ha in questi anni imposto austerità, tagli alla spesa pubblica, precarietà nel lavoro e nel reddito – e la Lega l’ha fatto governando con Berlusconi – si vuole attrezzare per contrastare i conflitti sociali e le rivendicazioni con l’unica arma che gli rimane: la repressione. Ma i leghisti e grillini stiano pure tranquilli: gli incubi dei lavoratori sono ben altri, e si chiamano assenza di sicurezza di reddito, di welfare, di lavoro e sul lavoro.

A quanti non si riconoscono nel modello di società gialloverde, ribadiamo che occorre ristabilire le regole di convivenza democratica nel Paese, ed è per questo che è necessario cancellare il decreto oscurantista che maschera politiche razziste e repressive con le vesti della sicurezza. Sul diritto dei lavoratori e dei cittadini di manifestare, protestare e lottare per rivendicare i propri diritti si misura la democrazia e il livello di libertà del Paese! E quindi non un passo indietro. Ci vediamo nelle piazze, che sapranno riempirsi di lavoratori ma anche dei tanti stranieri residenti in Italia che sentiamo ormai come nostri fratelli.

Comunicato stampa del Partito della Rifondazione Comunista – Circolo “Enzo Simeone” di Formia

di GIULIO CHINAPPI

L'AUTORE
Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato in "Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale" all'Università "La Sapienza" di Roma, e successivamente in "Scienze della Popolazione e dello Sviluppo" presso l'Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate online. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, "Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam", Paese nel quale risiede tuttora.

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