Il reddito di cittadinanza e la bufera sulla pagina Facebook dell’INPS

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18/04/2019 Emiliano Rubbi

Quando uscì la notizia del reddito di cittadinanza, ci furono alcuni di noi che, nonostante i proclami trionfalistici di Di Maio che affermava di aver “abolito la povertà”, cercarono di far notare che i soldi per distribuire 780€ a tutti quelli che ne avrebbero fatto richiesta (i famosi 6 milioni di poveri), semplicemente, non c’erano.
Neanche lontanamente.

Oggi, moltissimi di quei poveri, vanno sulla pagina Facebook dell’INPS a lamentarsi di aver ricevuto 40, 70, 100€, non i 780€ che gli erano stati promessi.
È un campionario di disperazione vastissimo: si va dalla madre single con due figli e senza un lavoro alla quale sono stati consegnati 40€, fino a quello che scrive di aver lavorato in nero per una vita e di non aver diritto a nulla.
E tutti sono delusi, si sentono traditi, perché avevano creduto alle promesse che gli erano state fatte.

Poi c’è quello che denuncia il fatto che lui, disoccupato senza diritto al rdc, non riesce a trovare un lavoro, visto che le aziende, per via degli sgravi fiscali promessi, ormai assumono soltanto chi percepisce il reddito di cittadinanza.

Quello che si legge, scorrendo i commenti di quel post, è un affresco misto di miseria e ignoranza, di scarsa scolarizzazione e di illusioni populiste che si sono scontrate a 100 all’ora contro il muro della realtà.
È uno dei contenuti più tristi che mi sia mai capitato di leggere da quando sono qui sopra.

E in tutto questo, il social manager di Inps per la famiglia, si diverte a bastonare molte di queste persone con il piglio del castigamatti.
C’è chi si sbellica dalle risate, c’è anche una folla di perfetti cretini che affolla Facebook con gli screenshot dei commenti dei “delusi” commentando “godo” o “adesso non vi sembrano più tanto male gli 80€ di Renzi, eh?”.

Ecco, sotto quel post c’è tutta la politica di oggi.
Ci sono i poveracci, presi in giro dalle sirene populiste che gli avevano promesso un riscatto sociale, e ci sono gli altri, quelli della “ex sinistra”, che li perculano, che ridono di loro, della loro ingenuità e dell’italiano stentato con cui si esprimono, che gioiscono perché, in fondo, quelli sono solo degli ignoranti, sono degli stupidi che “se la sono meritata”.
Un ammasso di fighetti ottusi senza un briciolo di empatia residua, degli imbecilli che tifano contro “il popolino” che ormai vota altro, visto che la ex sinistra non si occupa più di loro da tempo.

Ma non fa ridere. Non c’è niente da ridere.
E voi che ne ridete siete il fallimento di ogni ideale di uguaglianza e solidarietà.
Siete il ricco che osserva il poveraccio goffo e sporco che ha cercato un riscatto sociale, e ora che questo è stato ricacciato nel fango a calci nel culo, può finalmente ridere di lui e delle sue stupide illusioni.

Siete la prima causa di quello che sostenete di voler combattere.

L'AUTORE
Sono principalmente un produttore discografico, ma anche uno sceneggiatore e una persona interessata alle dinamiche sociali. Parlare di musica di solito mi annoia, quella preferisco farla e ascoltarla, quindi parlo di altro, ma sempre dal mio parzialissimo punto di vista

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