Erdogan e l’Italia: quali sono i rapporti e perchè potrebbero essere a rischio

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02/08/2016 Mattia Cataldo 2763

Recep Erdogan, presidente della Turchia, è sicuramente uno dei capi di Stato che ha avuto un’importanza mediatica maggiore negli ultimi tempi. Il colpo di Stato che i militari avevano tentato ai suoi danni, si è rivelato un flop e la furia del leader turco si è riversata sugli oppositori: sono oltre 60000 le persone sospese, licenziate e arrestate, senza contare i morti tra i militari accusati del tentato golpe. Il presidente turco, in un’intervista a RaiNews24, ha parlato dell’attacco nei suoi confronti e del figlio Bilal, ponendo alcuni interrogativi e mettendo in dubbio i rapporti con l’Italia.

IL GOLPE E LE CRITICHE – Nella sua intervista a RaiNews24 Erdogan ne ha per tutti: le principali critiche sono rivolte sia all’Occidente che “dopo alcune dichiarazioni sembra che sia dalla parte del golpe”, sia a Gulen in quanto “la sua rete è simile alla loggia P2 italiana ed è un’entità criminale che si definisce religiosa”. Le accuse non riguardano solo gli oppositori ma anche la Mogherini che “va subito a Parigi quando muoiono 5-6 persone, mentre in Turchia è in corso un golpe contro la democrazia e non è venuto nessuno in visita”. Rincara poi la dose quando, parlando sempre dell’alto rappresentante UE, ha dichiarato: “C’è stato un golpe contro la democrazia che ha fatto 238 martiri e nessuno è venuto qui. Se venisse bombardato il Parlamento italiano che cosa succederebbe?”. Su queste ultime dichiarazioni, non si è fatta attendere la risposta di Bruxelles che ha difeso l’italiana: “L’Alto rappresentante Mogherini ha chiaramente condannato il tentato colpo di Stato. Ha espresso il sostegno per le istituzioni democratiche legittime in Turchia, indicando in particolare il Parlamento. E’ rimasta in contatto con le autorità turche, inclusa la sua conversazione col ministro degli Esteri Cavusoglu”.

BILAL ERDOGAN E L’ITALIA – In merito invece alla vicenda di Bilal Erdogan, figlio dell’attuale premier turco, accusato di riciclaggio in Italia da un oppositore politico del padre a seguito del suo trasferimento a Bologna nell’autunno del 2015, per un dottorato alla Johns Hopkins University, le posizioni del presidente turco sono chiare: secondo il padre, Bilal “non può tornare in Italia perchè potrebbe essere arrestato in quanto c’è un’inchiesta su di lui a Bologna”. Recep Erdogan ha poi sottolineato come “Questa vicenda potrebbe mettere in difficoltà le nostre relazioni con l’Italia, che dovrebbe occuparsi della mafia, non di mio figlio”. Parole pesanti quelle del leader turco che mettono a rischio i rapporti (diplomatici e commerciali) con lo Stato italiano.

I RAPPORTI CON IL BELPAESE – Il rapporto commerciale con l’Italia riguarda sia le esportazioni, sia le importazioni. Dopo la Germania, l’Italia rappresenta il secondo Paese fornitore della Turchia e il valore del Made in Italy vale 9.889 milioni di dollari. Secondo i dati di Confartigianato, i prodotti maggiormente esportati dalle imprese italiane sul mercato turco sono macchinari ed apparecchi che nei primi cinque mesi del 2016 rappresentano il 27,1% dell’export totale, seguito da mezzi di trasporto con il 15,4%. Seguono sostanze e prodotti chimici con il 10,3 %, metalli di base e prodotti in metallo con il 9,5%, prodotti tessili e dell’abbigliamento, pelli e accessori con il 7,3% e apparecchi elettrici con il 5,8%. Nonostante questo, c’è stato un calo dell’export dell’1,0% dovuto molto probabilmente alla svalutazione della lira turca che, dal 1 gennaio al 20 luglio, si è deprezzata del 13,5% rispetto all’Euro. Per quanto riguarda le Regioni italiane esposte sul mercato turco, resta al primo posto il Piemonte (1,48%), segue il Friuli-Venezia Giulia con l’1,00%, l’Emilia-Romagna con lo 0,83%, la Lombardia con lo 0,80% e il Veneto con lo 0,72%. I valori annualizzati, però, mostrano una perdita del 7% rispetto al massimo registrato nel 2011. Al netto dei dati, che mettono in risalto un rapporto commerciale importante tra i due Paesi, le parole di Erdogan pesano come un macigno e sicuramente saranno oggetto di discussione nei prossimi incontri tra gli Stati europei.

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