Cuba: iniziato il processo per approvare la nuova costituzione

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01/09/2018 Giulio Chinappi 1520

Redatta nel 1976, e modificata parzialmente nel 1992 e nel 2002, la Costituzione della Repubblica di Cuba verrà riscritta dopo oltre quarant’anni, come oramai annunciato ufficialmente dalle istituzioni politiche dell’isola. Dopo l’elezione di Miguel Díaz-Canel alla presidenza, dunque, prosegue il cammino della rivoluzione socialista per il passaggio di consegne alla nuova generazione post-guerrigliera.

I LAVORI DELLA COMMISSIONE COSTITUENTE

Lo scorso 2 giugno, il parlamento cubano (Asamblea Nacional del Poder Popular de Cuba) ha dato il via al processo che porterà alla formulazione della nuova Costituzione, secondo il processo denominato di “attualizzazione del socialismo”. I deputati hanno approvato la formazione di una commissione incaricata di redigere la futura legge fondamentale cubana, che però non potrà entrare in vigore prima di essere approvata attraverso un referendum popolare.

A capo del gruppo di lavoro, composto da trentatré membri, è stato posto l’ormai ex presidente Raúl Castro Ruz, che ancora ricopre il ruolo di segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista, e che ha così adempiuto al suo ultimo incarico di politica attiva, prima di lasciare definitivamente il testimone alla nuova generazione di dirigenti cubani, assicurando dunque un ricambio progressivo e non doloroso.

Il presidente Miguel Díaz-Canel, dal canto suo, ci ha tenuto subito a precisare che la nuova Costituzione manterrà inalterati i principi umanitari e di giustizia sociale che hanno caratterizzato l’isola sin dalla rivoluzione guidata da Fidel Castro, confermata nel 2002 da un referendum popolare che ha sancito l’irrevocabilità del sistema socialista nella più grande delle isole caraibiche.

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Nei giorni successivi, la commissione guidata da Raúl Castro ha dato inizio ai propri lavori sul progetto di nuova Costituzione. I trentatré membri si sono concentrati nella considerazione dei processi di trasformazione che l’isola sta vivendo negli ultimi anni, con l’obiettivo di attualizzare il modello socio-economico e di sancire la rinnovata importanza di Cuba nel contesto internazionale. Il deputato José Luis Toledo era stato allora il primo a presentare una proposta concreta, affermando la necessità di eliminare l’accumulo di cariche politiche da parte degli stessi individui anche a livello locale, riforma che era tra l’altro già stata messa in pratica in forma sperimentale nelle province di Artemisa e Mayabeque. Un’altra proposta ha riguardato invece il limite di mandati per le principali cariche politiche del Paese, probabilmente da limitare a due quinquenni consecutivi, mentre tra i punti redatti dalla commissione si parla anche una riduzione dei membri dell’Asamblea Nacional, attualmente 605 per un Paese che conta meno di dodici milioni di abitanti.

Tra le altre novità proposte, troviamo l’ammissione della doppia cittadinanza, visto che le leggi attuali obbligano i cittadini dotati di doppio passaporto a sceglierne solamente una tra quella cubana e quella straniera. Infine, nell’ambito dei diritti civili, la nuova Costituzione avrà la possibilità aprire le porte ai diritti della comunità LGBT, causa promossa soprattutto da Mariela Castro Espín, la figlia di Raúl, che attualmente ricopre l’incarico di presidentessa del Centro Nazionale di Educazione Sessuale di Cuba (Cenesex). Mariela ha infatti promosso la modifica dell’articolo costituzionale che attualmente definisce il matrimonio come un’unione tra uomo e donna, aprendo dunque le porte alle unioni tra persone dello stesso sesso, in un contesto nel quale ad oggi nessun Paese dell’America centrale e caraibica ammette il matrimonio omosessuale. Come specificato dalla stessa Mariela Castro, la nuova Costituzione dovrebbe eliminare questa definizione restrittiva di matrimonio per aprire la strada ad un processo legislativo che poi approvi il “matrimonio para todos”, possibilmente tramite l’appoggio di un referendum popolare: “La Costituzione – ha dichiarato – apre il cammino affinché sia il popolo a decidere. E se il popolo si prepara, si informa e se gli si fornisce abbastanza informazione, riusciremo a prendere la decisione più rivoluzionaria e giusta, che contempli i diritti di tutte le persone”.

A livello economico, sono state previste alcune concessioni alla piccola proprietà privata, con l’ampliamento dei settori nei quali è possibile l’attività cooperativa (attualmente limitata all’ambito agricolo) e l’apertura ad un maggior numero di piccole imprese. Ad ogni modo, ed al contrario di quanto sbandierato da gran parte della stampa occidentale, come anticipato dai discorsi di Raúl Castro e di Miguel Díaz-Canel, la riforma non intaccherà il carattere socialista dell’isola, né andrà a mettere a repentaglio il ruolo egemone svolto dal Partito Comunista di Cuba (Partido Comunista de Cuba – PCC), visto che si ribadisce il primato dell’economia pianificata e della proprietà socialista dei mezzi di produzione da parte del popolo, con l’obiettivo di costruire una società “giusta, sovrana, socialista, democratica, prosperosa e sostenibile”. Nella costituzione proposta, inoltre, si sottolinea il diveto della “concentrazione della proprietà nelle mani di individui o di entità non statali, al fine di preservare limiti che siano compatibili con i valori socialisti di equità e di giustizia sociale”.

La nuova legge fondamentale proposta è composta da 224 articoli, suddivisi in undici titoli, ventiquattro capitoli e sedici sezioni.

LE PROSSIME TAPPE PER L’APPROVAZIONE DELLA COSTITUZIONE

Nonostante la decennale propaganda anticubana, che descrive quello de L’Avana come uno dei peggiori governi dittatoriali e repressivi del mondo, l’isola caraibica si conferma anche questa volta come esempio di democrazia. Approvata dagli organi nazionali e di partito, la nuova costituzione proposta dovrà infatti passare attraverso un lungo processo prima di entrare effettivamente in vigore.

Dallo scorso 13 agosto, per cominciare, ha avuto inizio la fase della consultazione popolare, che prevede una serie di incontri e dibattiti nelle piazze, strade, luoghi di lavoro e scuole del Paese. Fino al 13 novembre, verranno organizzati in tutto 135.000 incontri, nei quali i cittadini potranno esprimere le proprie opinioni e suggerire cambiamenti. Verranno inoltre messe all’opera modalità per la partecipazione al processo di dibattito da parte dei cubani residenti all’estero.

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In una seconda fase, tutte le proposte verranno poi prese in considerazione dal Centro degli Studi socio-politici. Le proposte effettuate saranno suddivise in diverse tipoligie: modifiche, aggiunte, eliminazioni, chiaraficazioni. Una volta messe in ordine, verranno poi trasmesse alla Commissione costituente, e prese in considerazione per apportare modifiche effettive al testo costituzionale. Il testo emendato verrà poi sottoposto al voto dell’Assemblea Nazionale, il parlamento del Paese.

Una volta approvato il testo emendato della nuova costituzione, il Consiglio di Stato convocherà un referendum popolare per approvare o respingere il testo. In caso di approvazione, questo verrà proclamato ufficialmente come nuova costituzione della Repubblica di Cuba, ed entrerà in vigore verosimilmente all’inizio del 2020.

Tenendo in considerazione la complessità di questo processo costituente, appare chiaro come solamente una mente prevenuta possa considerare Cuba come un Paese antidemocratico. Certamente, l’isola non risponde ai criteri della democrazia borghese occidentale, quella a cui siamo abituati, che dietro al dito del multipartitismo nasconde la sua fondamentale assenza di alternative. L’analista politico cubano Iroel Sánchez ha invece sottolineato come il processo costituente abbia come fine quello di non produrre perdenti nella società, ma piuttosto di estendere nuovi diritti emersi attraverso la trasformazione della società, senza però intaccare quelli faticosamente conquistati dall’epopea della rivoluzione cubana.

Infine, ci teniamo ancora una volta a smentire coloro che – per cattiva fede o ignoranza – hanno affermato che la nuova costituzione sarebbe volta a catapultare Cuba nel mondo capitalista, abbandonando ogni forma di socialismo: basta scaricare il documento ufficiale della nuova costituzione proposta (cliccando qui) e utilizzare la funzione “cerca” per verificare che il termine “socialismo” compare con trentasei occorrenze e quello “socialista” con ventiquattro, in un totale di trentadue pagine.

CLICCA QUI PER SCARICARE IL DOCUMENTO UFFICIALE DELLA NUOVA COSTITUZIONE CUBANA

di GIULIO CHINAPPI

L'AUTORE
Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università "La Sapienza" di Roma, nell'indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l'Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, "Educazione e socializzzione dei bambini in Vietnam".

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